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Danilo Danglari - re a me PDF Stampa E-mail
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Scritto da Tartamella   
Venerdì 22 Luglio 2011 06:19

 

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Affresco romano "Donna con stilo e libro" (detta Saffo)
Pompei, 50 dopo Cristo. (Napoli-Museo Archeologico Nazionale)

che cos’è SCRITTURÀLIA


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possibilità di pernottamento
presso la Foresteria “Tiziano Terzani” di Cascina Macondo
a costi di Bed and Breakfast

 

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Cascina Macondo
Centro Nazionale per la Promozione della
Lettura Creativa ad Alta Voce e Poetica Haiku
Borgata Madonna della Rovere, 4  -  10020 Riva Presso Chieri - Torino - Italy
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RE A ME

di Danilo Danglari
Cascina Macondo - Scritturalia, domenica 12 novembre 2006


 
 
 
 
Quel che dentro s’infrange
sgretola e sedimenta,
fondamenta
e costruisce
di ogni destino la decisione
Ogni azione è un ordine della coscienza
Ogni decisione un obbligo

Sfondo il reame
con testate e nerbo
Le maschere si spaccano
Resto
solo
io



RIVOLUZIONI


Se in principio fu il verbo
dove sta ormai l’azione?
In ogni movimento: ‘fermi tutti!’;
nelle parole scritte
il rifugio dalle incertezze
Se non è
è perché non potrebbe essere
altro che stanco e annoiato
della compassione data per umanità
della modestia venduta per umiltà.
La guerra e il sangue
dissotterrano giustizia
e passione
come morti viventi
e la cosiddetta civiltà
pulisce spolvera disinfetta
fino a ucciderci
di allergia alla vita



D’IO


Senza me
tutto sarebbe d’io
Amori, Morti, Scelte
Addii, Nascite, Obblighi
D’io come dovrebbe
e Dio come non è



FIABE


fiabe ottuse
tramandate ancora
è religione



GIUDIZIO


se hai bisogno
d’essere giudicato
hai già il tuo dio



NULLA


guarda nel nulla
se hai troppa paura
creati un dio


 



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 LA FORESTERIA "TIZIANO TERZANI" DI CASCINA MACONDO

IL SALONE "GIBRAN" DI CASCINA MACONDO

GLI SPAZI INTERNI DELLA CASCINA

GLI SPAZI ESTERNI DELLA CASCINA

 

 

Il nome "Macondo" che abbiamo dato alla nostra Cascina nel 1992
proviene dal libro "Cent'anni di solitudine" di Gabriel Garcia Marquez

" Macondo era allora un villaggio di venti case di argilla e di canna selvatica costruito sulla riva di un fiume dalle acque diafane che rovinavano per un letto di pietre levigate, bianche ed enormi come uova preistoriche.  Il mondo era così  recente, che molte cose erano prive di nome, e per citarle bisognava indicarle col dito. Tutti gli anni verso il mese di marzo,  una famiglia di zingari cenciosi piantava la tenda vicino al villaggio, e con grande frastuono di zufoli e tamburi faceva conoscere le nuove invenzioni. Prima portarono la calamita. Uno zingaro corpulento, con barba arruffata e mani di passero, che si presentò col nome di Melquìades, diede una truculenta manifestazione pubblica di quella che egli stesso chiamava l'ottava meraviglia dei savi alchimisti della Macedonia.  Andò di casa in casa trascinando due lingotti metallici, e tutti sbigottirono vedendo che i paioli, le padelle, le molle del focolare e i treppiedi cadevano dal loro posto,   e i legni scricchiolavano per la disperazione dei chiodi e delle viti che cercavano di schiavarsi,  e perfino gli oggetti
perduti da molto tempo comparivano dove pur erano stati lungamente cercati,  e si trascinavano in turbolenta sbrancata dietro ai ferri magici di Melquìades…"

 

Si ringrazia Gabriel Garcia Marquez per aver scritto e regalato agli uomini un così grande libro. A lui la nostra gratitudine e il nostro affetto.
 
 
 
 

 

 

Ultimo aggiornamento ( Lunedì 01 Agosto 2011 09:00 )
 

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