Home Archivio News-Eventi Patrizia Detti - una paura sconfitta
  • An Image Slideshow
  • An Image Slideshow
  • An Image Slideshow
  • An Image Slideshow
  • An Image Slideshow
  • An Image Slideshow
  • An Image Slideshow
  • An Image Slideshow
  • An Image Slideshow
  • An Image Slideshow
  • An Image Slideshow
  • An Image Slideshow
  • An Image Slideshow
  • An Image Slideshow
  • An Image Slideshow
  • An Image Slideshow
  • An Image Slideshow
  • An Image Slideshow
  • An Image Slideshow
  • An Image Slideshow
  • An Image Slideshow
  • An Image Slideshow
  • An Image Slideshow
  • An Image Slideshow
  • An Image Slideshow
  • An Image Slideshow
Patrizia Detti - una paura sconfitta PDF Stampa E-mail
Votazione Utente: / 1
ScarsoOttimo 
cassetto degli articoli - armadio degli articoli
Scritto da Tartamella   
Giovedì 21 Luglio 2011 11:16

 

                                           SMETTERE O CONTINUARE...?


Hai letto questo testo di Scritturalia?

Esprimi il tuo apprezzamento, da scarso a ottimo.
Non è un concorso. Non c’è nessun premio. Tu e l’autore non vincerete nulla.
Perché votare allora? Semplicemente perché il tuo giudizio di lettore anonimo,
onesto, schietto e disinteressato, potrà essere utile all’autore.
La tua disponibilità a un semplice click come stimolo per lo scrittore/scrittrice
a ripensare e a migliorare la propria scrittura…

 

scritturaliafoto

Affresco romano "Donna con stilo e libro" (detta Saffo)
Pompei, 50 dopo Cristo. (Napoli-Museo Archeologico Nazionale)

che cos’è SCRITTURÀLIA


LEGGI I RACCONTI DI SCRITTURALIA



possibilità di pernottamento
presso la Foresteria “Tiziano Terzani” di Cascina Macondo
a costi di Bed and Breakfast

 

LOGO
Cascina Macondo
Centro Nazionale per la Promozione della
Lettura Creativa ad Alta Voce e Poetica Haiku
Borgata Madonna della Rovere, 4  -  10020 Riva Presso Chieri - Torino - Italy
Questo indirizzo e-mail è protetto dallo spam bot. Abilita Javascript per vederlo. Questo indirizzo e-mail è protetto dallo spam bot. Abilita Javascript per vederlo. www.cascinamacondo.com

 

 

 

UNA PAURA SCONFITTA

di Patrizia Detti
Cascina Macondo - Scritturalia, domenica 17 giugno 2007




Il giorno in cui mi arruolarono come soldato dissero: “Combatti contro chi vuoi. Più uccidi meglio è.”
Nel paese in cui vivo il servizio militare è obbligatorio per tutte le donne, anche quelle di una certa età.
Avevo sperato di essere esonerata, ma nonostante la miopia, la scoliosi, i fibromi, la parodontite, la stitichezza e la gastrite, la sentenza fu “IDONEA”.
L'unica speranza era la visita psicologica, come può diventare un militare una che ha paura dei cani, dei medici e degli ascensori?
Allo psicologo elencai tutti i miei limiti, raccontai anche che al mare, quando nuotavo a  dorso, temevo che i gabbiani potessero beccarmi gli occhi..
Mi rispose tranquillo: “Perché non usa gli occhialini?”. Che scema, non ci avevo mai pensato.
Il suo sguardo era senza espressione, sembrava volesse studiarmi senza darlo a vedere.
All'improvviso, anziché pormi una domanda, fece un'affermazione: “So che lei affronta pubblici impietosi nei teatri cittadini e che si sottopone alla critica di registi saccenti e competenti.
Mi hanno riferito che ogni anno a Cascina Macondo legge senza riserve le sue... come dire... ebbene sì, banalissime poesie. Lo so che là non c'è giudizio, ma orecchie sì e tante... Tutto ciò significa che lei è una donna coraggiosa.”
Tentai di dirgli che non era così facile, perché tremori e batticuore erano visibili e latenti, che spesso mi usciva una vocetta acuta e che tutte le volte pensavo “Ma chi me lo fa fare!”.
Lui secco mi rispose: “Sì, però lo fa.”
Allora per rimediare gli raccontai del terrore che avevo del lavascale dalla faccia d'assassino, e che non uscivo mai di casa finché non lo sentivo andar via.
Lo psicologo non fece una piega e continuò: “Cara signora, la conosco più di quanto lei sappia fare e so che la spada è uno strumento fatto apposta per le sue mani e il suo cuore.”
Così dicendo me ne allungò una più alta di me, sonante e luccicante come quella di He-man il super eroe.
“Oddio che ci faccio con questa?” Pensai disperata, “non hanno un pugnale, un coltello, un tagliaunghie? E perché non mi hanno dato qualcosa di più moderno, un revolver, un fucile o un cannone?”
Il signor “so tutto io” forse conosceva la mia imbranataggine nel maneggiare arnesi moderni, immaginava che per errore avrei potuto sparare a l mio migliore amico.
Ma che cosa significava la frase “adatta alle sue mani e al suo cuore”?
“Combatti contro chi vuoi: più uccidi meglio è” aveva ordinato il comandante:
“Dove devo andare?” domandai. “Dove vedi il male, non è lontano, basta volerlo riconoscere”.
Sotto la luce impietosa del sole vagai con la mia spada, persone armate e disarmate mi passavano vicino, ma non mi veniva voglia di uccidere nessuno.
“E' vero, noi umani siamo pieni di difetti, ma è proprio questo il bello, che noia sarebbe un mondo melenso di bontà. Detesto i paradisi”
“BASTA CHE NESSUNO TI TOCCHI!” esplose una voce baritonale dal mio basso ventre.
Caso volle che in quell'istante incontrassi mia suocera, da me soprannominata “la gatta morta”.
“Ciao cara” mi disse ”scusa se te lo dico, lo so che non sarà certo colpa tua, ma ultimamente vedo Maurizio deperito. Vai sempre a recitare?”
Dopo l'ennesima provocazione di una vita e un oggetto tagliente in mano, cosa potevo fare?
La divisi esattamente a metà e con una forza a me sconosciuta
Dalle mie viscere straripò una risata vulcanica, così potente da far tuonare il cielo.
Mi sentivo bene... molto bene...
Passata sopra il mio primo cadavere, lancia in resta continuai per la strada del male...
Quanti ne passarono e quanti ne uccisi....
L'elenco sarebbe troppo lungo, ne cito solo alcuni
-    Quella troia che mi aveva portato via l'amore della vita. A lei tagliai le tette, perché quelle credo fossero la causa di tutto.
-    il mio capo maledetto, all'ora dell'uscita con una scusa mi chiamava sempre in ufficio, pur sapendo che avrei perso il treno. E sicuramente immaginava quanto avessi bisogno di quel fottuto stipendio.
-    la suora dell'ospedale dove è morta mia madre. Il medico dell'ospedale mi aveva sconsigliato di farle affrontare un'operazione inutile, lei aveva metastasi dappertutto. Dopo il suo decesso la religiosa me lo rinfacciò. La tagliai a pezzettini, carne buona per i bambini del terzo mondo.

