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Enrico Mario Lazzarin - gelato alla calendula PDF Stampa E-mail
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Scritto da Super Amministratore   
Venerdì 22 Luglio 2011 09:20

 

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Borgata Madonna della Rovere, 4  -  10020 Riva Presso Chieri - Torino - Italy
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GELATO ALLA CALENDULA

di Enrico Mario Lazzarin
Cascina Macondo - Scritturalia, domenica 9 aprile 2006




Pioggia fitta.
Notte, le 3.15.
Il giardino brillava sotto la luce dei fari delle auto che rallentano per la curva, brillava il verde delle foglie di calendula, dimostrava che la pioggia scendeva e bagnava fin sotto dove l’incantatore era sdraiato e assorto; non faceva caso alla pioggia, era intento a sognare:
Un enorme gelato di fiori arancio e gialli di calendula, quelli che stavano proprio sopra di lui.
Un gelato di fiori da lanciare sul mercato, l’incantatore si mise in piedi incamminandosi verso la fermata del tram numero 15, dopo tre ore il 15 arrivò, L’ARANCIONE del vagone che brillava per la pioggia che scendeva ancora più fitta .
L’incantatore guardò dal finestrino passare la città che iniziava a muoversi sotto le gocce…
Il giardino che aveva lasciato era diventato un cono di quelli da 1,30 euro, un gelato Arancione alla CALENDULA.
Pronto per essere gustato da bambini, nonni, bidelle, vigili urbani, imbianchini, autisti, edicolanti.
Un gelato che cambia colore viola, turchese, rosa, rosso, arancione, giallo, verde, marrone, grigio a seconda dell’umore che ha chi lo mangia.
Un gelato che varia gusto: amaro dolce fruttato…dipende dai sentimenti di chi lo mette in bocca.
UN GELATO CUI NON PUOI MENTIRE. IL GELATO ALLA CALENDULA.
Sarebbe molto utile alla nostra bella ITALIA. 
L’incantatore si sdraiò vicino al muretto di pietre e tutto intorno vi erano fichi d’India; il sole stava per tramontare, guardò i fichi d’India sorrise e cominciò a sognare.

 



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 LA FORESTERIA "TIZIANO TERZANI" DI CASCINA MACONDO

IL SALONE "GIBRAN" DI CASCINA MACONDO

GLI SPAZI INTERNI DELLA CASCINA

GLI SPAZI ESTERNI DELLA CASCINA

 

 

Il nome "Macondo" che abbiamo dato alla nostra Cascina nel 1992
proviene dal libro "Cent'anni di solitudine" di Gabriel Garcia Marquez

" Macondo era allora un villaggio di venti case di argilla e di canna selvatica costruito sulla riva di un fiume dalle acque diafane che rovinavano per un letto di pietre levigate, bianche ed enormi come uova preistoriche.  Il mondo era così  recente, che molte cose erano prive di nome, e per citarle bisognava indicarle col dito. Tutti gli anni verso il mese di marzo,  una famiglia di zingari cenciosi piantava la tenda vicino al villaggio, e con grande frastuono di zufoli e tamburi faceva conoscere le nuove invenzioni. Prima portarono la calamita. Uno zingaro corpulento, con barba arruffata e mani di passero, che si presentò col nome di Melquìades, diede una truculenta manifestazione pubblica di quella che egli stesso chiamava l'ottava meraviglia dei savi alchimisti della Macedonia.  Andò di casa in casa trascinando due lingotti metallici, e tutti sbigottirono vedendo che i paioli, le padelle, le molle del focolare e i treppiedi cadevano dal loro posto,   e i legni scricchiolavano per la disperazione dei chiodi e delle viti che cercavano di schiavarsi,  e perfino gli oggetti
perduti da molto tempo comparivano dove pur erano stati lungamente cercati,  e si trascinavano in turbolenta sbrancata dietro ai ferri magici di Melquìades…"

 

Si ringrazia Gabriel Garcia Marquez per aver scritto e regalato agli uomini un così grande libro. A lui la nostra gratitudine e il nostro affetto.
 
 
 
 

 

 

Ultimo aggiornamento ( Lunedì 01 Agosto 2011 08:54 )
 

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