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Maria Emma Gillio - le lezione, ovvero PDF Stampa E-mail
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Scritto da Tartamella   
Giovedì 21 Luglio 2011 18:03

 

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LA LEZIONE, OVVERO ASPETTANDO L’INSEGNANTE!

di Maria Emma Gillio
Cascina Macondo - Scritturalia, domenica 11 febbraio 2007





Siamo al primo piano dell’Istituto superiore intitolato a Eugène Ionesco, una scuola nuova, all’«avanguardia»…!

Tic, tac, tic, tac, tic, tac… non è la cadenza del metronomo dell’aula di musica coordinata dal prof. Biancospino, non è neppure l’orologio della scuola che scandisce gli ultimi minuti di libertà sfruttati da alcuni allievi per un veloce studio della lezione consultando gli appunti del compagno diligente, e da altri per la copiatura degli esercizi di matematica e di inglese dal quaderno dell’allievo secchione.
La maggior parte però è incurante degli obblighi scolastici e non si dimostra neppure angosciata per non aver studiato e non essersi quindi preparata ad affrontare l’imminente compito in classe.
Anche quelli che devono “passare” all’interrogazione programmata conoscono poco o quasi nulla della materia, ma si considerano comunque bravi e soprattutto meritevoli di elogi per non aver “tagliato” e per non aver messo così a repentaglio l’altrui quasi-sufficienza a causa di una inaspettata interrogazione.
Poi, nell’angolo del corridoio, qualcuno dà segni di vita: sono gli sportivi! Stanno tutti seduti a terra, gli zaini buttati alla rinfusa, discutono di fantacalcio e parlano animatamente della partita di Coppa Uefa e commentano i goal, la formazione delle squadre, i ct., gli arbitri…
Un ragazzino, per ammazzare il tempo di attesa, gioca con le stampelle di Pierferdinando, che si è rotto il piede cadendo, durante la gara di corsa agli ostacoli.

Tic, tac, tic, tac, tic, tac…
Jenny sta inviando un sms da un cellulare trovato per caso (con grande invidia di taluni) da qualche parte, a scuola.
L’amica smanetta il suo quadriband di ultima generazione che i genitori le hanno appena regalato in occasione del compimento del suo quattordicesimo anno di età, quello che servirà per filmare, ad alta definizione, l’abbigliamento dell’insegnante o fotografare tutti i docenti del consiglio di classe per farne il calendario o mettere su Internet una bella scena di attacco d'ira della prof causatole dall’ennesima spiegazione della formula della sottrazione da impostare con Excel.
Infine Deborah sta chiamando (oh, pardon! videochiamando) l’amichetto che frequenta il corso situato nell’altra ala dell’istituto: non bisogna perderlo di vista!
Vicino a un’aula, una coppia di giovani eterosessuali si stringe in un abbraccio appassionato e si scambia baci all’ultimo respiro appoggiata al termosifone (forse per aumentare il calore della passione?), incurante degli sguardi degli operatori scolastici o dei docenti che le passano accanto per recarsi nelle rispettive classi.
A quella vista, taluni insegnanti procedono con aria indignata o con fare pseudo-disinvolto, altri sono un poco imbarazzati, alcuni scuotono il capo e c’è anche chi emette un sommesso colpetto di tosse per cercare di sminuire la tensione amorosa, ma invano, non c’è soluzione di continuità!!!
E i prof continuano a transitare maestosi, registri sotto il braccio, reggendo una greve cartella contenente libri, appunti, esercizi, circolari, foglio delle supplenze, esercizi riepilogativi da svolgere in classe o da assegnare per casa, compiti corretti, compiti da correggere… da correggere?
E come si permette un docente di varcare la soglia della scuola con i compiti da correggere… e poi, forse, questo docente pretende(rà) che gli allievi abbiano svolto diligentemente tutti quelli loro assegnati la settimana precedente.
Anche se quei compiti in classe sono stati eseguiti solo il giorno antecedente (talvolta solo l’ora precedente), devono essere già corretti!
Desiderio irrealizzabile? Sogno? Assurdo… assurdo? Ma mica siamo a teatro!

