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Matteo Losciale - lacrime di pioggia PDF Stampa E-mail
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Scritto da Tartamella   
Giovedì 21 Luglio 2011 18:07

 

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Affresco romano "Donna con stilo e libro" (detta Saffo)
Pompei, 50 dopo Cristo. (Napoli-Museo Archeologico Nazionale)

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Borgata Madonna della Rovere, 4  -  10020 Riva Presso Chieri - Torino - Italy
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LACRIME DI PIOGGIA

di Matteo Losciale
Cascina Macondo - Scritturalia, domenica 11 febbraio 2007


 
 
 
Eccitante
Con quel suo profumo intenso di femmina
Ammaliatrice e intrigante
Peccaminosamente bella, bella davvero
Selvaggia nel suo modo di vivere


Eccitante
L’aveva conquistato in una notte piovosa
Lui irriverente nel suo modo di essere
Impalpabilmente immerso nel suo fumo
Fumo che celava un fascino speciale

Coinvolgente
Come la loro evidente diversità
Come l’azzurro cielo nel grigiore invernale
Come lo smoking elegante nelle feste di piazza
O un maglione rosso fuoco nelle riunioni di parole

Coinvolgente
Il mondo intero loro sorrideva
Ed essi ne erano follemente innamorati
Passioni intense, profonde, senza limiti
Invidiosi gli scettici che dubitano nell’Amore


Immaginava
Ne erano coinvolti, giorno dopo giorno
Viaggi, desideri, propositi, progetti
Forze speciali nel comune stare insieme
La magia del vero supera l’immaginazione

Pensava
Alle sue ferite d’un tempo
Fatte di storie devote al dio Ragione
Fatte di abitudini ormai scolpite
Abitudini che generano lo stare insieme

Rifletteva
Aveva scommesso sulla vita
E la vita scommetteva su di lei
E lei ci si abbandonava, affogando i rimpianti
Rimpianti fatti di gioie, dubbi e occhi lucidi di pianto


Sorrideva
Al destino, suo complice e amico
I loro corpi si incrociavano entusiasti
Le loro mani inebriate si stringevano
Mani calde, delicate e veritiere


Piangeva
Ebbra di gioia e vera felicità
Tutt’intorno Roma la guardava incantata
Puntò dritto verso il mare, come un richiamo
E rideva, piangeva, mentre la pioggia la avvolgeva….



Lacrime di Pioggia 2

Colmo il mondo
Di folle violenza

Colma l’aria
Di passioni ormai spente
Di valori ormai dimenticati

Colmo il mio cuore
Di desideri mai acquietati
Di speranze inespresse
Di ragionevoli certezze

Colmi i miei occhi
Di scene troppo spesso uguali
Di lacrime per una ragione abbandonata
Nel buio di una notte fredda

Colmo il cielo
Di nuvole e di pioggia
Del vento che le spazza via irriverente
E lascia il campo al rosso tramonto….



Lacrime di pioggia 3

Era ovunque, compagno d’ogni giorno
Lei ne aveva con lui un rapporto ancestrale, quasi passionale
Lo accarezzava diligentemente, lo dirigeva con cura
Lo avvolgeva con la sua mano sapiente
Lui era con lei, fumo e caffè
Spesso all’alba o fino a notte fonda

Sapeva tutto di lei, ne intuiva i gesti
Quando lei era felice, lui svolazzava
Quando lei era plumbea, ne pativa la sua forza
Quando non era in forma, ne sentiva la mancanza

L’aveva vista piangere, ridere, sbuffare
L’aveva vista eccitarsi, di fronte a uno schermo piatto e colorato,
L’aveva sentita imprecare, urlare, entusiasmarsi
E lui svolazzava fra polvere e smog

Finché un giorno, un giorno grigio
La sua dolce anima decise di smettere di correre
Esausto crollò, mai più si mosse
Emanò l’ultimo click e poi salutò

Solo allora, il suo volto capì
Si sbalordì animata da una forza senza ragione
Una lacrima le bagnò il viso candido di trucco
Mentre un nuovo mouse prendeva il posto appena lasciato libero…


 



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 LA FORESTERIA "TIZIANO TERZANI" DI CASCINA MACONDO

IL SALONE "GIBRAN" DI CASCINA MACONDO

GLI SPAZI INTERNI DELLA CASCINA

GLI SPAZI ESTERNI DELLA CASCINA

 

 

Il nome "Macondo" che abbiamo dato alla nostra Cascina nel 1992
proviene dal libro "Cent'anni di solitudine" di Gabriel Garcia Marquez

" Macondo era allora un villaggio di venti case di argilla e di canna selvatica costruito sulla riva di un fiume dalle acque diafane che rovinavano per un letto di pietre levigate, bianche ed enormi come uova preistoriche.  Il mondo era così  recente, che molte cose erano prive di nome, e per citarle bisognava indicarle col dito. Tutti gli anni verso il mese di marzo,  una famiglia di zingari cenciosi piantava la tenda vicino al villaggio, e con grande frastuono di zufoli e tamburi faceva conoscere le nuove invenzioni. Prima portarono la calamita. Uno zingaro corpulento, con barba arruffata e mani di passero, che si presentò col nome di Melquìades, diede una truculenta manifestazione pubblica di quella che egli stesso chiamava l'ottava meraviglia dei savi alchimisti della Macedonia.  Andò di casa in casa trascinando due lingotti metallici, e tutti sbigottirono vedendo che i paioli, le padelle, le molle del focolare e i treppiedi cadevano dal loro posto,   e i legni scricchiolavano per la disperazione dei chiodi e delle viti che cercavano di schiavarsi,  e perfino gli oggetti
perduti da molto tempo comparivano dove pur erano stati lungamente cercati,  e si trascinavano in turbolenta sbrancata dietro ai ferri magici di Melquìades…"

 

Si ringrazia Gabriel Garcia Marquez per aver scritto e regalato agli uomini un così grande libro. A lui la nostra gratitudine e il nostro affetto.
 
 
 
 

 

 

Ultimo aggiornamento ( Lunedì 01 Agosto 2011 09:05 )
 

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