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Claudia Avitabile Macciò - miracolo d'amore PDF Stampa E-mail
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Scritto da Tartamella   
Giovedì 21 Luglio 2011 14:51

 

                                           SMETTERE O CONTINUARE...?


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MIRACOLO D’AMORE

di Claudia Avitabile Macciò
Cascina Macondo - Scritturalia, domenica 15 aprile 2007




C’era una volta un bambino molto buono e creativo che dedicava gran parte del suo tempo a disegnare e a decorare un album che gli aveva regalato la nonna e che costituiva il suo unico giocattolo. Quelle pagine erano tutte piene, avanti e retro, di disegni, di figurine incollate, di fiori secchi, di semi, di sabbia finissima, di frammenti di conchiglie e di tutto ciò che di bello riusciva a trovare intorno alla sua povera casa.
Un giorno, proprio al centro di una di questa pagine, con la matita blu disegnò un trattino lungo qualche centimetro, lo contemplò soddisfatto e gli disse: “Tu sei mio amico, sei il padrone di tutta la pagina, se vuoi potrai riposarti sui petali dei fiori secchi o sulle onde di sabbia, potrai giocare con le perline o con gli animali rappresentati nelle figurine… sei il signore di questa pagina e ti chiamerai Trattino”. Poi il bimbo con la serietà di un vero ometto mise il suo prezioso album nella credenza e andò nel suo lettino a dormire.
Anche Trattino, dopo essersi un po’ guardato intorno, nel buio dell’album chiuso, si addormentò, ma all’improvviso fu risvegliato da un gran fragore e subito gridò terrorizzato: “Chi sei? E cosa fai nel mio regno?”
Una voce tonante e profonda rispose: “Io sono sua maestà la Retta, sono l’Ente che nessuno può definire, nessuno può rappresentare, passo ovunque perché non ho spessore, inizio e finisco nel profondo infinito”.
“Piacere, io sono Trattino”.
“Trattino? cosa sono queste sciocchezze? Tu sei un segmento, sei una parte di me e come me hai infiniti punti”
“Infiniti punti? Come è possibile se io inizio e finisco in un foglio e anche un bimbo ha potuto disegnarmi?”
“Segmento, questi sono i misteri che l’uomo difficilmente accetta, anche se a volte li dimostra, ma con tutta la mia autorità ti dico che non solo tu hai infiniti punti, ma ne hai esattamente quanti me, né uno in più né uno in meno. Ed ora che hai preso coscienza della tua dignità, ti darò anche un nome: d’ora in avanti sarai chiamato da tutti AB. Ed ora caro, riposa e domani inizia a vivere in modo consono alla tua dignità. ‘notte AB!”.
Le parole della Retta non caddero nel vuoto e il giorno dopo, al suo risveglio, AB si sentì diverso, libero, importante e infinito. Per far capire agli altri la sua importanza tentò anche di gonfiare il petto e mettere le mani sui fianchi, ma questo non gli riuscì per via dell’unica dimensione. Tuttavia, quando il bambino riaprì l’album, avvertì il nuovo rango di AB e si guardò bene di chiamarlo ancora Trattino, ma assai compito gli comunicò la novità: “Caro, oggi la maestra mi ha spiegato che tu sei un segmento, come ce ne sono infiniti al mondo e tutti con infiniti punti, io ‘sta storia non l’ho tanto capita bene, perché se siete così tanti come mai ne vediamo solo uno o due alla volta. Mah? E poi ci ha anche detto che ognuno di voi ha un nome, ma il nome più comune è AB e così io chiamerò AB anche te.”
A queste parole AB si sentì risollevato, da qualunque parte la vedesse la cosa gli dava conforto: il bambino e la sua maestra gli confermavano che la Retta non era una vecchia esaltata con manie di grandezza e la Retta con le sue parole gli aveva dischiuso un sapere del quale il suo piccolo amico aveva parte. Ottime notizie, ma restava un particolare, i segmenti sono roba importante e servono ad aprire la mente dell’uomo al ragionamento e al mistero, ma ahimè non possono parlare, sempre per via di quella sola dimensione che non lascia gonfiare i polmoni. AB avrebbe voluto gridare che si sentiva solo, sulla pagina c’erano tante cose, ma, appunto, cose, non esseri come lui, con i quali condividere pensieri e progetti. E se oltre a contenere in sé l’infinito, il senza-confini, l’inconoscibile, fosse stato anche eterno? sai che noia una vita eterna tra fiori secchi e chincaglieria varia!
