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Carmen Bonino - politicamente scorrettissimo PDF Stampa E-mail
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Scritto da Super Amministratore   
Venerdì 22 Luglio 2011 14:34

 

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Affresco romano "Donna con stilo e libro" (detta Saffo)
Pompei, 50 dopo Cristo. (Napoli-Museo Archeologico Nazionale)

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POLITICAMENTE SCORRETTISSIMO

di Carmen Bonino
Cascina Macondo - Scritturalia, domenica 12 febbraio 2006




Il sole alto e già caldo alle otto di mattina di quel sabato 2 giugno mi era parso un buon auspicio, un buon segno per avviare la mia nuova fase di vita.
Mi chiamo Mario, Mario per gli amici (tanto non ne ho...), Mario per tutti…
La sfiga si vede dal mattino, non solo il mio è un nome qualunque, è un nome che non si presta a modifiche, le modifiche semmai lo peggiorano: Mariolino, Mariotto, Marione.
Anche la mia vita è così: una vita qualunque.
Già da bambino si capiva, tutti portavano i blue jeans e le felpe... mia madre si ostinava a farmi portare i calzoncini corti, scozzesi, e i mocassini, anche con 10 gradi sotto zero, gli altri portavano i capelli lunghi, io la riga a sinistra e la banana... fino a 14 anni, gli altri giocavano a calcio, a pallacanestro, i più sfigati andavano a nuoto: mio padre mi iscrisse al torneo di bocce del CRAL.
Naturalmente a 18 anni fui ragioniere, 36/60, zio Franco mi trovò il “posto” da un suo amico commercialista: paga minima e 10 ore al giorno, straordinari non pagati.
Mia madre: “Ringrazia il cielo! Ti tengono il posto mentre fai il militare!”
Mio padre: “Travaja e lassa perde le fumne... fa nen el fol e marjite!”
Io mi domandavo come potessi sposarmi se dovevo lasciar perdere le donne… ma poi andavo oltre perchè tanto erano le donne che lasciavano perdere me.
A 40 anni continuavo a fare il ragazzo di studio presso il medesimo commercialista, l’amico di mio zio, paga minima, straordinari non pagati.
La sera tornavo a casa, col tram, la patente l’avevo presa, ma la Punto usciva dal garage solo la domenica per accompagnare mamma e papà dai parenti, meglio così, tanto non avrei saputo dove andare.
La mia sola evasione, dopo il telegiornale, quello della rete 4, con il conduttore che piaceva tanto alla mamma, era chiudermi nella mia cameretta, la stessa da quando la morte del nonno sancì il mio trasferimento dal divano in tinello, là, finalmente, potevo leggere per ore e con la mente viaggiare e vivere avventure, incontrare donne meravigliose, abitare in case con piscina, guidare bolidi fiammanti, essere personaggi di successo, commettere omicidi che mi rendevano potente, farla franca, scoprire medicine che mi facevano vincere il premio Nobel, essere una spia internazionale che giocava le sorti del mondo… avere finalmente una vita, una vita da raccontarmi.
Scoprii che raccontarmi la mia vita mi piaceva e provai a scriverla, per anni ho riempito fogli (quelli della fotocopiatrice dello studio!), rubarli era una trasgressione che aggiungeva estro e mi riempiva di gioia e rendeva più efficace e creativa la mia attività, così pure la voce di mia madre che a mezzanotte bussava cercando inutilmente di forzare la porta chiusa a chiave.
“Spegni la luce!... cosa avrai da fare sempre chiuso lì dentro!?”
“Ho del lavoro da finire che mi sono portato a casa, mamma”
“Ah… ma spegni la luce grande... che consuma!”
Infine la svolta: un trafiletto sul giornale diceva “CONCORSO PER SCRITTORI INEDITI”.
Partecipai e vinsi, e il premio consisteva nella pubblicazione.
Il libro ebbe un discreto successo di vendita, arrivò un contratto, tutto via internet, l’anonimato consentì alla mia vita di proseguire uguale a sempre, solo che adesso il racconto delle mie vite era condiviso da chi mi leggeva.
Quella domenica di aprile non potevo immaginare, mentre accompagnavo papà e mamma con la Punto dai parenti, che quel TIR sulla tangenziale ci stesse aspettando: era così. Le ultime parole della mamma furono:”va pian che consuma!”
L’air bag mi ha salvato la vita, quella di mamma e papà no: l’air bag passeggero era un optional troppo caro...
