Home Archivio News-Eventi Fabia Binci - di calendule, fiori ragno e altro
  • An Image Slideshow
  • An Image Slideshow
  • An Image Slideshow
  • An Image Slideshow
  • An Image Slideshow
  • An Image Slideshow
  • An Image Slideshow
  • An Image Slideshow
  • An Image Slideshow
  • An Image Slideshow
  • An Image Slideshow
  • An Image Slideshow
  • An Image Slideshow
  • An Image Slideshow
  • An Image Slideshow
  • An Image Slideshow
  • An Image Slideshow
  • An Image Slideshow
  • An Image Slideshow
  • An Image Slideshow
  • An Image Slideshow
  • An Image Slideshow
  • An Image Slideshow
  • An Image Slideshow
Fabia Binci - di calendule, fiori ragno e altro PDF Stampa E-mail
Votazione Utente: / 0
ScarsoOttimo 
cassetto degli articoli - armadio degli articoli
Scritto da Super Amministratore   
Venerdì 22 Luglio 2011 09:24

 

                                           SMETTERE O CONTINUARE...?


Hai letto questo testo di Scritturalia?

Esprimi il tuo apprezzamento, da scarso a ottimo.
Non è un concorso. Non c’è nessun premio. Tu e l’autore non vincerete nulla.
Perché votare allora? Semplicemente perché il tuo giudizio di lettore anonimo,
onesto, schietto e disinteressato, potrà essere utile all’autore.
La tua disponibilità a un semplice click come stimolo per lo scrittore/scrittrice
a ripensare e a migliorare la propria scrittura…

 

scritturaliafoto

Affresco romano "Donna con stilo e libro" (detta Saffo)
Pompei, 50 dopo Cristo. (Napoli-Museo Archeologico Nazionale)

che cos’è SCRITTURÀLIA


LEGGI I RACCONTI DI SCRITTURALIA



possibilità di pernottamento
presso la Foresteria “Tiziano Terzani” di Cascina Macondo
a costi di Bed and Breakfast

 

LOGO
Cascina Macondo
Centro Nazionale per la Promozione della
Lettura Creativa ad Alta Voce e Poetica Haiku
Borgata Madonna della Rovere, 4  -  10020 Riva Presso Chieri - Torino - Italy
Questo indirizzo e-mail è protetto dallo spam bot. Abilita Javascript per vederlo. Questo indirizzo e-mail è protetto dallo spam bot. Abilita Javascript per vederlo. www.cascinamacondo.com

 

 

 

