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Patrizia Ferraris - urca! si è sparsa la voce anche qui? PDF Stampa E-mail
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Scritto da Tartamella   
Giovedì 21 Luglio 2011 18:16

 

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Affresco romano "Donna con stilo e libro" (detta Saffo)
Pompei, 50 dopo Cristo. (Napoli-Museo Archeologico Nazionale)

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URCA! SI È SPARSA LA VOCE ANCHE QUI?

di Patrizia Ferraris
Cascina Macondo - Scritturalia,  domenica 11 febbraio 2007




Ho un vestito nuovo!!!
Mi piace da matti.
Appena l’ho visto, così tutto incasinato (ah no, patchwork! Si dice patchwork) l’ho mostrato a Roberta, trionfante, e lei: “Questo vestito sei tu!”.
Così l’ho comprato, senza nemmeno chiederne il prezzo.
Alla cassa ho capito perché avevo studiato filosofia. Farsi domande, a volte, è DOVEROSO.
Ma tant’è! Ormai era troppo tardi… e così il vestito, Roberta e io siamo usciti a braccetto dal negozio.
Alla sera ho espresso l’unica mia riserva a Paola: “Dì un po’, sinceramente, non credi che con il tulle sul fondo faccia un po’ troppo bambolina?”
“Noo! …fa zoccola.”
(Giuro che è l’ultima volta che sprono qualcuno a essere sincero. L’ipocrisia in fondo non è poi così male…).
Ora, io oltre che filosofia ho studiato logica.
Ho ben presente il meccanismo delle inferenze: TESI – ANTITESI – SINTESI.
Tesi: “Il vestito coglie la mia intima essenza”
Antitesi: “Il vestito fa zoccola”
Sintesi: “La mia intima essenza è… è…”
Beh, ma siamo davvero sicuri che la sintesi ci debba proprio essere?
In fondo, esistono altre logiche oltre a quella binaria…
Ma poi mi assale un altro dubbio (sembra che l’attività preferita dei dubbi sia quella di tendere imboscate alla sottoscritta: ma oh! Guardate che c’è anche altra gente sulla faccia della Terra!!!). E il dubbio è questo: ma sarà proprio vero, in quest’epoca basata sull’immagine, che è l’abito, dunque il vestito, a fare il monaco?
E mi viene in mente quella volta che stavo aspettando degli amici per andare a cena fuori Torino…
Esterno notte.
La protagonista - io!- in jeans e maglietta che fa tanto Nino D’Angelo, attende gli amici, come al solito in ritardo, in un angolo effettivamente un po’ buio e un tantino fuori mano…
A un tratto lo sciabolare di un faro buca la notte.
Un motorino.
E, sopra al motorino, un uomo.
“Sssss…. Ssss… scusa, ho bevuto un po’!”
“Non si nota mica…”
“Ssssei qua tutte le sere?!?”
“Guardi che ci dev’essere un errore: io NON BATTO”
“Oh, che figura!!!”
E sgomma via. Ma, fatti pochi metri, inverte la rotta e…
“Comunque, è proprio carina!”
E sì, mi dico, proprio un bel truiun…
Mmmmmm…..

Comunque, adesso sono davanti alle segretarie che mi stanno comunicando che, su trentacinque trasfertisti di cui trentaquattro uomini, la persona che stasera dovrà affittare la macchina da sola, per andare in cerca di un albergo diverso da quello in cui sono sistemati tutti gli altri, albergo il cui indirizzo è “Service Area”, ovvero area di servizio, ovvero un motel per camionisti, e inglesi per di più…
Ebbene, quella persona è…
The winner is….
La sottoscritta!!!!
“Ma Barbara, ma io arrivo alle undici e mezza di sera, c’è la nebbia, c’è la pioggia, si guida al contrario, non ho il navigatore, gli inglesi sono ubriachi…e se mi si ferma la macchina?”
“Si ferma a te come a un collega maschio”.
Urca, ha studiato logica anche lei?!?
“Sì, ma lo vedi come sono vestita? Ora, io non dico di essere la Schiffer, ma di notte tutte le vacche sono nere, e…”.
“E l’abito non fa il monaco”.
Lapidaria. Granitica. (O dovrei dire marmorea, in quanto lapidaria? Osservo il suo triplo mento tremolare di indignazione. Meglio granitica, mi sa).
Ho il sospetto che a lei i dubbi non tendano agguati.
Giro sui tacchi, augurandole mentalmente che le si possa quadruplicare la chiappa sinistra, e finisco contro un altro collega.
“Che faccia! Che ti succede?”
Gli faccio una sintesi (a volte le sintesi sono effettivamente necessarie) della situazione.
E lui, con fare salomonico: “Avete voluto la parità?”.
Capisco finalmente il significato dell’espressione “rigurgito di bile”.
Con voce che gronda melassa gli spiego: “Daniel, tesoro, “parità” non significa “uguaglianza”, altrimenti io avrei più muscoli, e tu più neuroni….”
Ri-giro sui tacchi (ancora un paio di settimane così e dovrò far risuolare gli anfibi) e, afferrata la borsa del computer, mi avvio verso l’aeroporto ruminando silenziose maledizioni nei confronti dell’uomo (e della donna, perché esentarla?) sapiens… o, nel caso dei miei colleghi, di quel che ne resta.