AB non parlava, ma forse trasmetteva i pensieri o qualcosa del genere, perché il bimbo, quasi avesse ascoltato il suo lamento prese una matita, questa volta rossa, e disegnò proprio sotto di lui un segmento della stessa lunghezza. “E sai questa chi è? - chiese con tono soddisfatto – è A’B’, la tua fidanzata, così almeno con lei parli, scambi pensieri, racconti cose, confidi dolori… vedi vi ho disegnato in modo che vi guardate negli occhi”.
La luce del lume si era fatta flebile e il bimbo fu costretto a chiudere l’album e riporlo.
AB si sentiva veramente strano, A’B’ era proprio la compagna che aveva desiderato: completa, per via degli infiniti punti, discreta, perché limitata nella lunghezza e terribilmente flessuosa, per via dell’unica dimensione. La contemplò estasiato per alcuni momenti senza riuscire a trovare parole che potessero tradurre l’agitazione dei suoi infiniti punti, poi con voce flebile azzardò: “Cara A’B’ io mi chiamo AB e ti sono grato perché illumini con la tua geometrica perfezione la mia casa e la mia vita e perché solo ora ho accanto una che mi è simile. Punti dei miei punti, tratto del mio tratto.” A’B’ non poté arrossire, perché era già rossa, ma vibrò in tutta la sua unica dimensione  e quando si riprese quel tanto da poter parlare sussurrò: “Io non sono contenta, né sono grata, io ti… ti… amo e voglio stare sempre accanto a te! Estremo a estremo!”.
Si sa che i maschi, anche quando sono segmenti, a parlar di sentimenti sono in difficoltà e la buttano subito sul tecnico: “Per un estremo non ci sono problemi, che si fa? si ruota o si trasla? Se si ruota riusciamo ancora a guardarci in faccia, se si trasla uno accanto all’altra si guarda nella stessa direzione. Dimmi tu, mia regina”.
Si sa che le femmine, anche quando sono segmenti, detestano tutto ciò che di razionale imbriglia anche solo per un attimo la loro folle passione e così un po’ stizzita replicò “Sei proprio rigido! Qui si deve esplorare l’ignoto e unire tutti e due gli estremi!”. AB toccato sul vivo si lasciò trascinare nella polemica: “Che vuoi? che andiamo a sovrapporci, A coincidente con A’, B coincidente con B’? Ma così ognuno di noi perde la sua personalità!”.
“Non ti chiedo questo! Neppure a me va di sovrappormi e di perdermi in te, io parlavo di un prodigio, di stare con gli estremi uniti senza sovrapporci”.
Si sa che se i maschi sono troppo concreti, a volte la femmine sono più fantasiose che progettuali, ma la nostra A’B’ aveva in sé tutta la logica di Talete e la creatività di Euclide: “Ascolta, ho un’idea: ce l’hai il punto medio M come io ho M’? allora facciamo uno sforzo , lasciamo M e M’ fermi e pieghiamo i due pezzi ai lati come due ali. Dai! uno… due… e tre!”.
In men che non si dica i due si piegarono e riuscirono anche ad afferrarsi per gli estremi e non si erano ancora ripresi dall’emozione quando videro che gli estremi stavano cambiando colore: quelli di AB al contatto con quelli dell’amata divennero indaco e quelli di A’B’ cominciarono a tirare al cremisi, come se un unico flusso li percorresse entrambi.
Si sa che ciò che i maschi considerano punto di arrivo è per le femmine il punto di partenza e così A’B’ soddisfatta, ma non paga del prodigio, ritornò alla carica: “Non c’è che dire, siamo un bel quadrato, ma vuoi mettere un ottagono? Se abbiamo infiniti punti anche ognuno di questi quattro lati ha il suo punto medio. Dai pieghiamoci intorno a M1, M2, M’1, M’2. Uno…due… tre!”. AB fu soddisfatto del risultato, mentre vedeva avanzare le zone ibride, e si sarebbe accontentato.
“AB? che ne dici se diventiamo un… come si dice? esadecagono?, insomma un poligono di sedici lati? Quest’anno vanno di moda, mentre gli ottagoni sono già un po’ out!”
AB aveva raggiunto uno stato di estrema fatica unito a una incontenibile gioia che gli dava un senso di delirio. Non poteva sperare che ad un certo punto venissero a mancare i punti medi, per via che i punti di un segmento sono infiniti, non poteva sperare nella stanchezza della compagna sempre più determinata, anche perché (lui se ne era accorto, ma un gentiluomo tace) quando si trattava di piegare A’B’ faceva più scena che lavoro. Poteva solo sperare che il suo piccolo amico aprisse l’album e così accadde quando ormai avevano raggiunto i 238 lati. AB e A’B’ continuavano a sentirsi un poligono, per via di quell’astrazione un po’ tignosa che derivava loro dalle origini geometriche e già si riproponevano dopo un meritato riposo di riprendere la dolce fatica, ma il bimbo quando aprì l’album diede sfogo alla più ingenua meraviglia: “Mamma, guarda! una circonferenza viola!”