Tic, tac, tic, tac, tic, tac…
Il ticchettio annuncia l’arrivo della prof.ssa Erbetta. Estrae dalla sua borsa una custodia e ne toglie una scheda con banda magnetica che permetterà l’apertura della porta di sicurezza.
“Banda magnetica?” si domanda stupito qualche allievo. “E sì, siamo in una scuola all’«avanguardia»”, risponde compiaciuto un altro.
“Ah, meno male, questa volta il meccanismo funziona, il contatto è stato ripristinato”, esclama sospirando l’insegnante che per una settimana ha dovuto ricorrere all’operatrice e alla sua chiave passe-partout per entrare nel laboratorio. La causa? Alcuni allievi avevano inserito un filo d’erba nella fessura predisposta per l’introduzione della tessera!
Aperta la porta, l’insegnante cede il passo agli allievi, novelle vittime del dovere e dell’angoscia del vivere quotidiano, che sfilano abbigliati con abiti fatti con lo stampino, che li spogliano della loro personalità e che li obbligano a sistemare la fibbia della cintura, tassativamente e vistosamente firmata, un poco più spostata sul fianco per farsi distinguere e per essere originali.
Entrano stancamente e (talvolta senza essere obbligati o pregati) prendono il posto loro assegnato all’inizio dell’anno scolastico.
Durante l’appello, la più carina della classe è assente, anzi “temporaneamente assente”, ribadiscono i compagni, perché sanno che Erika si è “temporaneamente” appartata nel bagno con l’amichetto conosciuto sabato sera alla discoteca «Les chaises» per scambiare un bacio furtivo e combinare il prossimo incontro.
Al suo ingresso in aula, inutile chiederle una giustificazione dei dieci minuti di ritardo perché sarebbe costretta a rispondere che la colpa è del treno che non è arrivato puntuale.
Ora le sedie sono tutte occupate, a esclusione di quelle rimaste vuote a causa degli assenti per malattia, per “mal di compiti” ecc.
Ciononostante, ci sono solo corpi che, avulsi dalla realtà della classe e della lezione, continuano a ripetere ciò che accadeva all’esterno, durante l’attesa dell’insegnante.
Una cosa tuttavia è cambiata: adesso tutti (o quasi) stanno tranquillamente seduti sulla propria sedia! Però, senza la preoccupazione di appoggiare sulla scrivania la penna o il libro (che alla fine di gennaio ancora deve essere ordinato o anche solo ritirato dal libraio).
Manca anche il libretto delle giustificazioni delle assenze del mese passato che il genitore, distrattamente, al mattino si è dimenticato di firmare.
Non c’è neppure il quaderno giusto, quello relativo alla lezione in corso, per prendere appunti (non serve, tanto ci sono quelli che il compagno provvederà a fotocopiare e a distribuire).
“Ma perché tutta questa negligenza? Non dovrebbe essere ormai tutto automatizzato fin dalla lontana scuola elementare?”, si chiede stupita la prof.
Ed ecco la risposta. Perché i tempi sono cambiati! Perché ci sono altri automatismi, peraltro tassativamente proibiti dal regolamento scolastico: posizionare il cellulare in modo da non fare udire al docente eventuali vibrazioni, per accorgersi di una (video) chiamata, o percepire immediatamente gli sms in arrivo che invitano un fanciullo o una fanciulla a uscire dalle classe per incontrare qualcuno con cui scambiare quattro parole fuori, dietro la porta, in fondo al corridoio, al bar, per le scale, in ascensore… o fumare… sulle scale di sicurezza.
Seguono poi le convulsioni scimmiesche per rispondere immediatamente alle chiamate rendendone partecipi gli amichetti, naturalmente senza farsi accorgere dall’insegnante che intanto sta solamente spiegando come si calcola il debito residuo di in mutuo decennale, dopo il pagamento di nove rate annuali.
Poi c’è un altro assillante automatismo: posizionare le cuffie del lettore CD! Devono essere portate lentamente alle orecchie e celate ben bene dai capelli. Poi si pensa a regolare il volume della musica che deve essere tenuto un poco basso per evitare che si oda nei dintorni.
Una domanda a questo punto s’impone: “Perché anche qualcun altro non può prendere parte alla performance?”
Allora Simo passa furtivamente una cuffia alla compagna di banco così il divertimento è condiviso e raddoppiato (due is meglio che one).
Così l’esposizione degli argomenti è fluttuata in una classe divisa in due parti, tra l’udito e il non udito, il senso e il non senso, tra il bene e il male, tra sogno e realtà e l’insegnante ha terminato di spiegare l’oggetto della lezione e, pertanto, il suo compito istituzionale si è compiuto! Solo quello della prima ora… memento!