DI CALENDULE, FIORI RAGNO E ALTRO

di Fabia Binci
Cascina Macondo - Scritturalia, domenica 9 aprile 2006





“Sei cambiata Alice… da qualche giorno, anzi da qualche settimana.”
“Sono stanca, Paolo. Soltanto stanca.”
“Lavori troppo. Cerca di riposarti un po’ durante la mia assenza.”
Il solito bacetto frettoloso e di nuovo rimaneva sola. Sola con le sue giornate lunghissime, sola con insipidi impegni che le succhiavano linfa ed energia, senza un attimo di tregua. Senza qualcuno che davvero le stesse vicino e la facesse sentire viva.
“Vorrei sparire o come l’altra Alice attraversare lo specchio e sbucare in un mondo diverso” si era detta quel mattino e aveva deciso all’istante di mandare tutto al diavolo per un giorno e di sgusciar via dalla sua routine, senza troppo pensare a tutto quello che invece avrebbe dovuto fare.
Erano i giorni dell’Euroflora e Genova era piena di gente che sciamava verso l’area dell’Expo, sgomitando ilare e festosa tra i carruggi della città vecchia. Tra la folla Alice. Ed ecco finalmente i padiglioni traboccanti di fiori e scenografie. Come una farfalla che appena lacerata la crisalide prova le ali raggrinzite, la donna si  muoveva con passo incerto tra vialetti di bosso e aiuole fiorite.
L’incantatore era nascosto tra la magnolia in fiore e i cespugli odorosi del pittosporo.
“Ha già visto il giardino delle calendule?” le aveva chiesto con voce suadente.
Si era girata di scatto, ma non aveva visto nessuno, finché l’uomo non era uscito allo scoperto e le aveva sorriso, fissandola con intensità.
Alice era arrossita per quello sguardo. Che cosa le succedeva? Perché? Quello sguardo aveva un sapore, un suono, un colore. La metteva in contatto con qualcosa di molto profondo, che le sfuggiva e le faceva tremare le ginocchia. Risvegliava emozioni, ricordi, desideri sopiti. Per un attimo ebbe la tentazione di guadagnare in fretta l’uscita. Le sembrava di mancare, poi si era ripresa e aveva risposto con voce sommessa:
“Ancora no…”
“Se vuole l’accompagno, è talmente bello…”
“No, la ringrazio… Non è il caso…”
“Perché dice questo? Sono un esperto di botanica. Potrei farle da guida. È così triste aggirarsi da soli tra tanta bellezza. La prego, non dica di no…”
“Vieni a ronzare con me” ammiccava dai manifesti l’ape-bambina a cavalluccio di una rosa e Alice si disse “Andiamo a ronzare dunque.”
“Per un giorno siamo api anche noi, viviamo in mezzo ai fiori, ronziamo, ne aspiriamo i profumi” cominciò a dire l’uomo e Alice ebbe di nuovo la tentazione di fuggire. Chi era quell’uomo? Le leggeva nel pensiero. Com’era possibile? Si ritrovò, invece, a dire:
“Ne ammiriamo i colori e poi sprofondiamo nel grigio consueto…”
“Sta a noi colorare la vita… Lei coltiva fiori?”
“Mi piacciono moltissimo, ma non ho il tempo di dedicarmi a essi. A parte i soliti gerani si intende e a volte neanche quelli…” e chissà perché le venne in mente la casa della sua infanzia con barattoli di latta traboccanti di gerani rossi e di basilico. E l’orto - con il muretto a secco e i cocci di bottiglia - che in primavera squillava di colori.
“Ahi, ahi… Se uno non ha tempo da dedicare alle sue passioni vuol dire che non ha tempo per sé e che non si vuol bene…” cominciò l’uomo e Alice in altri tempi - e con un altro stato d’animo - lo avrebbe liquidato con poche parole, non buone.
Sfioravano intanto giochi d’acqua, corridoi verdi, spalliere fiorite, fiumi di gente festante. E aromi inebrianti. Da dare alla testa. Lui era un perfetto gentiluomo, le faceva strada tra la folla e si muoveva con sicurezza. Alice si sentiva presa in carico ed era una sensazione piacevolissima, dimenticata da tempo.
Finalmente raggiunsero il giardino delle calendule: un mare di corolle tra cascate spumeggianti di arbusti succulenti, un trionfo di fiori giallo arancio e densi ciuffi di foglie ombrate di violetto. E nell’aria un aroma delicato di agrumi.
“Eccoci arrivati: le presento le calendule, ma lei le conosce già, ne sono sicuro… Devono il loro nome alle Calendae latine. Sono i fiori di ogni mese.”
“Si chiamano anche fiorrancio, vero?”
“Certo, per via del loro colore. Provi ad accarezzarne le foglie, sono soffici e tenere come poche altre… Merito della fitta peluria che le ricopre.”
Alice sfiorò le foglie dell’arbusto più vicino e sentì una dolcezza infinita penetrarle in cuore, sciogliere grumi di rabbia, aprire zolle indurite. Aveva voglia di piangere, lacrime buone, di consolazione.
“Perché mi ha portato a vederle?” E voleva dire che le calendule erano belle, ma all’Euroflora tra rarità botaniche, meraviglie tropicali e cuscini strepitosi di rododendri e azalee, sbiadivano un po’.
“Perché sono un incanto e meritano attenzione… Perché sono semplici e genuine, non riservano sorprese, si accontentano della pioggia e fioriscono tutto l’anno con generosità. E anche perché lei soffre per amore. Sono i fiori nati dal pianto, conoscono la gelosia e gli affanni. Sanno consolare. Nella mitologia greca il dolore era rappresentato proprio da un giovane inghirlandato di calendule.”
“Scusi, ma lei chi è? Come si permette?”
“Ha ragione, mi scusi l’ardire, ma era così triste, così sola tra la folla…”
“Che le ho fatto pena?”
“No, mi ha intenerito. E poi ho visto in lei la mia pena…”
“Di fiorranci straripavano le bordure dell’orto, a casa mia, tanto tempo fa… Non sapevo significassero il dolore, erano per me fiori pieni di allegria, con il loro colore così acceso. E anch’io allora ero felice o almeno così mi sembrava…”
“E le api visitavano i fiori dall’alba al tramonto per il nettare… Dal dolore la dolcezza. E anche la bontà… Sono ottime le calendule in cucina, sa?”
“No, dedico poco tempo alla cucina…”
“Provi, vedrà che anche in poco tempo potrà preparare gustose insalate e frittelle dolci o salate, come meglio crede: i fiori profumano di limone - lo sente? - e hanno un sapore intenso di spezie esotiche.”
Alice lo ascoltava, come in trance, mentre un pensiero le attraversava la mente. “Devo riprendere la mia vita…”
Chi era l’incantatore? Perché l’aveva ipnotizzata fin dal primo istante? Poteva il calore di uno sguardo risvegliarla dal letargo? Perché? Per appagarne i desideri o per lanciarla in un folle volo?
Sentiva che qualcosa stava cambiando nel suo animo, ma che cosa sarebbe stato di lei più tardi, quando di nuovo si sarebbe ritrovata sola? Si accorse che non si erano nemmeno scambiati i nomi e volle rimediare subito:
“Mi chiamo Alice e lei?”
“Giulio” e accennando un inchino le strinse la mano. Poi soggiunse subito, come per un brusco risveglio:
“Si è fatto tardi. La devo proprio lasciare Alice. Mi raccomando sorrida di più. Il suo sorriso è unico.”
Corretto, gentile, premuroso, l’incantatore si congedava e la lasciava senza che sapesse più chi fosse e che cosa volesse. Ci rimase male, aveva voglia di piangere, ma c’erano troppi colori intorno e troppi aromi. E non voleva darla vinta alle calendule. Di una cosa era certa: avrebbe ripreso a vivere, senza far dipendere la sua felicità da qualcun altro.
L’incantatore aveva rotto un incantesimo, non lo avrebbe più incontrato pensava, ma si sbagliava.

