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Ileana Rocco - il cuore della vita PDF Stampa E-mail
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Scritto da Super Amministratore   
Venerdì 22 Luglio 2011 09:31

 

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Pompei, 50 dopo Cristo. (Napoli-Museo Archeologico Nazionale)

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IL CUORE DELLA VITA

di Ileana Rocco
Cascina Macondo - Scritturalia, domenica 9 aprile 2006




Lo abbiamo salutato con una stretta di mano, abbozzando un sorriso svogliato e soffiando fuori dai polmoni un grazie dottore appena percettibile.
Anna, mia moglie, mi stringe la mano e non parla, mentre percorriamo il corridoio verso l’uscita dell’ospedale.

Il viaggio di ritorno a casa sembra una marcia funebre. Restiamo in silenzio, sorprendendoci di tanto in tanto tra laconici sguardi d’intesa.
“Che facciamo adesso?”
Non so rispondere alla sua domanda e punto lo sguardo sulla riga d’asfalto davanti a noi, ingoiando quel maledetto nodo alla gola che vorrei far esplodere in un pianto isterico. Non riesco a parlare, le frasi che vorrei dire restano congelate dentro di me. Vorrei almeno riuscire a risponderle con un ingannevole Coraggio amore, si sistemerà tutto, se almeno servisse.

Sarebbe bello crederlo per davvero, ma il medico è stato chiaro. Cardiomiopatia restrittiva.
Ormai l’unica soluzione per Marco è quella del trapianto. C’è davvero poco tempo.
Non è facile rendersi conto che un bambino di otto anni possa avere già segnato il suo destino.
Si fa in fretta a parlare quando le cose non ti toccano da vicino.  Parli, parli, ti arroghi il diritto di dichiarare che su certi temi tu hai le idee chiare, che tu faresti, che tu andresti... che tu…
Poi, improvvisamente arriva l’istante che ti cambia per sempre la direzione della vita.
Un malessere durante una partita di calcio, un visita di controllo giusto per stare tranquilli e la presa di coscienza che niente sarà più come prima.

Un percorso in discesa. Per sopravvivere deve sottoporsi a numerose cure.
Ora il suo cuore sta funzionando al 39% della sua capacità e peggiora costantemente.
Ormai c’è pericolo di una grave crisi cardiaca; il tutto colmato da una serie di malesseri persistenti che accompagnano i giorni della sua malattia. 
Questo è il suo ottavo ricovero in ospedale. Non può giocare, non può stare con i suoi amici.
Ma nei suoi occhi brilla ancora la luce della vita. Sul viso ha ancora l’ingenuità dell’allegria.

Questa sera io e Anna restiamo soli. Lei sente la nostalgia delle nostre serate sul divano ad ascoltare musica. Avvolti nella comune tristezza cominciamo a parlare. Di tutto. Di ricordi, di momenti spensierati, di amici dimenticati, delle prossime elezioni, della finestra del bagno da sistemare, del regalo per il prossimo compleanno di Marco.
Finisce la musica. Lei mi sorride e mi abbraccia forte. Sento sul mio petto il battito del suo cuore.
“Andrà tutto bene” - mi dice.
Tac, tac… le lancette dell’orologio scandiscono un silenzio più sereno.
Forse è tempo che la speranza trovi dimora in questa trepida attesa.



 



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 LA FORESTERIA "TIZIANO TERZANI" DI CASCINA MACONDO

IL SALONE "GIBRAN" DI CASCINA MACONDO

GLI SPAZI INTERNI DELLA CASCINA

GLI SPAZI ESTERNI DELLA CASCINA

 

 

Il nome "Macondo" che abbiamo dato alla nostra Cascina nel 1992
proviene dal libro "Cent'anni di solitudine" di Gabriel Garcia Marquez

" Macondo era allora un villaggio di venti case di argilla e di canna selvatica costruito sulla riva di un fiume dalle acque diafane che rovinavano per un letto di pietre levigate, bianche ed enormi come uova preistoriche.  Il mondo era così  recente, che molte cose erano prive di nome, e per citarle bisognava indicarle col dito. Tutti gli anni verso il mese di marzo,  una famiglia di zingari cenciosi piantava la tenda vicino al villaggio, e con grande frastuono di zufoli e tamburi faceva conoscere le nuove invenzioni. Prima portarono la calamita. Uno zingaro corpulento, con barba arruffata e mani di passero, che si presentò col nome di Melquìades, diede una truculenta manifestazione pubblica di quella che egli stesso chiamava l'ottava meraviglia dei savi alchimisti della Macedonia.  Andò di casa in casa trascinando due lingotti metallici, e tutti sbigottirono vedendo che i paioli, le padelle, le molle del focolare e i treppiedi cadevano dal loro posto,   e i legni scricchiolavano per la disperazione dei chiodi e delle viti che cercavano di schiavarsi,  e perfino gli oggetti
perduti da molto tempo comparivano dove pur erano stati lungamente cercati,  e si trascinavano in turbolenta sbrancata dietro ai ferri magici di Melquìades…"

 

Si ringrazia Gabriel Garcia Marquez per aver scritto e regalato agli uomini un così grande libro. A lui la nostra gratitudine e il nostro affetto.
 
 
 
 

 

 

Ultimo aggiornamento ( Lunedì 01 Agosto 2011 08:53 )
 

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