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Virginia Consoli - parole ferme PDF Stampa E-mail
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Scritto da Super Amministratore   
Venerdì 22 Luglio 2011 10:15

 

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Borgata Madonna della Rovere, 4  -  10020 Riva Presso Chieri - Torino - Italy
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PAROLE FERME

di Virginia Consoli
Cascina Macondo - Scritturalia, domenica 9 aprile 2006




Un bel giorno di primavera, intorno ai primi di aprile dell’anno 2006 ci fu una assemblea straordinaria del Mondo delle Parole, sopra una bella nuvoletta a forma di sussidiario.
Le parole erano stufe di essere usate a vanvera, malamente, tirate qua e là come un chewing-gum, soprattutto in giorni come quelli in cui il mondo degli umani era esagitato per un evento che, a loro avviso, era quanto mai importante, le… le… Elezioni, sì, proprio così, ma che per le sagge paroline appariva assai ridicolo e, talora, offensivo, soprattutto per gli abusi che si faceva di loro. La Presidentessa diede subito la… parola (come si conviene!) e non fu facile calmare gli animi di tutte coloro che erano intervenute.
“Senza contare tutti gli strafalcioni con cui infarciscono le loro frasi!” sbottò subito una delle paroline, che era iscritta all’Accademia della Crusca “Troppi ignoranti, soprattutto in televisione… per colpa loro, abbiamo dovuto celebrare il funerale del Congiuntivo!” disse con commozione.
“È uno schifo!” “Una vergogna!” “Basta abusare di noi per fare promesse che non manterranno mai” strillavano tutte queste indignatissime signorine che, a furia di agitarsi sulla nuvoletta, scatenarono un acquazzone sulla Terra.
“A forza di abusare di noi e del nostro significato, finiremo per non contare più nulla!” sentenziò una delle più vecchie.
“E allora faremo proprio così!” esclamò una parolina dall’aria particolarmente furbetta, rossa di capelli, piena di lentiggini e con gli occhi verdi “Noi non scenderemo più sulla Terra!  Voglio vedere come ci rimpiangeranno! Impareranno il linguaggio dei sordomuti e chi non s’adatterà… peggio per lui! Siete d’accordo?”
“Sì! Sì! Eccome!!”  risposero tutte in coro.
E da quel momento in poi, in un periodo così cruciale, le paroline si rifiutarono di scendere dal loro mondo e rimasero a lungo tempo affacciate alla loro nuvoletta e divertendosi da morire a vedere gli uomini agitarsi per farsi capire, con le bocche aperte senza suono, come tanti merluzzi colpiti da ictus. I più disperati erano coloro che aspettavano con ansia la data del 9 aprile, in Italia, per cui i comizi con fiumi di parole erano quanto mai necessari.
Però, a questo punto, gli uomini, che ormai sembravano assuefatti alle parole, passivi, inondati da voci e suoni senza senso, spesso emessi solo per riempire un vuoto e non più per comunicare, impararono ben presto ad apprezzare il silenzio e la calma che inducevano alla riflessione e che permettevano di cogliere la vera essenza del vivere in armonia. Un piccolo gesto d’affetto, un bacio, una rosa, diventavano di enorme importanza in questi momenti.
Le parole guardavano sornione e, tutto sommato, decisero che ormai era ora di interrompere lo sciopero. La più anziana, però, fece segno di non precipitarsi troppo.
“Calma, ragazze. Vediamo prima cosa succederà dopo il 9 aprile. Non si sa mai… non illudetevi che, solo dopo una semplice data, possa cambiare subito tutto.
Le rivoluzioni costano ben altra fatica! Aspettiamo con calma… e poi vediamo!”
E si misero buone buone, affacciate al loro balconcino fatto di vapore acqueo, a vedere cosa sarebbe successo…

 



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 LA FORESTERIA "TIZIANO TERZANI" DI CASCINA MACONDO

IL SALONE "GIBRAN" DI CASCINA MACONDO

GLI SPAZI INTERNI DELLA CASCINA

GLI SPAZI ESTERNI DELLA CASCINA

 

 

Il nome "Macondo" che abbiamo dato alla nostra Cascina nel 1992
proviene dal libro "Cent'anni di solitudine" di Gabriel Garcia Marquez

" Macondo era allora un villaggio di venti case di argilla e di canna selvatica costruito sulla riva di un fiume dalle acque diafane che rovinavano per un letto di pietre levigate, bianche ed enormi come uova preistoriche.  Il mondo era così  recente, che molte cose erano prive di nome, e per citarle bisognava indicarle col dito. Tutti gli anni verso il mese di marzo,  una famiglia di zingari cenciosi piantava la tenda vicino al villaggio, e con grande frastuono di zufoli e tamburi faceva conoscere le nuove invenzioni. Prima portarono la calamita. Uno zingaro corpulento, con barba arruffata e mani di passero, che si presentò col nome di Melquìades, diede una truculenta manifestazione pubblica di quella che egli stesso chiamava l'ottava meraviglia dei savi alchimisti della Macedonia.  Andò di casa in casa trascinando due lingotti metallici, e tutti sbigottirono vedendo che i paioli, le padelle, le molle del focolare e i treppiedi cadevano dal loro posto,   e i legni scricchiolavano per la disperazione dei chiodi e delle viti che cercavano di schiavarsi,  e perfino gli oggetti
perduti da molto tempo comparivano dove pur erano stati lungamente cercati,  e si trascinavano in turbolenta sbrancata dietro ai ferri magici di Melquìades…"

 

Si ringrazia Gabriel Garcia Marquez per aver scritto e regalato agli uomini un così grande libro. A lui la nostra gratitudine e il nostro affetto.
 
 
 
 

 

 

Ultimo aggiornamento ( Lunedì 01 Agosto 2011 08:50 )
 

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