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Michele Bertolotto - l'inventore PDF Stampa E-mail
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Scritto da Tartamella   
Giovedì 21 Luglio 2011 15:27

 

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Affresco romano "Donna con stilo e libro" (detta Saffo)
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L’INVENTORE

di Michele Bertolotto
Cascina Macondo - Scritturalia, domenica 15 aprile 2007




Oggi vi racconterò la storia di un grande scienziato di nome Brùn.
Ecco qua:
"Brùn, vissuto 300 anni or sono, fu il più grande inventore della storia dell’umanità… Era ancora bambino quando inventò una macchina per fare gli arcobaleni, che funzionava ad acqua e sapone, ma invece che semplici bolle ne uscivano arcobaleni di tutte le misure, che si potevano distendere da un capo all'altro del cielo e servivano a molti usi, anche per appendervi il bucato ad asciugare. All’asilo, giocando con due bastoncini, inventò un trapano per fare i buchi nell'acqua (l'invenzione fu molto apprezzata dai pescatori, che l'usavano come passatempo quando il pesce non abboccava). In terza elementare inventò la chitarra senza corde per sordi (facilissima da usare), una macchina per fare il solletico alle mele, una bilancia per pesare le nuvole, un telefono per parlare con i sassi. Al ginnasio: il martello musicale (che, mentre piantava i chiodi, suonava bellissime sinfonie), una pentola per friggere i ghiaccioli, la spazzola per persone calve (non ti pettinava, ma all’interno dei dentini conteneva nerofumo con cui disegnare finissimi capelli), un quadro che diventava uno specchio e uno specchio che diventava quadro e la piattaforma per alzare gli elefanti (non si sa per metterli dove). Da grande: le calze già puzzolenti così si risparmia tempo e si mettono nella famosa lavatrice a carbone da usare in inverno per riscaldarsi, ancora: un sistema di carrucole lungo 25 km che circumnavigava tutto il paese (Napoli) e tornava regolarmente allo stesso punto (non serviva a un c….), un vaso da fiori caldo in modo che tra-sudasse per innaffiare le piante, un paio di scarpe con i lacci che si allacciavano da soli (se ne avevano voglia), un occhiale monoculare per ciclopi, una sedia elettrica per i momenti di sconforto; inventò anche il deserto dipinto (che si può vedere ancor oggi), la forchetta senza denti per non bucarsi, la scala a pioli retrattili (pericolosissima se non si era suoi amici), il gatto con gli stivali e quello senza coda (ma questo fu un incidente)…
Aveva inventato proprio di tutto: dalle scarpe per camminare sull’acqua alle ali che avrebbero permesso all’uomo di volare basso, alla vernice che si auto-dipinge, al cibo che si cucina da solo, senza fuoco. E poi una macchina per infilare le dita nel naso, una lettera che si auto-spedisce e, se non trova il mittente, ritorna indietro, una bilancia per persone suscettibili (se sei cento chili ti dice che sei settanta!), una scopa che scopa solo dove passa il Prete e nasconde tutto sotto il tappeto e poi ancora un trenino a carbone attivo che passando sul fiume purifica l’acqua, una penna che scrive cazzate, così ti risparmia il lavoro o l’accendino senza fuoco per non fumatori, un diamante per tagliare il vetro e un vetro per tagliare il diamante, un paio di occhiali senza lenti, inutili ma molto belli, insomma una quantità di diavolerie senza fine, l’inventore era instancabile!
Aveva un solo difetto: poteva non dormire per intere settimane, e così non mangiare o addirittura non fumare, ma per poter produrre le idee e le sue invenzioni proprio non poteva stare senza caffè.
Ne prendeva una quantità industriale, circa tre litri di caffè giornalmente e non riusciva a farne a meno; pensate che lo faceva arrivare da lontanissimo e a quel tempo era costosissimo, all’inizio pagava il caffè inventando qualcosa su richiesta, per esempio la ruota per auto che si bucava 10 volte al giorno (per chi aveva voglia di dire parolacce), il cane muto per non spaventarsi dietro i cancelli, la matita senza mina per gli scrittori falliti e così via, ma poi le richieste diminuirono e Brùn si trovò senza il becco di un quattrino… le scorte di caffè stavano per finire e non aveva i soldi per riordinare i preziosissimi chicchi… non sapeva come fare, era alla disperazione, così decise di inventare la macchina per le rapine, una piccola scatola di legno quadrata che conteneva una molletta da bucato, una piccola rapa e un registratore, bastava premere un bottoncino e la scatola si apriva, prima la piccola rapa saltava fuori, poi la molletta da bucato, a questo punto una voce registrata diceva: “Fermi tutti, questa è una rapina! Se vi muovete vi stendo!” ma inutile dire che non ebbe molto successo, nessuno la volle…
La vena creativa dell’inventore stava per esaurirsi, tutta colpa del caffè che, data la scarsezza, doveva razionare.
Brùn era ridotto a una larva, senza i suoi tre litri di caffè giornalieri non era in grado di elaborare nulla che valesse la pena di essere chiamato “invenzione”.
Poi all’inventore venne un’idea e fu un suo cugino napoletano a suggerirla involontariamente.
Dovete sapere che fino a quel tempo il caffè veniva fatto in una complicatissima caffettiera composta da due parti, una piena d’acqua che veniva messa sul fuoco e un'altra (nella sommità) che conteneva la polvere di caffè. Quando l’acqua bolliva la caffettiera veniva rovesciata e l’acqua per caduta bagnava il caffè e lo trascinava verso il basso… insomma si capiva che non era una sua invenzione!
Dicevamo che l’idea venne per caso. Proprio durante una discussione con suo cugino Ciro sulla complicatezza di quella caffettiera venne fuori da parte del cugino la famosa frase “Ma vaffan’mocc”.
Brùn non si offese, anzi! Gli venne la brillante idea di inventare una nuova caffettiera, molto più moderna e che non doveva essere girata e rigirata… la chiamò appunto Mocca e ancor oggi è usatissima.