Il funerale fu una cosa semplice… quello di prima classe costava troppo…
Tornai a casa dopo il funerale con una strana sensazione nuova: per la prima volta solo, nella mia Smart nuova fiammante!
Quasi mi mancava la voce di papà che mi diceva quando cambiare le marce!
E ora… eccomi qui, in questa casetta in campagna che ho appena acquistato.
Aveva ragione la mamma a risparmiare su tutto: in banca c’era quasi un miliardo in buoni del tesoro.
La casa è un po’ fuori mano, non completamente isolata, ma tranquilla; dalla finestra vedo il mio vicino, che pota le rose… mi ha guardato in cagnesco mentre il furgone con le mie poche cose stazionava nel vialetto... l’ho avvicinato per presentarmi: “Mario Bianchi,... abbia pazienza, ma sa… i traslochi… i lavori…”
“Beh... - ha grugnito lui - ...speriamo che finisca presto…” e senza aggiungere altro è tornato alle sue rose.
L’altra vicina è la signora Pina, me l’ha presentata l’agente dell’agenzia immobiliare: “Potrebbe aiutarla con i lavori di casa....”
È un donnone sui 50, con braccia e gambe da calciatore e un portamento da Erinni... si è praticamente assunta da sola, e mi ha già detto naturalmente che non pulisce il bagno e che non sopporta il fumo!
Poco male, non ho mai fumato, nemmeno di nascosto... anche la mamma non sopportava il fumo... e poi che fa… finalmente ho quello che ho sempre sognato: un posto tranquillo, un computer, i libri, tanti, non credevo fossero così tanti: il furgone ha dovuto fare due viaggi: uno per i pochi mobili e uno solo per i libri.
La sedia a dondolo è al suo posto, sotto la finestra… troppa luce e poi il vicino, canta mentre fa giardinaggio… mi distrae… proviamo vicino al camino… ecco sì… Stephen King, “Il gioco di Gerald” driiiiinnn driiiiiiiinnn driiiiiinn. Chi può essere?
Mi alzo dal dondolo e corro verso la porta, vengo travolto dalla signora Pina.
“Era aperto, sono entrata, sono venuta a vedere se tutto è a posto... che disordine! Ora le sistemo tutti ‘sti libri!” La sua manona arpiona due libri.
“Noooo! i libri noooo! li metterò a posto io!”
Il volto della Pina si fa sospettoso: cosa avrò da nascondere nelle pagine? mi guarda con sospetto e non molla la presa.
“Va beh... si sbrighi, non posso pulire in questo caos!”. Va in cucina, la seguo “Le preparo un caffè...” intanto apre gli stipi e scannerizza l’ambiente.
“No, la prego, il caffè mi rende nervoso... - la spingo verso la porta - Cominciamo da domani... sa... mi devo ambientare...”. Fa resistenza ma si avvia.
“Va bene… tornerò domattina... spero che non ci sia più questo caos!”
“Certo signora... glielo prometto!”
Chiudo la porta e mi ci appoggio contro… guardo con avidità la poltrona e il libro aperto, la raggiungo a passo felpato, riprendo il libro, cerco il segno perduto, ecco… crriiii… sguishhhh… criiii... cos’è stato ? boh… immaginazione...
chit chit chit… ora l’ho visto! è lì, mio dio, è in piedi su “Le anime morte” di Gogol, è un topo! Un topo… beh… è normale, siamo in campagna… sorrido benevolo, è quello che desideravo da sempre: una casa in campagna, leggere, scrivere e… una compagnia discreta e silenziosa…
Riprendo la lettura, primo capitolo, alzo lo sguardo, è ancora lì, sempre sulle Anime morte, mi osserva… MI OSSERVA? non diciamo sciocchezze! I topi non osservano! È… pazzesco! questo guarda! Mi sta guardando!
Si sposta piano sul vocabolario etimologico e non mi perde di vista, mi scruta.
Chiudo rumorosamente il libro, lui muove la sua repellente codina, si frega le zampette, salta su “I viaggi di Gulliver”, posato sulla scrivania e… mi spia!
Ora basta! lascio di scatto la poltrona e lui… dov’è? Sparito! Ma come ha fatto?
Lasciamo stare… pensiamo alla cena,… già, la cena, con tutto ‘sto trambusto mi sono scordato della cena... vediamo: scatolette, scatolette, scatolette... sì, desideravo sopra ogni cosa tonno e carciofini e per finire... parmigiano! Niente di meglio di un buon parmigiano e un bicchiere di grignolino… due va’... tre!
Il vino mi rende creativo... chissà, dopocena posso inaugurare il mio Acer nuovo fiammante!
Il vino infatti compie il suo dovere: si espande ed esalta la cena e come predetto ecco le parole che si affollano nella mente, si accalcano, prorompono e formano le idee… incontenibili.
