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Laura Cafici - il giallo è risolto? PDF Stampa E-mail
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Scritto da Super Amministratore   
Venerdì 22 Luglio 2011 09:38

 

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IL GIALLO È RISOLTO?

di Laura Cafici
Cascina Macondo - Scritturalia, domenica 9 aprile 2006




La guardo seduta a quel tavolo, indossa una maglietta arancione e dei pantaloni neri, un viso pulito, una ragazza semplice, avrà forse quindici o sedici anni.
Ascolta musica mentre sfoglia un libro. Credo cerchi di risolvere il problema che, in questo momento, ci accomuna...
Mi chiedo come uscirà da questo vicolo cieco e, soprattutto, come potrò cavarmela io.
Ecco, deve esserle arrivata l’ispirazione, che invidia! È già in fermento creativo, foglio, matita, gomma...
Da qui riesco a osservarla piuttosto bene, uno spiraglio tra il braccio sinistro e le sue spalle, un piccolo angolo che mi permette di seguire la matita scivolare sul foglio come acqua sugli specchi.
È concentrata… lei... starà cercando il modo più opportuno per esprimersi?
Un momento! Non è soddisfatta... un colpo di gomma e si ricomincia...
Da questo angolo della stanza non ho una buona  visibilità sul suo foglio, perciò ipotizzo: “un giallo irrisolto”, come lo realizzerà? Forme geometriche colorate con varie tinte di giallo? Cercherà una tonalità di colore a lei più congeniale? Non so, il risultato della mistione tra giallo ocra e giallo limone? O forse disegnerà qualcosa, ma non ne porterà a termine la colorazione per tener fede all’aggettivo irrisolto? O ancora... illustrerà una storia?
Un minuto di stasi, è tranquilla e rilassata, ballicchia un po’, muove le spalle, torna a sfogliare il libro... troverà qualcosa di interessante?
Sono curiosa... una sbirciatina? Ma no, aspetto... voglio osservare ancora!
Si sposta. Classica posa dell’artista: foglio a quarantacinque gradi rispetto al corpo per curare minuziosamente il dettaglio.
Ora riesco a vedere meglio il suo lavoro. È strano, il cartoncino sembra ancora bianco, immacolato... ha un tratto leggero, i segni della matita non si possono quasi scorgere.
Forse ciò è sintomo di una personalità leggiadra, dolce e sensibile? Questo confermerebbe la prima impressione su di lei! o magari è solo l’insicurezza propria dell’età?
No, no... questa è solo psicologia spicciola.
Ora si è fermata, nuova pausa: quattro chiacchiere concitate, due risate e intanto io non riesco ancora a capire come risolverà questo giallo irrisolto e, soprattutto, cosa che mi preoccupa di più, come si concluderà il mio.
Il foglio le scorre nuovamente sotto le mani, non riesco a vederla in viso, mi sposto: vorrei provare a cogliere le contrazioni del volto nel suo momento artistico.
È estremamente impegnata, l’occhio è fisso, aggrotta le sopracciglia mentre accenna un motivetto con la bocca, cosa ascolterà?
Emette un versetto strano e ride in questo silenzio quasi religioso; nel frattempo ha iniziato a colorare e il pastello quasi fischia fastidiosamente sul foglio ed è l’unico rumore che ora si avverte.
Finalmente è arrivato il suo momento: il pastello giallo. Con la coda dell’occhio riesco a catturare la frase che sta colorando, “un giallo irrisolto”... e intanto spero che non si accorga che sono due ore che la sto osservando!
Penso che ora sia al culmine della sua attività, colora e colora, cambiando continuamente pastello.
Ma che succede? Un attimo di stizza, pare che qualcosa non sia preciso come desidera, non sarà anche estremamente meticolosa?
Si lamenta del suo operato come ogni artista che si rispetti!
Ci siamo, finalmente è giunta alla conclusione del suo lavoro.
È molto soddisfatta.
Eh già, probabilmente il suo giallo è stato risolto, ma il mio?

 



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 LA FORESTERIA "TIZIANO TERZANI" DI CASCINA MACONDO

IL SALONE "GIBRAN" DI CASCINA MACONDO

GLI SPAZI INTERNI DELLA CASCINA

GLI SPAZI ESTERNI DELLA CASCINA

 

 

Il nome "Macondo" che abbiamo dato alla nostra Cascina nel 1992
proviene dal libro "Cent'anni di solitudine" di Gabriel Garcia Marquez

" Macondo era allora un villaggio di venti case di argilla e di canna selvatica costruito sulla riva di un fiume dalle acque diafane che rovinavano per un letto di pietre levigate, bianche ed enormi come uova preistoriche.  Il mondo era così  recente, che molte cose erano prive di nome, e per citarle bisognava indicarle col dito. Tutti gli anni verso il mese di marzo,  una famiglia di zingari cenciosi piantava la tenda vicino al villaggio, e con grande frastuono di zufoli e tamburi faceva conoscere le nuove invenzioni. Prima portarono la calamita. Uno zingaro corpulento, con barba arruffata e mani di passero, che si presentò col nome di Melquìades, diede una truculenta manifestazione pubblica di quella che egli stesso chiamava l'ottava meraviglia dei savi alchimisti della Macedonia.  Andò di casa in casa trascinando due lingotti metallici, e tutti sbigottirono vedendo che i paioli, le padelle, le molle del focolare e i treppiedi cadevano dal loro posto,   e i legni scricchiolavano per la disperazione dei chiodi e delle viti che cercavano di schiavarsi,  e perfino gli oggetti
perduti da molto tempo comparivano dove pur erano stati lungamente cercati,  e si trascinavano in turbolenta sbrancata dietro ai ferri magici di Melquìades…"

 

Si ringrazia Gabriel Garcia Marquez per aver scritto e regalato agli uomini un così grande libro. A lui la nostra gratitudine e il nostro affetto.
 
 
 
 

 

 

Ultimo aggiornamento ( Lunedì 01 Agosto 2011 08:53 )
 

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