Home Archivio News-Eventi Paolo Severi - viaggia nel tempo
  • An Image Slideshow
  • An Image Slideshow
  • An Image Slideshow
  • An Image Slideshow
  • An Image Slideshow
  • An Image Slideshow
  • An Image Slideshow
  • An Image Slideshow
  • An Image Slideshow
  • An Image Slideshow
  • An Image Slideshow
  • An Image Slideshow
  • An Image Slideshow
  • An Image Slideshow
  • An Image Slideshow
  • An Image Slideshow
  • An Image Slideshow
  • An Image Slideshow
  • An Image Slideshow
  • An Image Slideshow
  • An Image Slideshow
  • An Image Slideshow
  • An Image Slideshow
  • An Image Slideshow
Paolo Severi - viaggia nel tempo PDF Stampa E-mail
Votazione Utente: / 0
ScarsoOttimo 
cassetto degli articoli - armadio degli articoli
Scritto da Tartamella   
Giovedì 21 Luglio 2011 15:36

 

                                           SMETTERE O CONTINUARE...?


Hai letto questo testo di Scritturalia?

Esprimi il tuo apprezzamento, da scarso a ottimo.
Non è un concorso. Non c’è nessun premio. Tu e l’autore non vincerete nulla.
Perché votare allora? Semplicemente perché il tuo giudizio di lettore anonimo,
onesto, schietto e disinteressato, potrà essere utile all’autore.
La tua disponibilità a un semplice click come stimolo per lo scrittore/scrittrice
a ripensare e a migliorare la propria scrittura…

 

scritturaliafoto

Affresco romano "Donna con stilo e libro" (detta Saffo)
Pompei, 50 dopo Cristo. (Napoli-Museo Archeologico Nazionale)

che cos’è SCRITTURÀLIA


LEGGI I RACCONTI DI SCRITTURALIA



possibilità di pernottamento
presso la Foresteria “Tiziano Terzani” di Cascina Macondo
a costi di Bed and Breakfast

 

LOGO
Cascina Macondo
Centro Nazionale per la Promozione della
Lettura Creativa ad Alta Voce e Poetica Haiku
Borgata Madonna della Rovere, 4  -  10020 Riva Presso Chieri - Torino - Italy
Questo indirizzo e-mail è protetto dallo spam bot. Abilita Javascript per vederlo. Questo indirizzo e-mail è protetto dallo spam bot. Abilita Javascript per vederlo. www.cascinamacondo.com

 

 

 