I resti del pasto rimangono abbandonati sul tavolo e le dita corrono veloci sulle strade cifrate della tastiera… scriiii... scriiiii... sguishhhh...
Non guardare!...n-o-n- g-u-a-r-d-a-r.e... scrivi! s-c-r-i-v-i!! chitt, chitt, chitt chitti, chitti...
È lui, lo sento,... bastardo! quasi a confermare lui, il bastardo, si mostra: incredibilmente sfacciato!... la sua repellente coda poggia sul filo del pc!
Batto forte il piede sul parquet... incredibile! non si muove, mi guarda, tiro il cavo, sposta appena la coda di lato...
Riprendo la scrittura, faccio finta di niente... riprendo a scr... cazzo! dove son finite le parole? Calma, calma, devo restare calmo... trovare un comportamento giusto… politicamente corretto!
Ho qui, a portata di mano, tutto quello che ho inseguito per tutta la mia esistenza: un posto tranquillo, tutto il tempo che voglio, niente più orari d’ufficio, colleghi prepotenti, traffico, inquinamento e soprattutto... libri, e. idee... parole immagini da trasportare sulla carta... non sarai tu piccolo sorcio impudente a rovinarmi la festa!
Lo ignoro... se lo ignoro sono sicuro che andrà via… sicuramente si tratta di un topo narcisista… lo sconfiggerò sul suo terreno!
Le dita intanto restano sospese sulla tastiera, immobili, non fosse per quel tremito di rabbia... Inutile, le parole si sono nascoste, quasi fossero loro a essere spaventate dalla sua inquietante presenza.
Andrò a dormire, la notte porta consiglio.
Un gatto! domani compro un gatto... già... ma io sono allergico ai gatti e anche la signora Pina, ora che ci penso, è stata chiarissima: “Niente animali! Ci manca solo che mi metta a raccogliere escrementi e a pulire zampate!”.
Anche il topo è un animale! Come posso giustificare la presenza di un topo in casa mia? mi pare di sentirla “un topo! è evidente, la casa di un maiale è la giusta residenza per un topo! o fuori lui o fuori io!”
Al diavolo la Pina! già, così oltre al problema del topo dovrò anche perdere il mio tempo con stracci ramazze e detersivi… devo risolver il problema...
devo... che ore sono? le tre... opsssss... la luce accesa in cucina, strano, ero certo di aver fatto un giro completo della casa prima di venire a letto... pazienza, tanto non riesco a dormire…
In cucina non solo la luce è accesa, ci sono ospiti! e dall’animazione si intuisce anche che sono molto soddisfatti!
Il maledetto si aggira per nulla turbato dal mio arrivo tra i resti del tonno e la piramide di parmigiano, ha rovesciato il bicchiere e la sua coda sguazza nel grignolino!
Maledetto! Maledetto!! spengo la luce, dopo avergli indirizzato un ultimo sguardo di disprezzo… lui, impassibile, mi guarda, forse sorride di lato, o forse è solo una scaglia del mio parmigiano.
L’ultimo pensiero, prima che il sonno clemente cali sul marasma emotivo che ormai mi sovrasta è: topicida… sono le cinque.
Chicchirichi!... chicchirichi!! chicch... NNNNNooooo... no no no, dimmi che sto sognando… sono… le sei! le sei? chicchirichi!!
Scosto la tenda… è dal vicino… Il vicino ha un gallo! non me n’ero accorto, gli sta dando il becchime, lo accarezza... anche questa... ogni mattina sarò svegliato all’alba... schitt... schitt... schitt... ormai conosco il passo... è il bastardo! drrrrrriiiiiinnn... drinnnn... drinnnn... e adesso?
“Signora Pina! come ha fatto a entrare?”
“Ho le chiavi, non ricorda? Le ho prese ieri sera...”
“No, veramente non ricordo di avergliele date…”
“Non ho detto che me le ha date - ripete facendomi il verso... - ho detto che le ho prese! So come siete fatti voi di città, che dormite fino a mezzogiorno e state per casa sporcando e rompendo i c..., non ho mica tempo da perdere io! Io arrivo alle sette e me ne vado alle dieci!
“C..c..certo... certo..., ma sa... non ho chiuso occhio tutta notte, c’è un t... ehmmmm… .un tale frastuono... il gallo del vicino!
”Cos’è, è razzista? I galli sì che sono persone utili... sveglia all’alba e giù subito al lavoro, a far fare uova alle galline! ma già... cosa ne sapete voi di città… fannulloni... non mi faccia perdere tempo… cominciamo dalla cucina...”
“La cucina no!”
“Come no? si levi di mezzo!” e con una manata mi elimina dal suo percorso dirompendo in cucina.
