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Enrico Mario Lazzarin - l'amore al tempo delle rotonde PDF Stampa E-mail
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Scritto da Tartamella   
Venerdì 22 Luglio 2011 06:34

 

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L’AMORE AL TEMPO DELLE ROTONDE

di Enrico Mario Lazzarin
Cascina Macondo - Scritturalia, domenica 12 novembre 2006




Sul muro di via 25 Aprile dove vi era il liceo Gandhi la scritta scolorita di colore verde “una risata vi seppellirà”, stava lì da trent’anni; la A di risata non si distingueva più, ma la si intuiva; anche ai nuovi studenti delle prime classi era successo di capire subito che mancava la A per completare la parola RISATA.
Francesco chiese il conto guardando l’orologio, uscì dal locale, il Cicogna Blue, che era tardi, pensò che con quello che aveva speso per il vino una famiglia boliviana ci avrebbe campato per un anno e forse più.
Loredana dopo un’ ora se ne andò dal centro di benessere Vittoria salì sul BMW, la radio si accese, sentì una vecchia canzone che aveva cantato tante volte insieme agli amici di trenta anni prima ho visto anche degli zingari felici… immaginò il viso di Mario, Bruna, Roberto e Giancarla mentre la voce roca di Claudio Lolli dalla radio sfumava con una pubblicità di un colorificio ferramenta. Arrivata a casa sulla collina torinese si fece fare una tisana dalla cameriera indiana che aveva assunto da appena una settimana, le chiese anche di portare i giornali, era sabato 11 novembre 2006 e non faceva freddo.
La luce rossa si accese e Giancarla cominciò a parlare della finanziaria, delle manifestazioni organizzate per protesta nella capitale: finito il tg delle 20,45 andò in camerino con molta fretta aprì la scatola d’argento che teneva sempre con sé nel tacco della scarpa destra. La cocaina era entrata da 10 anni nella sua vita, dopo la morte di Ettore, il suo unico figlio, e la separazione con Ivan, il suo secondo marito.
Bruna Paradiso detta anche Iso era sul traghetto per Kofunissi, piccolissima isola Greca delle Micro Cicladi, con sé aveva poco bagaglio e la sua attrezzatura fotografica; da pochi mesi aveva inaugurato sull’isola la gelateria Smail che era aperta da aprile a metà ottobre, il tempo che gli rimaneva viaggiava o si riposava; ora stava tornando da un viaggio in Mongolia con migliaia di foto.
Roberto era stato nominato Amministratore Delegato della Gmater ditta che si occupava di smaltire i rifiuti speciali, erano passati solo tre mesi dalla sua nomina e si rese subito conto che i rifiuti più pericolosi e nocivi non venivano smaltiti con i dovuti protocolli, ma semplicemente trasportati e interrati in luoghi lontani Somalia, Romania, Marocco. Si rischiava poco e si guadagnava tanto.
Mario smise di parlare che era buio, nessuno più ascoltava le sue parole; ma lui continuava a parlare…“è importante che siamo tutti d’accorto sullo sciopero di venerdì. Bisogna avere una posizione unitaria”
Francesco arrivò a casa tardi, Loredana ebbe un lieve movimento con le gambe mentre Francesco si sdraiò accanto a lei. “Ciao Lory, sei sveglia?” “Sì, stavo sognando che guidavo in autostrada e c’era una nebbia fittissima a banchi; quasi fossero dei pezzi di un puzzle bianchi: pezzi che non riesci a mettere insieme perché non distingui più dove finisce la nebbia e dove il sole di questo autunno è riuscito a penetrarla.”
Francesco le prese una mano e le augurò buona notte. Si girò sul fianco e pensò al sogno di Francesca e alla sua vita; dal tempo in cui era il leader degli indiani metropolitani nel lontano 1977 a oggi uno stimato e affermato chirurgo estetico. A rifare nasi, culi, tette aveva fatto una fortuna. Il sole splendeva sulla sua vita, ma non lo riscaldava .
“Ciao papà” ,”Ciao Marco! Come è andata oggi?” chiese Mario a suo figlio, “Bene! sai io e Marcella che abbiamo fatto?, quella scritta scolorita al liceo “una risata vi seppellirà” l’abbiamo ridipinta con un bell’arancione adesso la si vede anche dall’altra parte della strada.
Mario sorrise guardando fuori gli operai che stavano ultimando i lavori dell’ennesima rotonda, sorrise ancora, preparò la cena, spezzatino con patate. Pensò a Gianna che trent’anni prima insieme a lui dipinse il muro del liceo con tante scritte fra cui anche “una risata vi seppellirà”.
Mangiarono lo spezzatino con gusto e risero per tutta la sera.
È il periodo dell’amore al tempo delle rotonde disse Marco salutando il padre che lavava i piatti. Già… L’amore al tempo delle rotonde come pezzi di puzzle bianchi pensò Mario. Asciugò per bene i piatti, accese la tv, si addormentò mentre Santoro domandava al ministro del commercio quale futuro per le esportazioni tessili italiane.


 



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 LA FORESTERIA "TIZIANO TERZANI" DI CASCINA MACONDO

IL SALONE "GIBRAN" DI CASCINA MACONDO

GLI SPAZI INTERNI DELLA CASCINA

GLI SPAZI ESTERNI DELLA CASCINA

 

 

Il nome "Macondo" che abbiamo dato alla nostra Cascina nel 1992
proviene dal libro "Cent'anni di solitudine" di Gabriel Garcia Marquez

" Macondo era allora un villaggio di venti case di argilla e di canna selvatica costruito sulla riva di un fiume dalle acque diafane che rovinavano per un letto di pietre levigate, bianche ed enormi come uova preistoriche.  Il mondo era così  recente, che molte cose erano prive di nome, e per citarle bisognava indicarle col dito. Tutti gli anni verso il mese di marzo,  una famiglia di zingari cenciosi piantava la tenda vicino al villaggio, e con grande frastuono di zufoli e tamburi faceva conoscere le nuove invenzioni. Prima portarono la calamita. Uno zingaro corpulento, con barba arruffata e mani di passero, che si presentò col nome di Melquìades, diede una truculenta manifestazione pubblica di quella che egli stesso chiamava l'ottava meraviglia dei savi alchimisti della Macedonia.  Andò di casa in casa trascinando due lingotti metallici, e tutti sbigottirono vedendo che i paioli, le padelle, le molle del focolare e i treppiedi cadevano dal loro posto,   e i legni scricchiolavano per la disperazione dei chiodi e delle viti che cercavano di schiavarsi,  e perfino gli oggetti
perduti da molto tempo comparivano dove pur erano stati lungamente cercati,  e si trascinavano in turbolenta sbrancata dietro ai ferri magici di Melquìades…"

 

Si ringrazia Gabriel Garcia Marquez per aver scritto e regalato agli uomini un così grande libro. A lui la nostra gratitudine e il nostro affetto.
 
 
 
 

 

 

Ultimo aggiornamento ( Lunedì 01 Agosto 2011 09:00 )
 

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