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Beatrice Sanalitro - l'uomo di vitruvio PDF Stampa E-mail
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Scritto da Tartamella   
Venerdì 22 Luglio 2011 05:54

 

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Affresco romano "Donna con stilo e libro" (detta Saffo)
Pompei, 50 dopo Cristo. (Napoli-Museo Archeologico Nazionale)

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L’UOMO DI VITRUVIO

di Beatrice Sanalitro
Cascina Macondo - Scritturalia, domenica 12 novembre 2006




1°) “Piazza dei Martiri.
L’indirizzo è proprio questo: piazza dei Martiri.”

2°) Io preferirei andare in piazza dei Gaudenti, in piazza dei Pazzi, in piazza degli Ebbri, con distribuzione gratis di bibite dal tasso alcolico sufficiente a cancellare i crucci… chi non ne ha… e focacce e croccantini e altri generi puramente voluttuari che fanno salire l’eccitazione… che ne dici di una piazza dei Lupanari o di una dedicata al dio Dioniso, e dico ”dio”, con distribuzione, sempre gratuita, di pubblica felicità?
Non mi dispiacerebbe neanche una piazza dei Lumi, dove ogni giorno si rende celebre una persona qualsiasi; una volta si sceglie un signore dai capelli lunghi e rossi, e un’altra volta una signora per le natiche basse e flaccide e così via.

1°) Impegnativo! Dovresti darti un gran da fare a palpeggiare…

2°) A occhio, a occhio!

1°) Io mi accontenterei della piazza del Due, dove le coppie possano rincorrersi, prendersi, legarsi e slegarsi.

2°) Hai ragione: la vita non richiede ulteriori pene e supplizi.
Dobbiamo raggiungere piazza dei Martiri, e d’accordo! di cui mi farebbe piacere conoscere la pianta: quale forma potrebbe avere una piazza con un nome così?
Io la posizionerei, se volessi progettarla armonica, secondo la direzione degli otto venti principali, in modo tale che l’incontro di venti umidi e secchi, caldi e freddi, spazzino l’aria putrida e favoriscano la salute fisica e psichica dei cittadini.
Dovrebbe, almeno, avere una leggiadra fontana nel mezzo, con getti d’acqua che rapiscono gli sguardi
Ma, per essere una piazza di martiri, l’aria che tira dev’essere stantia: me la rappresento come una gran conca dove i peggior pensieri vanno a depositarsi.

1°) I martiri s’immolano e la fanno finita, per una giusta causa!

2°) “Giusta”! Siamo fuori dal mondo!
La parola “giusto” indica equilibrio, perfezione, una stella le cui punte toccano un cerchio: ti sfido a trovare queste qualità nella piazza dove andremo. Io non l’ho mai vista, ma se fosse armoniosa avrebbe un altro nome.

1°) Abbiamo ancora da percorrere alcuni chilometri.
Chiacchieriamo tranquilli, senza trascendere.
Non potremmo, comunque, cambiare né forme, né nomi.
Ritorno alla “giusta causa” di cui parlavo prima.
Voglio fare il tuo gioco: per me una giusta causa ha forma di incudine: ci batti tanto sopra finché non ottiene ciò che vuoi. Un trapezio, ecco.

2°) Per me una giusta causa è rotonda: dal suo centro, l’ombelico, si irradia una forza i cui effetti si rincorrono in un dinamismo senza tregua.
Se la causa è quadrata, risulta pianificata perché composta da precise azioni decise, riconosciute, esaminate, valutate, da passi che iniziano da un angolo, consumano il segmento, conquistano l’altro angolo, procedono a balzi, si chetano in una sorta di stabilità.

1°) Se una giusta causa fosse quadrata e rotonda insieme?

2°) Vitruvio! L’Uomo di Vitruvio! Sarebbe veramente giusta come lo stupendo uomo nudo accarezzato dai venti!
Proporzionato, ordinato, armonico, misura di tutte le cose!
Pensa al mistero meraviglioso di un corpo che il Numero d’Oro rende perfetto, concretamente perfetto.
Ti guarda negli occhi, lo sguardo serio, accigliato, i capelli mossi, lunghi, si appropria di cerchio e di quadrato, di cielo e terra insieme e, al centro, l’ombelico, l’unione con la Matrice.
No solo Spirito, no solo Corpo.
Necessario l’uno, indispensabile l’altro.
Immobile e dinamico; concreto e astratto, le mani toccano Terra e Cielo, le gambe si aprono , le gambe si fermano.
E tutto ruota intorno a un punto che potrebbe contenere un codice segreto, il motivo della presenza dell’uomo sulla Terra.
Vorrei aspergermi di polvere dei secoli, ogni mattina.

