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Maria Emma Gillio - non c'è più spazio vuoto PDF Stampa E-mail
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Scritto da Tartamella   
Venerdì 22 Luglio 2011 07:46

 

                                           SMETTERE O CONTINUARE...?


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Affresco romano "Donna con stilo e libro" (detta Saffo)
Pompei, 50 dopo Cristo. (Napoli-Museo Archeologico Nazionale)

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NON C’È PIÙ SPAZIO VUOTO

di Maria Emma Gillio
Cascina Macondo - Scritturalia, domenica 12 novembre 2006




 “Aiiuutoo, non c’è più spazio vuotooo!”
Per la prima volta Lucila entrò nel piccolo appartamento e, mentre alle sue spalle la zia chiudeva la porta d’ingresso, la bimba ebbe una reazione subitanea: strabuzzò gli occhi, inspirò profondamente come per raccogliere tutte le sue forze, emise un suono vocalico prolungato di meraviglia e stupore, trattenne per un attimo il respiro e poi esclamò con stupore: “Quanteee cooosee!”
Quelle parole furono pronunciate con profonda convinzione! Infatti, la sera, facendo al papà l’abituale resoconto degli avvenimenti della giornata e delle esperienze vissute, sentenziò “A casa della zia non c’è più spazio vuoto!”
Oh, quanto era vero! Come aveva ragione la nipotina!
La zia, che abitava da dieci anni il piccolo appartamento, sentì un fremito scendere giù per la schiena che pareva provocasse un impulso, una sollecitazione, un invito pressante!
Era giunto il momento di ascoltare, ma soprattutto, di mettere in pratica i consigli e i suggerimenti di chi, da tempo, le andava ripetendo di liberarsi delle cose vecchie per lasciare il posto a quelle nuove.
Insomma, era forse giunto il momento di agire, il tempo di passare dalle parole ai fatti concreti?
Fino a quel momento la zia aveva accumulato appunti, ammonticchiato libri e riviste, ammassato pubblicazioni, floppy disk e CD, messo da parte lettere e brochure, appeso abiti, gonne e cappotti, raccolto progetti e recensioni. Il tutto era stipato in ogni dove, fino a coprire ogni “dappertutto”!
Inizialmente, zia Pinuccia aveva sistemato il contenuto dei centoventi scatoloni, colà traslocati, con la perentoria regola dei piccoli spazi: “Ogni cosa a suo posto, a ogni posto la sua cosa”.
E fu così per un certo periodo di tempo!
Poi…, gli impegni sempre più consistenti, l’inderogabile e pressante causa familiare, il tempo libero ogni volta più ristretto, le innumerevoli attività di cui andava sempre a caccia in ogni angolo del pianeta - guai a perderne una - e di cui era molto fiera e orgogliosa ebbero il sopravvento e lo status quo cominciò piano piano, giorno dopo giorno a essere stravolto!
Saltuariamente realizzava atti interni di ripensamento, organizzava conferenze al vertice… con se stessa… autoinvitandosi… per occuparsi seriamente dell’equo sfruttamento delle residue risorse spaziali domestiche e - in forza del diritto - stabilire come poter usufruire dell’eventuale spazio libero.
Al termine della conferenza, sapeva perfettamente come impegnare, occupare e sfruttare al meglio gli ultimi due centimetri domestici ancora liberi, senza violare il protocollo di Kyoto!
Ora, dopo il commento, anzi l’incubo di Lucila, bisognava agire subito, senza indugio, perché zia Pinuccia si era resa conto che gli spazi vuoti, importanti e vitali, erano stati tutti occupati da tempo e il Pianeta Appartamento precipitava verso il rischio di estinzione! Pure la stabilità della casa correva dei seri pericoli… Infatti, alcune crepe lunghe e profonde erano da tempo comparse sul soffitto… Contribuivano forse ad aggravare il famigerato, annoso e irrisolto problema del “buco nell’ozono”? Questo corollario doveva essere urgentemente sottoposto agli esperti mondiali convocati al vertice della prossima “Conferenza sullo stato della Casa”!
Alcuni siti, poi, quelli situati negli angoli più remoti, correvano il rischio di non sopravvivere… anzi la zia si accorse che alcuni erano già estinti… per sempre!
A parte gli indiscussi vantaggi che zia Pinuccia e Lucilina potevano trarre dall’ammirare ampie zone libere e non inquinate - e per questo apportatrici di serenità, gioia e luce, - si sarebbe aggiunta anche la sicurezza di non essere investite e sommerse da sempre più alte onde anomale di carta.
Ma un dubbio atroce percorse la mente della zia: il Ministero delle Antichità avrebbe autorizzato un tale smembramento, una simile dispersione di forze talora occulte, ma ben presenti?
O bisognava forse, piuttosto, preservare tale “Museo delle piccole cose” come patrimonio morale e fisico che aspirava a essere riconosciuto addirittura come “Patrimonio dell’Umanità”?
Inutile dire che tutte queste inquietudini affliggevano e sconvolgevano zia Pinuccia! Tutti i consigli erano infruttuosi. Neppure il conforto della cara amica Caterina produceva giovamenti! Un mondo pregnante di ricordi vitali sarebbe andato perso e sommerso inesorabilmente dall’oblio.
Come sedare tali incubi? Come reprimere una rivolta intestina, fratricida?
Intanto zia Pinuccia continuava la sua attività precipua: rivolgere le proprie attenzioni al mondo esterno, impegnarsi in altre occupazioni extra domestiche, dedicarsi con amore a qualcuno… votandosi a nuove ed entusiasmanti cause.
Fu così che zia Pinuccia prese una decisione irrevocabile: quella di non buttare alcunché. Anzi, buttò l’idea di buttare le cose perché, in fondo in fondo, a casa sua, nel piccolo appartamento c’era spazio sia per il nuovo che stava avanzando a grandi passi, sia per tutte le cose vecchie che avevano contribuito a costruirla così com’era!


