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Enrico Mario Lazzarin - nuvole PDF Stampa E-mail
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Scritto da Super Amministratore   
Venerdì 22 Luglio 2011 15:05

 

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Borgata Madonna della Rovere, 4  -  10020 Riva Presso Chieri - Torino - Italy
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NUVOLE

di Enrico Mario Lazzarin
Cascina Macondo - Scritturalia, domenica 12 febbraio 2006




Erano proprio tanti e tanti secoli che Naso Felice il mese di febbraio si fermava sopra la pianura per riposare un paio di settimane. Riposandosi Naso Felice vedeva passare altre Nuvole che conosceva; alcune salutavano frettolose, altre si fermavano a parlare del più e del meno, dei figli, dei prezzi rincarati dei mercati “CHE NON SONO PIU QUELLI DI UNA VOLTA”, si finiva sempre la conversazione parlando del tempo che farà. “Domani, chissà se piove?”
Le Nuvole hanno strade perfette che percorrono da miliardi di anni; Naso Felice era figlio di Lara Lentezza e Occhi Intorno, due Nuvole che erano portatrici di neve. Fiocchi grandi, piccoli cristalli che scendevano puntuali a coprire tutto e a rendere la Pianura così bianca e magica come solo la neve sa fare e mutavano gli odori, i suoni, i sogni degli ippocastani e dei pittori e alcune volte gli orologi dei campanili si fermavano per guardare scendere la neve, non facevano più i misuratori del tempo, anche le campane emettevano suoni alquanto insoliti, ma sempre melodiosi, che a volte sembravano corde di chitarre.
Naso Felice sapeva bene quello che doveva fare. I suoi genitori gli avevano impartito una perfetta educazione da NUVOLA-NEVE e Naso Felice non li avrebbe mai delusi. Era puntuale come la mamma Lara Lentezza e rapido come il padre Occhi Intorno a far scendere la neve su tutta la Pianura . Il fatto era che la Pianura ogni giorno cambiava, si trasformava, le città diventavano sempre più grandi con tangenziali nelle tangenziali dentro raccordi circolari sormontate da ferrovie ultraveloci da linee dell’alta tensione che creano tensioni, da antenne delle antenne circondate da antenne per ricevere la pubblicità del detersivo che ammorbidisce il bucato e il palato e contemporaneamente profuma l’alito e il water. Sopra tutto il cemento, a volte armato a volte no. A seconda se si trattava di una rapina in banca o in una tabaccheria o farmacia-panetteria; a coprire la terra a soffocare erba e grilli rane e orbettini pulcini, tigli, tinche, castagni, lucertole e scoiattoli, il cemento si allargava come una macchia di KEROSENE capannone per capannone, ipermercato per ipermercato, parcheggio per parcheggio con la sua puzza tremenda.
Naso Felice aveva provato a darsi risposte. Ma non capiva perché vi erano uomini che possedevano palazzi in città e ville in collina, seconde case al mare e in montagna, e altri che dormivano sotto un cartone vicino alla stazione.
La Pianura era molto depressa, non faceva che piangere e non si lavava più…
Naso Felice si mise al lavoro e per due giorni nevicò da Torino a Trieste, tutta la Pianura Padana era coperta dalla neve. La Bresso, Castellani e Chiamparino sorridevano soddisfatti, le Olimpiadi erano salve. Naso Felice, per rilassarsi un po’, decise di guardare la televisione, erano giorni e giorni che un nano senza gobba e con i tacchi molto alti, pelato e troppo impomatato, continuava  a ripetere “ci vuole rispetto per le regole della democrazia….”
Naso Felice allora cambiò canale, ma ancora trovò il nano impomatato che urlava “Io ho rispettato il programma…”
Decise di accendere la radio, vi erano le previsioni del meteo, una trasmissione che lo faceva sempre ridere a crepapelle, ma, sorpresa... anche li il nano diceva che le previsioni meteo da lui fatte erano state rispettate.
Naso Felice sospirò guardando il sole che stava andando a letto portandosi da leggere un libro, Poesia Haiku di Fabrizio Virgili, sospirò ancora e disse:
“LA PIANURA. DOVETE RISPETTARE LA PIANURA CHE STA MORENDO.”

 
 

 

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 LA FORESTERIA "TIZIANO TERZANI" DI CASCINA MACONDO

IL SALONE "GIBRAN" DI CASCINA MACONDO

GLI SPAZI INTERNI DELLA CASCINA

GLI SPAZI ESTERNI DELLA CASCINA

 

 

Il nome "Macondo" che abbiamo dato alla nostra Cascina nel 1992
proviene dal libro "Cent'anni di solitudine" di Gabriel Garcia Marquez

" Macondo era allora un villaggio di venti case di argilla e di canna selvatica costruito sulla riva di un fiume dalle acque diafane che rovinavano per un letto di pietre levigate, bianche ed enormi come uova preistoriche.  Il mondo era così  recente, che molte cose erano prive di nome, e per citarle bisognava indicarle col dito. Tutti gli anni verso il mese di marzo,  una famiglia di zingari cenciosi piantava la tenda vicino al villaggio, e con grande frastuono di zufoli e tamburi faceva conoscere le nuove invenzioni. Prima portarono la calamita. Uno zingaro corpulento, con barba arruffata e mani di passero, che si presentò col nome di Melquìades, diede una truculenta manifestazione pubblica di quella che egli stesso chiamava l'ottava meraviglia dei savi alchimisti della Macedonia.  Andò di casa in casa trascinando due lingotti metallici, e tutti sbigottirono vedendo che i paioli, le padelle, le molle del focolare e i treppiedi cadevano dal loro posto,   e i legni scricchiolavano per la disperazione dei chiodi e delle viti che cercavano di schiavarsi,  e perfino gli oggetti
perduti da molto tempo comparivano dove pur erano stati lungamente cercati,  e si trascinavano in turbolenta sbrancata dietro ai ferri magici di Melquìades…"

 

Si ringrazia Gabriel Garcia Marquez per aver scritto e regalato agli uomini un così grande libro. A lui la nostra gratitudine e il nostro affetto.
 
 
 
 

 

 

Ultimo aggiornamento ( Lunedì 01 Agosto 2011 08:47 )
 

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