L’idea fu un successo e ne vendette tantissime, riuscì così ad avere i soldi per continuare a pagare i suoi preziosi chicchi di caffè e riprese a inventare e creare tantissimi utili oggetti… la pernacchia automatica in 10 lingue, la sedia a rotelle per persone normali, ma stanche, il cuscino acchiappa-acari, le pantofole da riposo con chiodi sul plantare per fachiri, la neve Bianca e i Nani 7, la Duna (un’automobile di cui vendette i progetti a una nota casa automobilistica) e tante altre, ma sarebbe troppo lungo ricordare tutte le sue invenzioni.
Citiamo solo la più famosa, cioè la macchina per dire bugie, che funzionava a gettoni.
Per ogni gettone si potevano ascoltare quattordicimila bugie. La macchina conteneva tutte le bugie del mondo: quelle che erano già state dette, quelle che la gente stava pensando in quel momento e tutte le altre che si sarebbero potute inventare in seguito.
Ne vennero installate in ogni città e la gente si divertiva un sacco.
Insomma, si calcola che Brùn nella sua lunga vita bevve circa 900.000 litri di caffè e inventò circa 70.000 cose utilissime per la vita di tutti i giorni, un grande inventore Brùn, grazie al suo caffè.

 



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 LA FORESTERIA "TIZIANO TERZANI" DI CASCINA MACONDO

IL SALONE "GIBRAN" DI CASCINA MACONDO

GLI SPAZI INTERNI DELLA CASCINA

GLI SPAZI ESTERNI DELLA CASCINA

 

 

Il nome "Macondo" che abbiamo dato alla nostra Cascina nel 1992
proviene dal libro "Cent'anni di solitudine" di Gabriel Garcia Marquez

" Macondo era allora un villaggio di venti case di argilla e di canna selvatica costruito sulla riva di un fiume dalle acque diafane che rovinavano per un letto di pietre levigate, bianche ed enormi come uova preistoriche.  Il mondo era così  recente, che molte cose erano prive di nome, e per citarle bisognava indicarle col dito. Tutti gli anni verso il mese di marzo,  una famiglia di zingari cenciosi piantava la tenda vicino al villaggio, e con grande frastuono di zufoli e tamburi faceva conoscere le nuove invenzioni. Prima portarono la calamita. Uno zingaro corpulento, con barba arruffata e mani di passero, che si presentò col nome di Melquìades, diede una truculenta manifestazione pubblica di quella che egli stesso chiamava l'ottava meraviglia dei savi alchimisti della Macedonia.  Andò di casa in casa trascinando due lingotti metallici, e tutti sbigottirono vedendo che i paioli, le padelle, le molle del focolare e i treppiedi cadevano dal loro posto,   e i legni scricchiolavano per la disperazione dei chiodi e delle viti che cercavano di schiavarsi,  e perfino gli oggetti
perduti da molto tempo comparivano dove pur erano stati lungamente cercati,  e si trascinavano in turbolenta sbrancata dietro ai ferri magici di Melquìades…"

 

Si ringrazia Gabriel Garcia Marquez per aver scritto e regalato agli uomini un così grande libro. A lui la nostra gratitudine e il nostro affetto.
 
 
 
 

 

Ultimo aggiornamento ( Lunedì 01 Agosto 2011 09:10 )
 

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