 



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 LA FORESTERIA "TIZIANO TERZANI" DI CASCINA MACONDO

IL SALONE "GIBRAN" DI CASCINA MACONDO

GLI SPAZI INTERNI DELLA CASCINA

GLI SPAZI ESTERNI DELLA CASCINA

 

 

Il nome "Macondo" che abbiamo dato alla nostra Cascina nel 1992
proviene dal libro "Cent'anni di solitudine" di Gabriel Garcia Marquez

" Macondo era allora un villaggio di venti case di argilla e di canna selvatica costruito sulla riva di un fiume dalle acque diafane che rovinavano per un letto di pietre levigate, bianche ed enormi come uova preistoriche.  Il mondo era così  recente, che molte cose erano prive di nome, e per citarle bisognava indicarle col dito. Tutti gli anni verso il mese di marzo,  una famiglia di zingari cenciosi piantava la tenda vicino al villaggio, e con grande frastuono di zufoli e tamburi faceva conoscere le nuove invenzioni. Prima portarono la calamita. Uno zingaro corpulento, con barba arruffata e mani di passero, che si presentò col nome di Melquìades, diede una truculenta manifestazione pubblica di quella che egli stesso chiamava l'ottava meraviglia dei savi alchimisti della Macedonia.  Andò di casa in casa trascinando due lingotti metallici, e tutti sbigottirono vedendo che i paioli, le padelle, le molle del focolare e i treppiedi cadevano dal loro posto,   e i legni scricchiolavano per la disperazione dei chiodi e delle viti che cercavano di schiavarsi,  e perfino gli oggetti
perduti da molto tempo comparivano dove pur erano stati lungamente cercati,  e si trascinavano in turbolenta sbrancata dietro ai ferri magici di Melquìades…"

 

Si ringrazia Gabriel Garcia Marquez per aver scritto e regalato agli uomini un così grande libro. A lui la nostra gratitudine e il nostro affetto.
 
 
 
 

 

Ultimo aggiornamento ( Lunedì 01 Agosto 2011 08:56 )
 

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