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Bianca Brandi - a San Valentino l'amore sta lì PDF Stampa E-mail
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Scritto da Tartamella   
Giovedì 21 Luglio 2011 16:54

 

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A SAN VALENTINO L’AMORE STA LÌ!

di Bianca Brandi
Cascina Macondo - Scritturalia, domenica 11 febbraio 2007




Troppo facile sarebbe riprendere le solite note: basta con San Valentino, una festa solo commerciale, una festa priva di significato! Altrettanto trita l’opposta tendenza, tutta miele, zucchero e iperglicemia; cuori, fiori e baci Perugina, e l’immancabile completino di pizzo per rendere quella serata… unforgettable.
Quest’anno affronto la ricorrenza con un occhio nuovo: sì, proprio un occhio. Nel senso che mi guardo intorno, nella vita di tutti i giorni, e osservo amici, colleghi e conoscenti prepararsi a vivere la terribile ricorrenza, e ve ne offro uno spaccato. Vi servirà, credetemi, per prendere atto che la realtà, al solito, supera ogni immaginazione.
La prima persona che vi presento è Gianna, 22 anni, artigiana. Ha rasentato l’anoressia per sostenere una competizione di tipo estetico con il suo ex; sì,  proprio una gara estetica, nata solo nella sua testa, per determinare chi dei due avesse un fisico migliore, scolpito e bello. Ovviamente Gianni, il suo ex, lavorava sodo in palestra e come manovale, il che aiuta a tenere sotto controllo la linea, ma a tavola faceva onore al piatto; si sentiva a posto con se stesso e se le altre lo guardavano con occhi adoranti… beh, a chi non fa piacere? Ma Gianna la viveva male, ha smesso di mangiare inseguendo il bisogno di una magrezza senza forza, è diventata gelosa in modo ossessivo, ha cominciato a martellarlo per essere sposata. Risultato, Gianni ha girato i tacchi ed è tornato da sua madre. Come credete che si prepari Gianna a San Valentino? Ha un nuovo “fidanzato”, le virgolette le mette lei stessa, tanto per non stare da sola che non fa trendy, assolutamente incapace di dimostrare qualsiasi affetto o anche solo simpatia. Ma Gianna non sa camminare da sola senza una stampella; Gianna è già una vecchia signora, malgrado l’età. Quella sera preparerà la casa e la cenetta con il suo bel completino di pizzo e aspetterà da lui la dimostrazione di un affetto che non c’è, guardando nel vaso la rosa rossa che si è regalata da sola, per non  restare troppo delusa, sentirsi troppo sola e ancora troppo, troppo magra.

Elena ha solo 15 anni, è una studentessa modello, ma nessuno dei suoi compagni si è ancora accorto dei suoi grandi e profondi occhi neri, della cura che pone ogni giorno nel vestirsi per essere sempre gradevole, della sua intelligenza, del suo fisico longilineo e di quel bel seno che le è da poco spuntato e di cui è tanto orgogliosa. Ma lui, quello della 4a B, dove li ha gli occhi? Elena ha deciso: quest’anno mi vesto tutta di nero, in modo che tutti quelli che mi vedono si rendano conto che per me S. Valentino non esiste. E’ il discorso della volpe all’uva? No, è solo un modo per soffrire meno e dimostrarsi molto, molto intellettuale.

Angela, invece, è una donna coraggiosa. Ha quasi 60 anni, fa l’impiegata. Ha passato 30 anni a farsi maltrattare psicologicamente dal marito per amore dei figli e della famiglia, poi ha preso il coraggio e lo ha lasciato; i figli le hanno voltato le spalle, i suoi genitori sono mancati. Ma lei non si arrende e insieme con Angelo sta preparando… altro che San Valentino, sta preparando il loro matrimonio, in primavera, senza illusioni, senza famiglia alle spalle, ma circondati da amici e con una gioia e un’allegria tanto, tanto contagiosa.

Daniela e Daniele sono una coppia di sposi trentenni. Sono delicati e teneri l’uno nei confronti dell’altro, da sempre. Si preparano in modo leggero, magari una cena al Cinese e poi a bere qualcosa con gli amici. Nel cuore il ricordo del loro grande dolore, di quella piccola vita spezzata alla 39a settimana, quando ormai mancava un respiro ad averla fra le braccia. Ma si fanno sostegno uno all’altra, con i piccoli gesti della vita quotidiana e covano un sogno e una speranza: provare ancora, appena sarà possibile, e questa volta sarà magnifico; veramente, veramente magnifico.

