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Patrizia Ferraris - bivio PDF Stampa E-mail
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Scritto da Super Amministratore   
Venerdì 22 Luglio 2011 10:07

 

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BIVIO

di Patrizia Ferraris
Cascina Macondo - Scritturalia, domenica 9 aprile 2006




Buonasera.
In questa puntata ci occuperemo di una creatura in via di estinzione, una creatura che va assolutamente tutelata: la TARDONA.
D’indole schiva e riservata, la tardona vive sola, accompagnata nelle sue passeggiate da un animaletto parassita, generalmente un chihuahua, che la tardona abbellisce, per quanto possibile, con fiocchetti di raso rosa e cappottini a punto riso.
Con l’approssimarsi dei rigori invernali la tardona comincia ad accumulare svariati strati adiposi, destinati a difenderla dal freddo, strati che in primavera lei decide di tenersi comunque in quanto, data la sua natura affettuosa, nei lunghi mesi invernali ci si è affezionata.
Creatura mite, la tardona si ciba in prevalenza di pasticcini e si reca all’abbeverata intorno alle cinque, quando si riunisce con altri tre o quattro cospecifici nella tana di uno di essi per reidratare i tessuti con un liquido universalmente noto come “tè”.
Questa inveterata abitudine ha portato la comunità scientifica internazionale a ipotizzare che l’origine della tardona sia da ricercarsi nel Regno Unito; ancora aperto è però il dibattito se il Regno Unito sia da intendersi come Scozia o come Inghilterra.
I fautori della teoria scozzese sottolineano come sia plausibile che la tardona rappresenti l’evoluzione di un’altra creatura ormai estinta, una creatura lacustre di cui pare sia rimasto un unico esemplare nel lago di Loch Ness, mentre i detrattori di questa teoria sostengono che la tardona, come tutti i mammiferi, si è evoluta dai pesci: nel suo caso, gli scorfani.
Altro elemento a suffragio della teoria pro-Inghilterra è la presenza di un esemplare DOC nei pressi di Buckingham Palace, dove pare abbia nidificato conquistandosi il favore dei sudditi di Sua Maestà, che la chiamano affettuosamente “pitbull di merda”.
Benché per la maggior parte del tempo vivano sole, al momento della caccia le tardone si riuniscono in coppie; le battute di caccia sono lunghe ed estenuanti, ma a fine giornata le tardone riescono sempre a ritornare con qualche trofeo: oggetti rigorosamente privi di una qualsiasi utilità destinati ad abbellire la tana e far sentire a suo agio il maschio che vi entri, preda delle astute tecniche di seduzione della tardona.
Per attirare il maschio, nella stagione degli amori che, come acutamente sottolinea il Maestro Battiato, viene e va, la tardona sfoggia colori sgargianti sulle palpebre e a volte sulle guance, e arriva a sembrare anche tre volte più alta grazie a un complesso procedimento di arruffamento del pelo cranico che va sotto il nome scientifico di “cotonatura”.
Durante la stagione degli amori la spinta ormonale fa raddoppiare il volume delle ghiandole mammarie delle tardone (fenomeno che la comunità scientifica indica col nome di push up), e dimezzare quello delle loro terga (stretch), mentre contemporaneamente la loro epidermide emana un profumo dolcissimo che stordisce il maschio e lo consegna inerme alle nostre maliarde.
L’habitat naturale della tardona è la balera, luogo in cui frotte di esemplari si riuniscono felici e cinguettanti, pronti ad attirare i maschi e a organizzare battute di caccia.
Purtroppo, lo strapotere delle discoteche ha determinato la chiusura di molte balere: allontanata dal suo ambiente, privata della possibilità di incontrare i cospecifici, la tardona si isola, si intristisce e finisce col ritrovarsi a un bivio, generalmente fra due statali…
Non restate indifferenti di fronte a questa tragedia, sostenete la nostra campagna: MENO BIVIO, PIÙ BALERA!!!

 



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 LA FORESTERIA "TIZIANO TERZANI" DI CASCINA MACONDO

IL SALONE "GIBRAN" DI CASCINA MACONDO

GLI SPAZI INTERNI DELLA CASCINA

GLI SPAZI ESTERNI DELLA CASCINA

 

 

Il nome "Macondo" che abbiamo dato alla nostra Cascina nel 1992
proviene dal libro "Cent'anni di solitudine" di Gabriel Garcia Marquez

" Macondo era allora un villaggio di venti case di argilla e di canna selvatica costruito sulla riva di un fiume dalle acque diafane che rovinavano per un letto di pietre levigate, bianche ed enormi come uova preistoriche.  Il mondo era così  recente, che molte cose erano prive di nome, e per citarle bisognava indicarle col dito. Tutti gli anni verso il mese di marzo,  una famiglia di zingari cenciosi piantava la tenda vicino al villaggio, e con grande frastuono di zufoli e tamburi faceva conoscere le nuove invenzioni. Prima portarono la calamita. Uno zingaro corpulento, con barba arruffata e mani di passero, che si presentò col nome di Melquìades, diede una truculenta manifestazione pubblica di quella che egli stesso chiamava l'ottava meraviglia dei savi alchimisti della Macedonia.  Andò di casa in casa trascinando due lingotti metallici, e tutti sbigottirono vedendo che i paioli, le padelle, le molle del focolare e i treppiedi cadevano dal loro posto,   e i legni scricchiolavano per la disperazione dei chiodi e delle viti che cercavano di schiavarsi,  e perfino gli oggetti
perduti da molto tempo comparivano dove pur erano stati lungamente cercati,  e si trascinavano in turbolenta sbrancata dietro ai ferri magici di Melquìades…"

 

Si ringrazia Gabriel Garcia Marquez per aver scritto e regalato agli uomini un così grande libro. A lui la nostra gratitudine e il nostro affetto.
 
 
 
 

 

 

Ultimo aggiornamento ( Lunedì 01 Agosto 2011 08:51 )
 

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