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Bianca Brandi - pezzi di puzzle bianchi PDF Stampa E-mail
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Scritto da Tartamella   
Venerdì 22 Luglio 2011 05:57

 

scritturaliafoto

Affresco romano "Donna con stilo e libro" (detta Saffo)
Pompei, 50 dopo Cristo. (Napoli-Museo Archeologico Nazionale)

che cos’è SCRITTURÀLIA


LEGGI I RACCONTI DI SCRITTURALIA



possibilità di pernottamento
presso la Foresteria “Tiziano Terzani” di Cascina Macondo
a costi di Bed and Breakfast

 

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Cascina Macondo
Centro Nazionale per la Promozione della
Lettura Creativa ad Alta Voce e Poetica Haiku
Borgata Madonna della Rovere, 4  -  10020 Riva Presso Chieri - Torino - Italy
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PEZZI DI PUZZLE BIANCHI

di Bianca Brandi
Cascina Macondo - Scritturalia, domenica 12 novembre 2006




Sono i più difficili, certamente. Proprio per la loro caratteristica di essere bianchi, non si sa mai come e dove incastrarli.
Però ne incontriamo ogni giorno, di questi pezzi, e bisogna farli stare al posto giusto, nel puzzle della vita, senza renderli dei pezzi stonati, fuori posto, che rovinano l’insieme.
Oggi me ne è capitato uno, di questi pezzi bianchi.
Ha la forma di un foglio di carta, bianco, su cui troneggia solo un titolo.
C’è chi la chiama crisi creativa, ma qualunque sia il suo nome, io non riesco proprio a riempirlo, questo foglio; non riesco a dare a quel titolo un senso o un significato.
Così, piuttosto che una crisi creativa, diventa una presa di coscienza: non sono in grado di scrivere sempre e comunque su qualsiasi argomento.
Ecco, non è più un pezzo di puzzle bianco; sono riuscita lo stesso a dargli una forma e un colore.
Il significato che ha acquisito è quello di una piccola, ma utilissima, lezione di umiltà.

 



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 LA FORESTERIA "TIZIANO TERZANI" DI CASCINA MACONDO

IL SALONE "GIBRAN" DI CASCINA MACONDO

GLI SPAZI INTERNI DELLA CASCINA

GLI SPAZI ESTERNI DELLA CASCINA

 

 

Il nome "Macondo" che abbiamo dato alla nostra Cascina nel 1992
proviene dal libro "Cent'anni di solitudine" di Gabriel Garcia Marquez

" Macondo era allora un villaggio di venti case di argilla e di canna selvatica costruito sulla riva di un fiume dalle acque diafane che rovinavano per un letto di pietre levigate, bianche ed enormi come uova preistoriche.  Il mondo era così  recente, che molte cose erano prive di nome, e per citarle bisognava indicarle col dito. Tutti gli anni verso il mese di marzo,  una famiglia di zingari cenciosi piantava la tenda vicino al villaggio, e con grande frastuono di zufoli e tamburi faceva conoscere le nuove invenzioni. Prima portarono la calamita. Uno zingaro corpulento, con barba arruffata e mani di passero, che si presentò col nome di Melquìades, diede una truculenta manifestazione pubblica di quella che egli stesso chiamava l'ottava meraviglia dei savi alchimisti della Macedonia.  Andò di casa in casa trascinando due lingotti metallici, e tutti sbigottirono vedendo che i paioli, le padelle, le molle del focolare e i treppiedi cadevano dal loro posto,   e i legni scricchiolavano per la disperazione dei chiodi e delle viti che cercavano di schiavarsi,  e perfino gli oggetti
perduti da molto tempo comparivano dove pur erano stati lungamente cercati,  e si trascinavano in turbolenta sbrancata dietro ai ferri magici di Melquìades…"

 

Si ringrazia Gabriel Garcia Marquez per aver scritto e regalato agli uomini un così grande libro. A lui la nostra gratitudine e il nostro affetto.
 
 
 
 

 

 

Ultimo aggiornamento ( Venerdì 22 Luglio 2011 06:01 )
 

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