1°) “Borotalco Saeculorum”! Ma va!
Guarda ‘sto scemo: La precedenza è mia! Non vedi il cartello?
Altro che Uomo di Vitruvio: questo non è neanche Habilis!

2°) Ancora ce n’è di strada per arrivare in piazza dei Martiri.
Chiedo scusa, ma non mi convincono proprio!

1°) Rifletti.
Si tratta di uomini resi compatti e quadrati da convinzioni, teorie, simpatie; ma anche raggianti, travolgenti, rotondi, pronti a giocarsi tutto pur di contrastare torti personali o collettivi.
Con coraggio donano la vita, massima forma e forza di energia.

2°) Basta dire “espressione” e te la cavi…
Mah, io amo l’Uomo di Vitruvio, regale nella sua nudità, a proprio agio nei due mondi, padrone di se stesso e della Terra e del Cielo.
Voglio una piazza intitolata così: “Piazza dell’Uomo di Vitruvio”.
Basta percorrere il perimetro per riacquistare Armonia, danzare sui percorsi chiari, meditare su quelli scuri fatti di piccole pietre lavate dal fiume.
Attorno alla piazza le Porte dei Venti e gemme e le musiche e alberi in fiore.

1°) Bene.
Scrivi sul Tomtom il nome della piazza, così ci vado diretto, senza perdermi in quadrati e in rotondi; mi sento la testa piena di quadri di Vasarely.

2°) Piaz-za dei Mar-ti-ri, numero?

1°) Numero 3

2°) Piazza dei Martiri numero 3.
Ogni tuo desiderio è un ordine.
Oggi sono al tuo servizio.

1°) Ti senti un martire, allora?

2°) Non ci penso proprio.
Il nocciolo della mia azione è trovare il luogo, che sia una piazza quadrata, rotonda, divisa in rettangoli, con tanti cerchi a delimitare gli alberi, con un pozzo nel mezzo o una fontana…
Eccoci!

1°) Ci siamo.
Piazza dei Martiri numero 3.
Bottega ”Porte e Finestre”; guarda che meraviglia: finestre di ogni tipo, bifore, trifore, vetri cattedrale, a un battente, a due battenti, basculanti, vasistas, oblò, oblò da parete e da soffitto, per guardare le stelle.
Finestre per tutti i gusti: quadrate e rotonde.

2°) Io in mezzo alla piazza dipingo una finestra: quadrata per non perdere la rotta nel ritorno; rotonda per camminare in cielo.
In mezzo alla piazza l’Uomo di Vitruvio in un quadro di Magritte.

 



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 LA FORESTERIA "TIZIANO TERZANI" DI CASCINA MACONDO

IL SALONE "GIBRAN" DI CASCINA MACONDO

GLI SPAZI INTERNI DELLA CASCINA

GLI SPAZI ESTERNI DELLA CASCINA

 

 

Il nome "Macondo" che abbiamo dato alla nostra Cascina nel 1992
proviene dal libro "Cent'anni di solitudine" di Gabriel Garcia Marquez

" Macondo era allora un villaggio di venti case di argilla e di canna selvatica costruito sulla riva di un fiume dalle acque diafane che rovinavano per un letto di pietre levigate, bianche ed enormi come uova preistoriche.  Il mondo era così  recente, che molte cose erano prive di nome, e per citarle bisognava indicarle col dito. Tutti gli anni verso il mese di marzo,  una famiglia di zingari cenciosi piantava la tenda vicino al villaggio, e con grande frastuono di zufoli e tamburi faceva conoscere le nuove invenzioni. Prima portarono la calamita. Uno zingaro corpulento, con barba arruffata e mani di passero, che si presentò col nome di Melquìades, diede una truculenta manifestazione pubblica di quella che egli stesso chiamava l'ottava meraviglia dei savi alchimisti della Macedonia.  Andò di casa in casa trascinando due lingotti metallici, e tutti sbigottirono vedendo che i paioli, le padelle, le molle del focolare e i treppiedi cadevano dal loro posto,   e i legni scricchiolavano per la disperazione dei chiodi e delle viti che cercavano di schiavarsi,  e perfino gli oggetti
perduti da molto tempo comparivano dove pur erano stati lungamente cercati,  e si trascinavano in turbolenta sbrancata dietro ai ferri magici di Melquìades…"

 

Si ringrazia Gabriel Garcia Marquez per aver scritto e regalato agli uomini un così grande libro. A lui la nostra gratitudine e il nostro affetto.
 
 
 
 

 

 

Ultimo aggiornamento ( Lunedì 01 Agosto 2011 09:02 )
 

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