Sul tavolo, i resti del gozzoviglio, non mio... il suo!
“Che schifo! ma che maiale! non è neppure capace di mangiare senza rovesciare tutto! Si è ubriacato! Senti che puzza! E... questo... cos’è questo? escrementi! questi sono escrementi di topo!!
“Che dice signora?! un topo in casa mia?! suvvia! È UVA PASSA! (devo convincerla!)
“Uva passa.... vede... la mangio...!”
Mi guarda sprezzante, ma l’ha bevuta... raccatto gli altri… segni del passaggio del bastardo e vado… a vomitare in bagno.
Ti uccido! ti uccido maledetto bastardo!!
Ora ti faccio vedere chi è Mario! seeeeee Mario… ora ti faccio vedere chi sono!
Avevo pensato di non togliere la mia nuova Smart dal garage per almeno un mese, ma… la guerra è guerra!!
Feci irruzione nel negozio prima ancora che la serranda fosse del tutto alzata esclamando “Devo uccidere un topo!...” lo sguardo severo del negoziante mi indusse subito alla moderazione: ho letto troppo per non sapere che quando si compra del topicida si viene subito indiziati di propositi omicidi... “Sì, sa... c’è un topolino nella mia nuova casa... quasi mi fa pena, è innocuo, povero, ma sa com’è... l’igiene… le malattie… mi serve qualcosa per… per eliminarlo...”
“Certo... preferisce una trappola?... carta gommata?... veleno?”
Trappola?... no... poi devo eliminare il cadavere... carta gommata? perché no? si meriterebbe che lo osservassi agonizzare per ore… forse per giorni, sìììì,… ma no, ho sempre detestato la violenza, sono un buono, finirei per liberarlo, curarlo magari per affezionar mici, no, meglio il veleno: veloce, impersonale, senza coinvolgimento.
Quando tornai a casa la lottatrice di sumo se n’era già andata: sul frigo campeggiava un post it: ”Per oggi passa, ma si guardi dal farmi trovare ancora un casino simile!” la firma, sotto, pareva un teschio con ossa incrociate.
Mi misi all’opera subito confezionando palline farcite di veleno con i resti del parmigiano, che poi andai a disseminare prima all’interno di casa, poi fuori, per tutto il perimetro.
Terminai il lavoro che il sole era già alto, stanco, soddisfatto e… pervaso da una strana pace interiore.
Scrissi ininterrottamente per tutto il pomeriggio, lui ogni tanto faceva la sua comparsa, non mi disturbava, mi appagava il pensiero del tranello che gli avevo teso, e arrivai a pensare che mi sarebbe mancato. A sera lo guardai teneramente dalla mia poltrona mentre Gerald ammanettava la moglie al letto, lui ricambiò il mio sguardo appostato sulla scrivania… pensai con un sorriso a cosa avrebbe provato la moglie di Gerald se, ammanettata  al letto, con accanto il cadavere del marito morto di infarto avesse visto il bastardo correre per la stanza... he he... un bel soggetto...
Andai a letto sereno, in cucina lasciai sul tavolo una pallina di parmigiano senza veleno... la sua ultima cena.
A svegliarmi furono i raggi di sole che filtravano dalle tapparelle... strano… e il gallo? Uscii dopo una sontuosa colazione, la pallina di Parmigiano sul tavolo era sparita... ebbi un motto di compassione, quasi di pentimento... fuori, il vicino mi apostrofò senza salutarmi
“Se trovo il delinquente che mi ha avvelenato il gallo!...”
Il mio sguardo corse a perlustrare il percorso delle palline avvelenate che avevo disseminato: sparite!!
Mi precipitai in casa: lì le palline c’erano tutte, ma non dove le avevo messe, tutte raccolte in una piccola montagnola... in bell’ordine
Alle nove un discreto scampanellio...
“Signora Pina... mi aveva detto che sarebbe arrivata alle sette…”
“Non mi dica niente, signor Mario: ho avuto una nottataccia, per tutta la notte non ho fatto che girare per casa, appena spegnevo la luce avevo l’impressione di sentire un topo correre per casa, l’ho sentito anche saltare sul letto, ma appena accendevo… niente... sparito, un inferno le dico, un inferno!... Vado in cucina… spero di non disturbarla mentre lei scrive”.
Finalmente mi sedetti alla scrivania e avviai il portatile… appena iniziai a scrivere il bast… beh... forse adesso dovrei trovargli un nome... spuntò tra l’“Iliade” e il “Sogno di una notte di mezza estate”...
“Nasconditi!... non devi farti trovare da lei, ma appena esce festeggiamo... ti ho preso un altro bel pezzo di parmigiano... o preferisci il pecorino?”