Un giorno, mentre faceva quattro passi per i viali del parco - sfolgorava di luce nella fioritura d’inizio estate - da sola come ormai avveniva da quando aveva lasciato Paolo, lo vide ai bordi di un’aiuola intorno alla quale ronzava uno sciame di insetti. Gli si avvicinò con semplicità, quasi non si fossero mai lasciati. E gli chiese a bruciapelo:
“Perché se ne è andato all’improvviso quel pomeriggio all’Euroflora?”
“Avevo visto un cespuglio di orchidee, simili a queste. Conosce il fiore ragno, Alice? È strano trovarne degli esemplari qui. È un’orchidea selvaggia che vive nei pendii più soleggiati della nostra costa, tra spuntoni d’erica e ciuffi di lavanda. I suoi petali sfumati di viola sono fragili e carnosi, ricoperti di fittissima peluria, esili come zampette che vibrano a ogni soffio d’aria. Non è difficile scoprirne una. Basta seguire il volo degli imenotteri, perché il fiore è molto simile alla femmina di questi insetti ed emette le stesse sostanze odorose.”
“I ferormoni” interruppe Alice, per farsi bella di nozioni recenti. Si stava interessando alla botanica da quando era stata all’Euroflora e aveva ripreso a coltivare fiori. I bulbi interrati ad aprile stavano sbocciando con sontuosità al punto che il suo balcone attirava l’attenzione dei passanti.
“Sì, proprio i ferormoni. Così attirano i maschi che tentano a più riprese di accoppiarsi. Non ci riescono, però si riempiono di polline. Ronzano furiosi intorno al fiore, le elitre vibrano forsennate, si tuffano verso il calice, provano e riprovano, poi si catapultano con breve volo tra i petali di un’altra orchidea. Strisciano voluttuosi verso stami e pistilli, provano di nuovo invano, ma intanto diffondono il polle. E tutto questo ha un senso, è legge di natura… Per gli imenotteri, ma non per gli uomini.”
“E ora perché ora le orchidee non la fanno fuggire?”
“Perché mi sono liberato della donna-ragno.”
Silenzio. Soltanto il grido rauco dei pavoni e un frusciare sommesso di fronde. Poi, all’improvviso:
“E lei che fiore è Alice?” e senza aspettare la risposta l’uomo indicò un cespuglio di euphorbie appassite, accartocciate su se stesse, ai margini dell’aiuola.
“Vede questa pianta… Sembrerebbe da sradicare, in questo spumeggiare di fiori, però guai a farlo, perché va in estivazione. In autunno sarà lei a risplendere nel prato polveroso, tra moncherini di steli sfioriti ed erbe secche. È l’euphorbia, la pianta che guarda il sole”.
Alice ci rimase male: Giulio le stava dicendo, forse, che anche lei era un’euphorbia, bella, ma solo nell’autunno della vita.
“Anche le foglie in autunno sembrano fiori, senza il verde della clorofilla si rivelano i colori aranciati dei pigmenti - proseguì Giulio e poi guardandola lungamente aggiunse - purtroppo l’euphorbia ha un succo latteo nelle foglie che ha proprietà caustiche. Quando la capsula è matura si apre con uno schianto e spara i semi. Anche tra i vialetti dell’Euroflora nel giardino delle calendule…”
Alice lo fermò perché temeva che continuasse... Non era pronta. Non ancora, stava appena muovendo i primi passi da sola, doveva ritrovare la fiducia in sé, respirare aria, luce, bellezza.
L’incantatore avrebbe dovuto aspettare: capita che a volte si vada per incantare e si rimanga incantati, ma lei era disposta a imparare molte cose intorno ai fiori, si disse, mentre scendeva obliqua la luce del crepuscolo e il cielo spazzato dalla tramontana appariva tirato a lucido come un drappo di raso dai riflessi di perla.

