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Paolo Severi - mannaggia a lei! PDF Stampa E-mail
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Scritto da Tartamella   
Giovedì 21 Luglio 2011 11:13

 

                                           SMETTERE O CONTINUARE...?


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MANNAGGIA A LEI!

di Paolo Severi
Cascina Macondo - Scritturalia, domenica 17 giugno 2007




I sistemi più comuni per affrontare i problemi sono di ignorarli se si ha poco potere, di vietarli se si ha il potere necessario.
I veggenti di Ntrt avevano capito qual era la fonte di tutti i mali futuri; i sacerdoti erano d’accordo con loro. Nella sala più segreta del tempio, aperta solo durante le iniziazioni dei giovani più meritevoli, era raffigurato l’abomino, il divieto, il simbolo del male, l’irrealizzabile e il da non pensare. In quella ruota erano rappresentati, sia con simboli, sia con figurazioni realistiche, tutti i disastri che la ruota avrebbe potuto procurare. Per questa ragione era vietata ogni cosa che, in qualche modo, ricordasse, anche alla lontana, quella maledizione rotolante che racchiudeva in sé così tanto potere maligno.
Naturalmente, i giovani erano allo stesso tempo terrorizzati e affascinati da quel simbolo. Non osavano parlarne nemmeno fra di loro, perché il tabù e la paura erano potenti, ma in molti ci ricamavano su, cercavano di capire implicazioni e sviluppi sugli utilizzi pratici, magici e religiosi, molti addirittura pensavano che i sacerdoti più potenti utilizzassero ruote segrete per rafforzare il proprio potere, insomma, era una civiltà fatta così.
Certo, senza la ruota il contatto con la Natura era più partecipe, più lento, le discipline artistiche e meditative più sviluppate, insomma, non si stava nemmeno così male. I problemi erano le civiltà antagoniste vicine, che facevano incursioni con i loro carri e altre diavolerie, contro le quali ci si poteva certo difendere, ma non si poteva pensare di espandersi, di conquistare nuovi territori… insomma, c’erano dei limiti. Inoltre, se la maledizione della ruota (che sia sempre stramaledetta) era un fatto cosmico, sarebbe stato necessario vietarla anche alle tribù vicine e anche a quelle lontane, altrimenti tutto sarebbe stato inutile… E di questi aspetti erano ben consapevoli i sacerdoti e i veggenti… e le iniziazioni di livello superiore affrontavano questi temi. I contatti con le tribù vicine erano difficili: non capivano il perché di questa fobia verso la ruota (subdolo strumento del maligno), ma erano affascinati dal livello di conoscenze e di realizzazioni artistiche. Pensavano che, unendo le possibilità della ruota a quelle conoscenze… e non si rendevano conto che quelle conoscenze si erano sviluppate proprio perché la ruota (che torni e resti negli inferi da cui è nata) era assolutamente vietata. Un po’ come un cieco che, proprio per la sua menomazione, ha sviluppato gli altri sensi in modo incredibile. Erano come religioni contrapposte; finito il tentativo di dialogo, si passava inevitabilmente alle maniere forti, e inevitabilmente la tribù di Ntrt, con i loro animali e insetti addestrati, con i loro ingegnosi trabocchetti, avevano la meglio.
Il Consiglio dei Saggi e degli Anziani di Ntrt, ovviamente presieduto da sacerdoti e veggenti, era in seduta da molti giorni. Il problema di sempre erano le civiltà vicine e, principalmente, quelle lontane. Molti veggenti le vedevano prossime all’autodistruzione, per via dello strapotere che avevano lasciato prendere a quel demoniaco attrezzo del demonio che è la ruota, che maledetto sia il suo nome! Ma, ciò che è più grave, la distruzione minacciava non solo quelle società miopi e succubi di quell’abominio, ma l’intero pianeta e, forse, anche qualcosa di più. Bisognava fermarli, e bisognava farlo in fretta. E, alle solite, c’erano quanto meno due visioni contrapposte del problema: “Non si può combattere il male con altro male, per cui non è giusto scatenare una guerra batteriologica mirata a distruggere tutti gli utilizzatori di ruote (che possano girare sempre e solo all’inferno)” “A mali estremi, estremi rimedi; l’annientamento delle civiltà dedite all’abominio non è poi così una cosa tragica!” Insomma, un bel casino. Complicato dal fatto che molti, specialmente giovani, pur se figli delle civiltà della ruota (che possa grippare e scoppiare e deragliare), stavano rendendosi conto che la loro civiltà aveva preso una strada sbagliata, e cercavano anche di capire quali rimedi si potessero mettere in pratica. C’era anche chi guardava con attenzione ai risultati della magnifica civiltà di Ntrt, ma la potenza delle multinazionali della ruota (che possa affondare nella sabbia e nel fango), era sconvolgente.
A questo punto, la storia si ferma.
Questa storia non ha né eroi, né antieroi. Anzi, non ha nemmeno personaggi, se non un unico emblema vietato e terribile. E nemmeno è situata in un tempo irreale, perché civiltà senza ruota (mannaggia a lei!) sono esistite e continuano a esistere. Così come sono reali i pericoli di uno sviluppo dissennato di una civiltà materialistica che pensa solo a fare girare le cose.
Ma un finale, in qualche modo, bisogna pur immaginarlo. Anche per questa storia.
Anche nel cuore delle civiltà della ruota (che almeno rallenti un pochino, per dio!), gruppi sempre più numerosi di persone si stanno incontrando per meditare, per scrivere, per comporre Haiku.