Sei ore più tardi faccio il mio ingresso trionfale nella Service Area della tangenziale di Oxford. Sullo sfondo, dietro cinque, no sei, anzi dieci - ommadonna ma quanti sono!?! – camion vedo rilucere delle finestre. Il motel.
Scendo dalla macchina e attraverso la piazzola buia in quello che secondo me è un più che onorevole compromesso fra l’incedere della Regina Elisabetta e lo scatto di Fiona May.
…ancora trenta passi e sono salva!!!!
Ma ecco che due figure emergono dall’ombra.
Aaargh!!! Un’IMBOSCATA!!!!
E questi non sono dubbi… sono camionisti. Inglesi. Ubriachi.
I quali, perfettamente all’unisono (ma da piccoli facevano parte del Piccolo Coro dell’Antoniano?) mi urlano nei timpani: “Very nice!”.
“Very nice WHAT?” latro, metà dobermann e metà pitbull.
E I Piccoli Cantori: “You!”
Ringhio e Morso si accucciano istantaneamente.
Però, pensavo peggio, ‘sti camionisti. Inglesi. Ubriachi.
“Oh, thaaaaank youuuuuu!!! – cinguetto – Sorry, ma adesso devo proprio andare! Domani mattina  presto ho un meeting!”.
E lo Zecchino d’Oro, ammiccando con fare lascivo da telenovela porno-soft: “E perché non lo fai con noi, il meeting?”
Mannaggia, Barbara! Che ti si CENTUPLICHI la chiappa sinistra! E anche tu, vestito! Aveva ragione Paola! Quando torno (SE torno…) in Italia ti incenerisco!!!
Esibendo un sorriso smagliante a 180° mi libero dei miei fans, ottengo la chiave e finalmente guadagno la mia stanza.
Decido di rilassarmi un po’, mi stendo sul letto e mi accingo a leggere. Mentre apro il libro alzo lo sguardo. Sul soffitto, a piombo sul letto, c’è un rilevatore di fumo. Rotondo, bianco, innocuo. Ma… ma cos’è quell’affare che pende dal rilevatore?
Non dico che mi aspettassi un mazzo di rose rosse sul cuscino - i tempi di Rita Hayworth sono passati - , ma cosa diavolo è quella specie di manica a vento bianco-trasparente che si spenzola vogliosamente verso di me? Di consistenza gommosa?
Bleeeaaahhhh….
Oddio, ma come sarebbe finito lì sopra? No, non può essere…
Mi inerpico sul letto, e mi trovo faccia a faccia con quello che la perfida Albione ritiene un adeguato omaggio alla mia femminilità: un goldone. A condom. Inglese. Usato.
E l’ultimo pensiero della giornata mi attraversa come una scossa elettrica le sinapsi: “Urca!…si è sparsa la voce anche qui?”.


 



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 LA FORESTERIA "TIZIANO TERZANI" DI CASCINA MACONDO

IL SALONE "GIBRAN" DI CASCINA MACONDO

GLI SPAZI INTERNI DELLA CASCINA

GLI SPAZI ESTERNI DELLA CASCINA

 

 

Il nome "Macondo" che abbiamo dato alla nostra Cascina nel 1992
proviene dal libro "Cent'anni di solitudine" di Gabriel Garcia Marquez

" Macondo era allora un villaggio di venti case di argilla e di canna selvatica costruito sulla riva di un fiume dalle acque diafane che rovinavano per un letto di pietre levigate, bianche ed enormi come uova preistoriche.  Il mondo era così  recente, che molte cose erano prive di nome, e per citarle bisognava indicarle col dito. Tutti gli anni verso il mese di marzo,  una famiglia di zingari cenciosi piantava la tenda vicino al villaggio, e con grande frastuono di zufoli e tamburi faceva conoscere le nuove invenzioni. Prima portarono la calamita. Uno zingaro corpulento, con barba arruffata e mani di passero, che si presentò col nome di Melquìades, diede una truculenta manifestazione pubblica di quella che egli stesso chiamava l'ottava meraviglia dei savi alchimisti della Macedonia.  Andò di casa in casa trascinando due lingotti metallici, e tutti sbigottirono vedendo che i paioli, le padelle, le molle del focolare e i treppiedi cadevano dal loro posto,   e i legni scricchiolavano per la disperazione dei chiodi e delle viti che cercavano di schiavarsi,  e perfino gli oggetti
perduti da molto tempo comparivano dove pur erano stati lungamente cercati,  e si trascinavano in turbolenta sbrancata dietro ai ferri magici di Melquìades…"

 

Si ringrazia Gabriel Garcia Marquez per aver scritto e regalato agli uomini un così grande libro. A lui la nostra gratitudine e il nostro affetto.
 
 
 
 

 

 

Ultimo aggiornamento ( Lunedì 01 Agosto 2011 09:04 )
 

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