 



5x100
 
 
 

 LA FORESTERIA "TIZIANO TERZANI" DI CASCINA MACONDO

IL SALONE "GIBRAN" DI CASCINA MACONDO

GLI SPAZI INTERNI DELLA CASCINA

GLI SPAZI ESTERNI DELLA CASCINA

 

 

Il nome "Macondo" che abbiamo dato alla nostra Cascina nel 1992
proviene dal libro "Cent'anni di solitudine" di Gabriel Garcia Marquez

" Macondo era allora un villaggio di venti case di argilla e di canna selvatica costruito sulla riva di un fiume dalle acque diafane che rovinavano per un letto di pietre levigate, bianche ed enormi come uova preistoriche.  Il mondo era così  recente, che molte cose erano prive di nome, e per citarle bisognava indicarle col dito. Tutti gli anni verso il mese di marzo,  una famiglia di zingari cenciosi piantava la tenda vicino al villaggio, e con grande frastuono di zufoli e tamburi faceva conoscere le nuove invenzioni. Prima portarono la calamita. Uno zingaro corpulento, con barba arruffata e mani di passero, che si presentò col nome di Melquìades, diede una truculenta manifestazione pubblica di quella che egli stesso chiamava l'ottava meraviglia dei savi alchimisti della Macedonia.  Andò di casa in casa trascinando due lingotti metallici, e tutti sbigottirono vedendo che i paioli, le padelle, le molle del focolare e i treppiedi cadevano dal loro posto,   e i legni scricchiolavano per la disperazione dei chiodi e delle viti che cercavano di schiavarsi,  e perfino gli oggetti
perduti da molto tempo comparivano dove pur erano stati lungamente cercati,  e si trascinavano in turbolenta sbrancata dietro ai ferri magici di Melquìades…"

 

Si ringrazia Gabriel Garcia Marquez per aver scritto e regalato agli uomini un così grande libro. A lui la nostra gratitudine e il nostro affetto.
 
 
 
 

 

 

Ultimo aggiornamento ( Lunedì 01 Agosto 2011 08:54 )
 

Time Zone Clock

Sondaggio

Accentazione ortoèpica lineare