Frena la ruota,
rallenta le stagioni,
godi qui, ora.


(Titolo e racconto: 5.000 caratteri)

 




5x100
 
 
 

 LA FORESTERIA "TIZIANO TERZANI" DI CASCINA MACONDO

IL SALONE "GIBRAN" DI CASCINA MACONDO

GLI SPAZI INTERNI DELLA CASCINA

GLI SPAZI ESTERNI DELLA CASCINA

 

 

Il nome "Macondo" che abbiamo dato alla nostra Cascina nel 1992
proviene dal libro "Cent'anni di solitudine" di Gabriel Garcia Marquez

" Macondo era allora un villaggio di venti case di argilla e di canna selvatica costruito sulla riva di un fiume dalle acque diafane che rovinavano per un letto di pietre levigate, bianche ed enormi come uova preistoriche.  Il mondo era così  recente, che molte cose erano prive di nome, e per citarle bisognava indicarle col dito. Tutti gli anni verso il mese di marzo,  una famiglia di zingari cenciosi piantava la tenda vicino al villaggio, e con grande frastuono di zufoli e tamburi faceva conoscere le nuove invenzioni. Prima portarono la calamita. Uno zingaro corpulento, con barba arruffata e mani di passero, che si presentò col nome di Melquìades, diede una truculenta manifestazione pubblica di quella che egli stesso chiamava l'ottava meraviglia dei savi alchimisti della Macedonia.  Andò di casa in casa trascinando due lingotti metallici, e tutti sbigottirono vedendo che i paioli, le padelle, le molle del focolare e i treppiedi cadevano dal loro posto,   e i legni scricchiolavano per la disperazione dei chiodi e delle viti che cercavano di schiavarsi,  e perfino gli oggetti
perduti da molto tempo comparivano dove pur erano stati lungamente cercati,  e si trascinavano in turbolenta sbrancata dietro ai ferri magici di Melquìades…"

 

Si ringrazia Gabriel Garcia Marquez per aver scritto e regalato agli uomini un così grande libro. A lui la nostra gratitudine e il nostro affetto.
 
 
 
 

 

 

Ultimo aggiornamento ( Lunedì 01 Agosto 2011 09:15 )
 

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