 
 

 

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 LA FORESTERIA "TIZIANO TERZANI" DI CASCINA MACONDO

IL SALONE "GIBRAN" DI CASCINA MACONDO

GLI SPAZI INTERNI DELLA CASCINA

GLI SPAZI ESTERNI DELLA CASCINA

 

 

Il nome "Macondo" che abbiamo dato alla nostra Cascina nel 1992
proviene dal libro "Cent'anni di solitudine" di Gabriel Garcia Marquez

" Macondo era allora un villaggio di venti case di argilla e di canna selvatica costruito sulla riva di un fiume dalle acque diafane che rovinavano per un letto di pietre levigate, bianche ed enormi come uova preistoriche.  Il mondo era così  recente, che molte cose erano prive di nome, e per citarle bisognava indicarle col dito. Tutti gli anni verso il mese di marzo,  una famiglia di zingari cenciosi piantava la tenda vicino al villaggio, e con grande frastuono di zufoli e tamburi faceva conoscere le nuove invenzioni. Prima portarono la calamita. Uno zingaro corpulento, con barba arruffata e mani di passero, che si presentò col nome di Melquìades, diede una truculenta manifestazione pubblica di quella che egli stesso chiamava l'ottava meraviglia dei savi alchimisti della Macedonia.  Andò di casa in casa trascinando due lingotti metallici, e tutti sbigottirono vedendo che i paioli, le padelle, le molle del focolare e i treppiedi cadevano dal loro posto,   e i legni scricchiolavano per la disperazione dei chiodi e delle viti che cercavano di schiavarsi,  e perfino gli oggetti
perduti da molto tempo comparivano dove pur erano stati lungamente cercati,  e si trascinavano in turbolenta sbrancata dietro ai ferri magici di Melquìades…"

 

Si ringrazia Gabriel Garcia Marquez per aver scritto e regalato agli uomini un così grande libro. A lui la nostra gratitudine e il nostro affetto.
 
 
 
 

 

 

Ultimo aggiornamento ( Lunedì 01 Agosto 2011 08:48 )
 

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