Lungo la strada lasciai fiumi di sangue umano, nemici uscivano a frotte da ogni angolo del mio cuore.
Compiute le vendette e non avrei mai immaginato fossero così tante, tornai a casa e caddi in un profondissimo sonno.
Non mi risvegliai dicendo: “Era solo un sogno”. Li avevo veramente trucidati tutti; non provavo alcun senso di colpa, per di più non sarei nemmeno finita in prigione poiché ero in missione.
Dopo una tranquilla e robusta colazione, spalancai la porta di casa: un alano mi aspettava sulla soglia.
Dietro c'era un'arcigna ginecologa, seguita a ruota dal lavascale dalla faccia d'assassino.
Questi mi disse: “Se da noi ti vuoi salvare, da sola in ascensore devi andare”.
Dov'era la mia spada? Dove l'avevo messa? Povera me, non la trovavo più!
Come avevo fatto a non arrivarci? Erano questi i miei unici nemici...
Ebbene sì, per la prima volta in vita mia presi l'ascensore da sola.
Una paura era stata sconfitta e senza spada.

 




5x100
 
 
 

 LA FORESTERIA "TIZIANO TERZANI" DI CASCINA MACONDO

IL SALONE "GIBRAN" DI CASCINA MACONDO

GLI SPAZI INTERNI DELLA CASCINA

GLI SPAZI ESTERNI DELLA CASCINA

 

 

Il nome "Macondo" che abbiamo dato alla nostra Cascina nel 1992
proviene dal libro "Cent'anni di solitudine" di Gabriel Garcia Marquez

" Macondo era allora un villaggio di venti case di argilla e di canna selvatica costruito sulla riva di un fiume dalle acque diafane che rovinavano per un letto di pietre levigate, bianche ed enormi come uova preistoriche.  Il mondo era così  recente, che molte cose erano prive di nome, e per citarle bisognava indicarle col dito. Tutti gli anni verso il mese di marzo,  una famiglia di zingari cenciosi piantava la tenda vicino al villaggio, e con grande frastuono di zufoli e tamburi faceva conoscere le nuove invenzioni. Prima portarono la calamita. Uno zingaro corpulento, con barba arruffata e mani di passero, che si presentò col nome di Melquìades, diede una truculenta manifestazione pubblica di quella che egli stesso chiamava l'ottava meraviglia dei savi alchimisti della Macedonia.  Andò di casa in casa trascinando due lingotti metallici, e tutti sbigottirono vedendo che i paioli, le padelle, le molle del focolare e i treppiedi cadevano dal loro posto,   e i legni scricchiolavano per la disperazione dei chiodi e delle viti che cercavano di schiavarsi,  e perfino gli oggetti
perduti da molto tempo comparivano dove pur erano stati lungamente cercati,  e si trascinavano in turbolenta sbrancata dietro ai ferri magici di Melquìades…"

 

Si ringrazia Gabriel Garcia Marquez per aver scritto e regalato agli uomini un così grande libro. A lui la nostra gratitudine e il nostro affetto.
 
 
 
 

 

 

Ultimo aggiornamento ( Lunedì 01 Agosto 2011 09:15 )
 

Time Zone Clock

Sondaggio

Accentazione ortoèpica lineare