VIAGGIA NEL TEMPO

di Paolo Severi
Cascina Macondo - Scritturalia, domenica 15 aprile 2007




“The rubbish collector”. Così mi chiamavano gli amici, per la mia incapacità di buttare via le cose. Generalmente, i collezionisti sono dei maniaci di ordine, catalogazione, organizzazione… io, no! Cantina, solaio, cassetti, studio, anche la bottega, un casino indemoniato di cose ammucchiate, che sembra sia appena scoppiata una magica bomba in grado di buttare tutto all’aria, senza però rompere nulla.
Frammenti di viaggi, progetti incompiuti, macchinari di varia natura, quaderni per appunti, scatole piene di fotografie, sculture di vario genere, molte delle quali solo abbozzate…
I traslochi, pochi per fortuna, sono sempre stati traumatici. L’idea era sempre: “Va bene, ne approfitterò per mettere un po’ in ordine…” E, a mano a mano che riempivi scatoloni alla rinfusa, ogni oggetto sembrava prendere vita, contava di storie passate, di sogni abbozzati, di scelte che sono state e non sono state prese. Cammino. Sì, briciole di cammino. Non buttavi via quasi niente, riempivi scatoloni, nella speranza che il nuovo solaio li potesse ospitare con tranquillità.
Poi, il nubifragio. Quasi tutta la città ne fu devastata, e anche casa tua… tutti i vetri delle finestre rotti, il tetto scoperchiato, fiumi d’acqua giù per le scale, un inferno. Mezz’ora d’inferno. Il solaio, col tetto squarciato, la lana di vetro che, invece di isolare, mischiava tutto in una lurida poltiglia… Sono stato costretto buttare via tonnellate di cianfrusaglie. La situazione di emergenza non dava scampo: bisognava risolvere i problemi più gravi con immediatezza. Quanta roba buttata dalla finestrella del solaio. Ne soffro ancora adesso, a distanza di quasi trent’anni. La raccolta dei quarantacinque giri, fra cui tutto Fabrizio De Andrè, completamente distrutta. Libri di scuola miei e dei miei ragazzi. Giochi e giocattoli, vestiti, cassetti pieni di sogni… Giù dalla finestrella. Le nuvole sono ancora nere, e devo coprire in fretta con dei teli di plastica.
Passano gli anni, e nuova roba si accumula.
Devo ristrutturare la casa; con un po’ di fantasia architettonica posso recuperare un paio di stanze, abbassando un po’ il piano del solaio, soppalcando da quella parte… Certo, mi tocca di sgomberare il solaio; vorrà dire che ne approfitterò per fare un po’ di pulizia.
Svuoto uno scaffale. Trenta annate di “Lapidary Journal”, una rivista scientifica americana, che regalerò a un’associazione di categoria, ma quanto pesano, e come sono ingombranti! Sposto lo scaffale e, nell’asse su cui era appoggiato, … un buco. Dentro al buco, anche poco impolverata perché in qualche modo è stata protetta per tutto questo tempo, un’automobilina. Gialla. Sullo stile di quelle di Paperino. Costruita con il Das, quel magico materiale che, chissà perché, usano solo i bambini.
Ferdinando, mio figlio, avrà avuto un sei, sette anni quando l’ha modellata. E come aveva lavorato bene. Impossibile non commuoversi. Adesso è ingegnere, rigoroso come un vigile svizzero, ma allora le sue mani si allenavano a plasmare il mondo con la fantasia di un bambino. Niente da fare. La macchina del tempo si è messa in movimento e tanto vale lasciarla andare dove vuole. Le macchine del tempo sono cose strane, mutevoli, inaspettate. Talvolta, possono assumere la forma di una vecchia automobilina gialla. E vedi le manine che hanno modellato quel gioco, le vedi crescere, cercare e allontanare e nuovamente cercare quelle di Francesca, sua sorella, le vedi che toccano i tasti del pianoforte, che, segnate dalla nicotina, corrono sulle corde della chitarra, che fremono in cerca di avventura e di verità, sicure e decise che zampettano sul computer a compilare formule magiche di argomenti per te inaccessibili… in attesa che, sia la chitarra, sia altri momenti e stimoli creativi, reclamino con urgenza il proprio spazio.
Un po’ ti riconosci in quel cammino. E vedi gli attriti, gli incontri, le apparenti incomprensioni, le distanze e i contatti.
Sei, in qualche modo, a bordo di quella vecchia automobilina gialla. Perché andare avanti? Proviamo a fare inversione a “U”. Andiamo indietro. Mio padre, lavoro, famiglia, valori, pittura, distanze, contatti,… mia madre che, anziché all’arte, si dedicava all’altruismo… gente meravigliosa. Anche molto ordinata. Dote che non ho ereditato. E i nonni… quasi non c’erano le automobili ai loro tempi.
Mi viene il sospetto che quell’automobilina gialla stia girando in tondo.
Ora c’è mio nipote Francesco che corre per casa, non ha ancora quattro anni, ma già si pone mille perché e mi rivolge mille domande.
Ho un grosso problema da risolvere. Che me ne faccio di questa automobilina gialla? La tengo? La butto? La regalo a Francesco? Non sarà pericoloso farlo giocare con una macchina per viaggiare nel tempo alla sua età? E se le fa fare un viaggio nella vaschetta dei pesci rossi? Chissà, forse, ne vale la pena.



Viaggia nel tempo,
gialla automobilina.
Non ti fermare.

 



5x100
 
 
 

 LA FORESTERIA "TIZIANO TERZANI" DI CASCINA MACONDO

IL SALONE "GIBRAN" DI CASCINA MACONDO

GLI SPAZI INTERNI DELLA CASCINA

GLI SPAZI ESTERNI DELLA CASCINA

 

 

Il nome "Macondo" che abbiamo dato alla nostra Cascina nel 1992
proviene dal libro "Cent'anni di solitudine" di Gabriel Garcia Marquez

" Macondo era allora un villaggio di venti case di argilla e di canna selvatica costruito sulla riva di un fiume dalle acque diafane che rovinavano per un letto di pietre levigate, bianche ed enormi come uova preistoriche.  Il mondo era così  recente, che molte cose erano prive di nome, e per citarle bisognava indicarle col dito. Tutti gli anni verso il mese di marzo,  una famiglia di zingari cenciosi piantava la tenda vicino al villaggio, e con grande frastuono di zufoli e tamburi faceva conoscere le nuove invenzioni. Prima portarono la calamita. Uno zingaro corpulento, con barba arruffata e mani di passero, che si presentò col nome di Melquìades, diede una truculenta manifestazione pubblica di quella che egli stesso chiamava l'ottava meraviglia dei savi alchimisti della Macedonia.  Andò di casa in casa trascinando due lingotti metallici, e tutti sbigottirono vedendo che i paioli, le padelle, le molle del focolare e i treppiedi cadevano dal loro posto,   e i legni scricchiolavano per la disperazione dei chiodi e delle viti che cercavano di schiavarsi,  e perfino gli oggetti
perduti da molto tempo comparivano dove pur erano stati lungamente cercati,  e si trascinavano in turbolenta sbrancata dietro ai ferri magici di Melquìades…"

 

Si ringrazia Gabriel Garcia Marquez per aver scritto e regalato agli uomini un così grande libro. A lui la nostra gratitudine e il nostro affetto.
 
 
 
 

 

 

Ultimo aggiornamento ( Lunedì 01 Agosto 2011 09:09 )
 

Time Zone Clock

Sondaggio

Accentazione ortoèpica lineare