Mah!
La prof.ssa Erbetta si rende conto che la scuola è formata da chi vuole trasmettere conoscenze e chi le rifiuta, da chi vuole insegnare a imparare e chi vuole restare ignorante, da chi teme di non riuscire a svolgere il programma e chi vuole solo far passare i giorni nella solitudine e nell’angoscia dell’istituzione scuola, tra agitazione e tranquillità, tra l’ordine quasi maniacale e i banchi torturati da pennarelli multicolori indelebili e dal bianchetto altrettanto nocivo sia per la scuola sia per il comune senso dell’ordine e del rispetto della libertà altrui, di chi desidera vedersi circondato da cose belle, tra l’amore per una professione e l’orrore per lezioni, compiti, libri, prof…

“Ma perché questo (apparente, reale, assurdo) disinteresse?”
“Perché la lezione è arida ed esige uno sforzo d’attenzione terribile, a volte penoso”. “Allora” - si interroga l’insegnante che ha scoperto tutti gli artifici messi in atto dagli allievi per evadere dalla realtà, per eludere i controlli - “allora le sedie sono vuote o sono occupate da corpi coscienti del luogo in cui si trovano?”
In mezzo al disagio della non appartenenza, tra assurdità mescolate a banalità, tra libertà giovanile da rispettare e deontologia del docente da difendere, che cosa auspicava la prof?
Al posto delle sedie riscaldate, auspicava la presenza vivida di “allievi modello” di oggi, in attesa di diventare giovani europei in grado di svolgere dignitosamente e con professionalità un lavoro e diventare futuri padri e madri di domani, educatori ed educatrici dei propri figli.

M.me le professeur, esigente con se stessa come lo era con gli altri, continuava a tormentarsi, a studiare i caratteri, a impiegare osservazione e fantasia, humour ed emozioni, si dibatteva ripetutamente tra due esigenze: il dovere dell’insegnante e il divertimento degli allievi.

Ma venne un giorno! Un’allieva le si avvicinò e le suggerì:
“Professoressa, se si mette a ridere con noi, vedrà che si divertirà anche lei durante la lezione!”

Tic, tac, tic, tac, tic, tac…
Il suono dei soliti tacchi a spillo. E il ticchettio si perde nel lungo corridoio e giù per le scale.


 



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 LA FORESTERIA "TIZIANO TERZANI" DI CASCINA MACONDO

IL SALONE "GIBRAN" DI CASCINA MACONDO

GLI SPAZI INTERNI DELLA CASCINA

GLI SPAZI ESTERNI DELLA CASCINA

 

 

Il nome "Macondo" che abbiamo dato alla nostra Cascina nel 1992
proviene dal libro "Cent'anni di solitudine" di Gabriel Garcia Marquez

" Macondo era allora un villaggio di venti case di argilla e di canna selvatica costruito sulla riva di un fiume dalle acque diafane che rovinavano per un letto di pietre levigate, bianche ed enormi come uova preistoriche.  Il mondo era così  recente, che molte cose erano prive di nome, e per citarle bisognava indicarle col dito. Tutti gli anni verso il mese di marzo,  una famiglia di zingari cenciosi piantava la tenda vicino al villaggio, e con grande frastuono di zufoli e tamburi faceva conoscere le nuove invenzioni. Prima portarono la calamita. Uno zingaro corpulento, con barba arruffata e mani di passero, che si presentò col nome di Melquìades, diede una truculenta manifestazione pubblica di quella che egli stesso chiamava l'ottava meraviglia dei savi alchimisti della Macedonia.  Andò di casa in casa trascinando due lingotti metallici, e tutti sbigottirono vedendo che i paioli, le padelle, le molle del focolare e i treppiedi cadevano dal loro posto,   e i legni scricchiolavano per la disperazione dei chiodi e delle viti che cercavano di schiavarsi,  e perfino gli oggetti
perduti da molto tempo comparivano dove pur erano stati lungamente cercati,  e si trascinavano in turbolenta sbrancata dietro ai ferri magici di Melquìades…"

 

Si ringrazia Gabriel Garcia Marquez per aver scritto e regalato agli uomini un così grande libro. A lui la nostra gratitudine e il nostro affetto.
 
 
 
 

 

 

Ultimo aggiornamento ( Lunedì 01 Agosto 2011 09:06 )
 

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