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Luisa Maria Ramasso - insegnare vuol dire... PDF Stampa E-mail
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Scritto da Tartamella   
Giovedì 21 Luglio 2011 17:24

 

                                           SMETTERE O CONTINUARE...?


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Affresco romano "Donna con stilo e libro" (detta Saffo)
Pompei, 50 dopo Cristo. (Napoli-Museo Archeologico Nazionale)

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INSEGNARE VUOL DIRE

SAPER IMPARARE

di Luisa Maria Ramasso
Cascina Macondo - Scritturalia, domenica 11 febbraio 2007




“Bene, ragazzi. Il tempo è scaduto. Consegnatemi i vostri temi.
Noemi! Come al solito hai lasciato il foglio in bianco. Proprio non vuoi sforzarti di far uscire qualcosa da quella testolina capricciosa?”
“Scusi tanto, professor Frola. È che io sul terrorismo non sono molto informata e allora…”
“Li senti i telegiornali? Li ascolti i discorsi degli adulti? o pensi soltanto alle tue fantasie?”
“Noemi!”
“Mamma. E tu che ci fai qui?”
“Noemi!”
“Giulia.”
“Noemi, non ti faccio più amica.”
“Ma Giulia, per un tema…”
“Sì, sì, per un tema. Non ti faccio più amica, ecco.”
“Giulia.”
“Me ne vado. Lontano lontano.”
“Giulia! Giulia! Giulia!”

Lo stridìo inumano della sveglia da comodino la fece sussultare nel letto.
“Giulia!” gridò ad alta voce.
Ma che Giulia! Siamo nel 2005, per fortuna. Finite le crisi fanciullesche. Adesso, Noemi, sei dall’altra parte della cattedra! Alzati su, lesta che i tuoi alunni ti aspettano.
La lezione ce l’hai alle 8: la prima ora. Su, non farli aspettare. Lo sai quanto pendano dalle tue labbra.
Eh sì, Noemi amava molto insegnare, così quanto amava imparare. E pensare che da ragazzina non amava molto fare i temi. Però scriveva. Scriveva molto: racconti, fiabe, filastrocche… Tutto quel che le farfugliava nella mente. Faceva fatica a stare nella realtà del momento. Viaggiava sempre con la mente. Non stava mai ferma. Perciò i temi del professor Frola non riusciva a svolgerli, erano sempre ispirati ad argomenti di attualità!
Noemi sorrise divertita ricordando l’espressione incredula di detto professore alla notizia che lei, l’allieva che non svolgeva i temi, si era laureata alla facoltà di lettere a indirizzo filosofico con un bel 110 e lode, presentando una tesi sul linguaggio attuale.
Roba da non credere!
Ma adesso Noemi era passata nel ruolo di insegnante. Su, Noemi, corri. O farai tardi a scuola! Amava molto i suoi allievi. Non si può dire che avesse delle preferenze. Li amava tutti allo stesso modo. Anzi no: ciascuno a suo modo. Con ciascuno di loro aveva un rapporto speciale.
Entrò in classe, come al solito, alle 7,30. Vi erano già Elisa, Barbara ed Eleonora che ridevano e scherzavano nell’attesa.
“Oh, il trio” fece lei sorridendo.
Sì, quelle tre ragazzine erano sempre insieme. Qualcuno le chiamava le gemelle siamesi.
“Ciao, Noemi” dissero in coro.
“Ciao, ragazze. Tutto O.K.? Siete in forma?
“Tutto O.K., tutto O.K.!”
Alla vista della loro insegnante preferita si dipinse su quei volti fanciulleschi una sfumatura di sicurezza.
Poi incominciarono ad arrivare altri compagni e Noemi da esperta insegnante iniziò una conversazione che aveva come tema i loro giochi di società.
A mano a  mano che i suoi allievi si coinvolgevano nella discussione, faceva loro notare gli errori grammaticali anche facendo mini-esempi alla lavagna, ma senza dilungarsi troppo per non annoiarli. Li esortava invece a dare il loro parere in merito alla discussione.
Certo che la lezione di grammatica svolta in questo modo è più divertente di una lezione di ginnastica, disegno o musica! C’è però una cosa che lascia pensare; quando era ora di mettere i voti sulla pagella, come faceva se durante la sua ora non interrogava mai?
Vi sbagliate. Noemi aveva anche un modo tutto suo modo, tutto particolare, di interrogare; coinvolgeva i suoi alunni a mettere in piedi delle mini-pièces in cui si interrogavano a vicenda su argomenti qua e là di storia, geografia, linguistica… ponendo molta attenzione sulla forma grammaticale in cui essi formulavano le loro domande e risposte.
Eh sì, Noemi era proprio un’insegnante ad hoc! Peccato che non l’abbia avuta io!


 



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 LA FORESTERIA "TIZIANO TERZANI" DI CASCINA MACONDO

IL SALONE "GIBRAN" DI CASCINA MACONDO

GLI SPAZI INTERNI DELLA CASCINA

GLI SPAZI ESTERNI DELLA CASCINA

 

 

Il nome "Macondo" che abbiamo dato alla nostra Cascina nel 1992
proviene dal libro "Cent'anni di solitudine" di Gabriel Garcia Marquez

" Macondo era allora un villaggio di venti case di argilla e di canna selvatica costruito sulla riva di un fiume dalle acque diafane che rovinavano per un letto di pietre levigate, bianche ed enormi come uova preistoriche.  Il mondo era così  recente, che molte cose erano prive di nome, e per citarle bisognava indicarle col dito. Tutti gli anni verso il mese di marzo,  una famiglia di zingari cenciosi piantava la tenda vicino al villaggio, e con grande frastuono di zufoli e tamburi faceva conoscere le nuove invenzioni. Prima portarono la calamita. Uno zingaro corpulento, con barba arruffata e mani di passero, che si presentò col nome di Melquìades, diede una truculenta manifestazione pubblica di quella che egli stesso chiamava l'ottava meraviglia dei savi alchimisti della Macedonia.  Andò di casa in casa trascinando due lingotti metallici, e tutti sbigottirono vedendo che i paioli, le padelle, le molle del focolare e i treppiedi cadevano dal loro posto,   e i legni scricchiolavano per la disperazione dei chiodi e delle viti che cercavano di schiavarsi,  e perfino gli oggetti
perduti da molto tempo comparivano dove pur erano stati lungamente cercati,  e si trascinavano in turbolenta sbrancata dietro ai ferri magici di Melquìades…"

 

Si ringrazia Gabriel Garcia Marquez per aver scritto e regalato agli uomini un così grande libro. A lui la nostra gratitudine e il nostro affetto.
 
 
 
 

 

 

Ultimo aggiornamento ( Lunedì 01 Agosto 2011 09:06 )
 

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