Anche quest’anno, come negli ultimi dieci, Stefano invierà un messaggio a Stefania, e le ricorderà quanto la ama; tanto da aspettare sempre in silenzio e nell’ombra che lei gli rivolga un gesto, gli conceda il privilegio di un caffè e di una chiacchierata insieme. Lui crede nei miracoli, nel miracolo dell’amore che un giorno, anche lontano da San Valentino, riporterà Stefania da lui, come tanto tempo fa (ma a lui sembra ieri) e lo renderà forte al punto di non perderla mai più. Stefania, da parte sua, leggerà il messaggio, lei se lo aspetta; è un rito, forse l’unico del suo San Valentino; sorriderà, risponderà ringraziando per la dedizione, ma non darà false speranze. Come al solito, molto, molto corretta e controllata.

Arianna compie 20 anni domani e a San Valentino ha da sciogliere un dilemma: il fidanzato A, oppure quello nuovo, il fidanzato B? Come si dice? Il dilemma è cornuto, e questo mi pare il caso più appropriato. Sapete quali sono gli argomenti di valutazione di Arianna? Il fidanzato A è un casalingo pantofolaio ed economicamente non se la passa tanto bene. Invece il fidanzato B aspetta un rimborso considerevole dall’assicurazione che gli permetterà di cambiare moto, comprare un’auto e farle qualche bel regalo. E poi per San Valentino lui le cucinerà i gamberoni, che sono meglio di un mazzo di fiori destinato a seccarsi. A questo punto direi che al fidanzato A restano poche, poche speranze.

Ma allora dove sta l’amore, quello vero? “L’amore non è nel cuore” cantava Finardi, “ma è riconoscersi dall’odore”, ma anche dal portafogli, aggiungerebbe Arianna.
Daniela direbbe che sta nel vivere insieme la vita, con forza e dolcezza.
Stefano dice che sta nella speranza di un cambiamento, Angela crede che stia nella forza della vita che vuole cambiare pagina.
Io non ho la risposta assoluta, ma credo proprio che l’amore stia lì, sul comodino, accanto a letto, fra i libri già letti e quelli ancora da leggere, nella quotidianità, l’ultimo pensiero prima di dormire e il primo al risveglio. Davvero molto, molto semplice.

 



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 LA FORESTERIA "TIZIANO TERZANI" DI CASCINA MACONDO

IL SALONE "GIBRAN" DI CASCINA MACONDO

GLI SPAZI INTERNI DELLA CASCINA

GLI SPAZI ESTERNI DELLA CASCINA

 

 

Il nome "Macondo" che abbiamo dato alla nostra Cascina nel 1992
proviene dal libro "Cent'anni di solitudine" di Gabriel Garcia Marquez

" Macondo era allora un villaggio di venti case di argilla e di canna selvatica costruito sulla riva di un fiume dalle acque diafane che rovinavano per un letto di pietre levigate, bianche ed enormi come uova preistoriche.  Il mondo era così  recente, che molte cose erano prive di nome, e per citarle bisognava indicarle col dito. Tutti gli anni verso il mese di marzo,  una famiglia di zingari cenciosi piantava la tenda vicino al villaggio, e con grande frastuono di zufoli e tamburi faceva conoscere le nuove invenzioni. Prima portarono la calamita. Uno zingaro corpulento, con barba arruffata e mani di passero, che si presentò col nome di Melquìades, diede una truculenta manifestazione pubblica di quella che egli stesso chiamava l'ottava meraviglia dei savi alchimisti della Macedonia.  Andò di casa in casa trascinando due lingotti metallici, e tutti sbigottirono vedendo che i paioli, le padelle, le molle del focolare e i treppiedi cadevano dal loro posto,   e i legni scricchiolavano per la disperazione dei chiodi e delle viti che cercavano di schiavarsi,  e perfino gli oggetti
perduti da molto tempo comparivano dove pur erano stati lungamente cercati,  e si trascinavano in turbolenta sbrancata dietro ai ferri magici di Melquìades…"

 

Si ringrazia Gabriel Garcia Marquez per aver scritto e regalato agli uomini un così grande libro. A lui la nostra gratitudine e il nostro affetto.
 
 
 
 

 

 

Ultimo aggiornamento ( Lunedì 01 Agosto 2011 09:08 )
 

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