 



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 LA FORESTERIA "TIZIANO TERZANI" DI CASCINA MACONDO

IL SALONE "GIBRAN" DI CASCINA MACONDO

GLI SPAZI INTERNI DELLA CASCINA

GLI SPAZI ESTERNI DELLA CASCINA

 

 

Il nome "Macondo" che abbiamo dato alla nostra Cascina nel 1992
proviene dal libro "Cent'anni di solitudine" di Gabriel Garcia Marquez

" Macondo era allora un villaggio di venti case di argilla e di canna selvatica costruito sulla riva di un fiume dalle acque diafane che rovinavano per un letto di pietre levigate, bianche ed enormi come uova preistoriche.  Il mondo era così  recente, che molte cose erano prive di nome, e per citarle bisognava indicarle col dito. Tutti gli anni verso il mese di marzo,  una famiglia di zingari cenciosi piantava la tenda vicino al villaggio, e con grande frastuono di zufoli e tamburi faceva conoscere le nuove invenzioni. Prima portarono la calamita. Uno zingaro corpulento, con barba arruffata e mani di passero, che si presentò col nome di Melquìades, diede una truculenta manifestazione pubblica di quella che egli stesso chiamava l'ottava meraviglia dei savi alchimisti della Macedonia.  Andò di casa in casa trascinando due lingotti metallici, e tutti sbigottirono vedendo che i paioli, le padelle, le molle del focolare e i treppiedi cadevano dal loro posto,   e i legni scricchiolavano per la disperazione dei chiodi e delle viti che cercavano di schiavarsi,  e perfino gli oggetti
perduti da molto tempo comparivano dove pur erano stati lungamente cercati,  e si trascinavano in turbolenta sbrancata dietro ai ferri magici di Melquìades…"

 

Si ringrazia Gabriel Garcia Marquez per aver scritto e regalato agli uomini un così grande libro. A lui la nostra gratitudine e il nostro affetto.
 
 
 
 

 

 

Ultimo aggiornamento ( Lunedì 01 Agosto 2011 09:12 )
 

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