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Bianca Brandi - un regalo inaspettato PDF Stampa E-mail
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Scritto da Tartamella   
Giovedì 21 Luglio 2011 10:13

 

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UN REGALO INASPETTATO

di Bianca Brandi
Cascina Macondo - Scritturalia, domenica 17 giugno 2007




Caro Pietro,
come ci si sente quando si riceve un regalo a sorpresa? È un momento magico; un po’ di ansiosa attesa per aprire il pacchetto, mille ipotesi che si affacciano alla mente… sarà questo, sarà quello? Magari la carta si impiccia, il nastro non si scioglie e ancora più vorremmo scoprire la sorpresa, sperando che la nostra attesa non venga delusa... ah, la delusione è quello che in questo momento temiamo di più…
Alla fine, ecco: il pacchetto è aperto, vediamo chiaramente di cosa si tratta. Abbiamo indovinato? Sì? Allora siamo felici, ma se invece non abbiamo indovinato la sorpresa è ancora più grande, più bella, inaspettata e gratificante.
Quasi ci sentiamo commossi da chi, con il suo dono, piccolo o grande, ha saputo cogliere così perfettamente il nostro desiderio, anche inespresso, o il nostro bisogno, magari celato.
È proprio quello che mi è successo ieri, sai, caro Pietro, e oggi voglio proprio raccontartelo. Ho trovato un regalo dentro un regalo: puoi immaginarlo? Ma è meglio cominciare dall’inizio.
Ho deciso di farmi un regalo e mi sono concessa il lusso di una lezione di danza con una grande danzatrice, proprio quella dei miei sogni, che da lontanissimo arriva a pochi chilometri da casa mia e per le cui lezioni niente mi sembra troppo caro o faticoso. Sono mesi che ci penso, pregustando il piacere e temendo il confronto. Sai, quando si va a lezione da una dea si corrono anche dei rischi. Finalmente arriva il gran giorno e sono lì, trepidante in camerino, insieme ad altre trepidanti alunne. Ci guardiamo in faccia cercando di capire se non abbiamo fatto il passo più lungo della gamba, se saremo all’altezza della situazione. La salivazione è azzerata, comincia a serpeggiare un mal di stomaco da stress. Alle 13 puntuale si apre la porta, una testolina rossa fa capolino e con un gran sorriso chiede: ”Siete qui ad aspettare Jillina?”
Restiamo di stucco e ci chiediamo: ma è lei, proprio lei? Sì che è lei, ma non è la donna che ci aspettavamo: è un ciclone, un terremoto, un uragano di simpatia e di vitalità.
Ma non c’è tempo da perdere, comincia la lezione: spiegazioni, inviti a provare, incitamenti di ogni tipo ci piovono addosso. Nessuna si tira indietro, e come potresti? Jillina ti guarda negli occhi sorridendo e ti dice: “Show me!” con un tono che ti permette di provare qualsiasi cosa, anche a lanciarti nelle fiamme.
Passano tre ore e nessuna di noi se ne accorge; siamo sudate marce, ma la coreografia è finita, riusciamo tutte a portarla a termine e Jillina sempre un passo dietro di noi, accanto a noi, a incitarci, ad applaudirci, a gridarci “Nice! Great! Aiwa!” e sembra di danzare sulle nuvole.
Fin qui arriva il regalo che mi sono fatta; un magnifico pomeriggio di danza, una bella coreografia da mettere nel mio repertorio, alcuni segreti di tecnica svelati e appresi. Ma ora arriva il bello, il regalo inaspettato.
Non è un pacchetto, ma un sacco. Un bel sacco grosso grosso, pieno di mille cose.
Un sacco di autostima che Jillina ci ha dato semplicemente credendo in noi.
Un sacco di umiltà, perché lei, che è una grandissima danzatrice e coreografa, ci racconta di come non dica mai no a esibizioni anche di piccola portata e consideri le sue doti come un dono da condividere con gli altri
Un sacco di risate, perché è spiritosa e divertente e nemmeno le diversità di lingua ci possono fermare.
Un sacco di idee e di suggerimenti.
Un sacco di promesse fatte al nostro corpo, di amarlo e conservarlo con rispetto per poter continuare a danzare.
Un sacco di fede, perché Dio ci ha donato uno strumento perfetto e Jillina ce lo ha ricordato, senza essere bigotta o estremista, ma con semplicità.
Un sacco di amore per il prossimo, lei ne è un esempio vivente, pur essendo una donna d’affari e di spettacolo, ma il rispetto per l’uomo è imprescindibile.
Un sacco di fiducia in noi stesse e nelle nostre capacità.

Che ne dici, Pietro, non sono riuscita a farmi un, inaspettato, sacco di regali?

A presto, tua

Bianca







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 LA FORESTERIA "TIZIANO TERZANI" DI CASCINA MACONDO

IL SALONE "GIBRAN" DI CASCINA MACONDO

GLI SPAZI INTERNI DELLA CASCINA

GLI SPAZI ESTERNI DELLA CASCINA

 

 

Il nome "Macondo" che abbiamo dato alla nostra Cascina nel 1992
proviene dal libro "Cent'anni di solitudine" di Gabriel Garcia Marquez

" Macondo era allora un villaggio di venti case di argilla e di canna selvatica costruito sulla riva di un fiume dalle acque diafane che rovinavano per un letto di pietre levigate, bianche ed enormi come uova preistoriche.  Il mondo era così  recente, che molte cose erano prive di nome, e per citarle bisognava indicarle col dito. Tutti gli anni verso il mese di marzo,  una famiglia di zingari cenciosi piantava la tenda vicino al villaggio, e con grande frastuono di zufoli e tamburi faceva conoscere le nuove invenzioni. Prima portarono la calamita. Uno zingaro corpulento, con barba arruffata e mani di passero, che si presentò col nome di Melquìades, diede una truculenta manifestazione pubblica di quella che egli stesso chiamava l'ottava meraviglia dei savi alchimisti della Macedonia.  Andò di casa in casa trascinando due lingotti metallici, e tutti sbigottirono vedendo che i paioli, le padelle, le molle del focolare e i treppiedi cadevano dal loro posto,   e i legni scricchiolavano per la disperazione dei chiodi e delle viti che cercavano di schiavarsi,  e perfino gli oggetti
perduti da molto tempo comparivano dove pur erano stati lungamente cercati,  e si trascinavano in turbolenta sbrancata dietro ai ferri magici di Melquìades…"

 

Si ringrazia Gabriel Garcia Marquez per aver scritto e regalato agli uomini un così grande libro. A lui la nostra gratitudine e il nostro affetto.
 
 
 
 

 

 

Ultimo aggiornamento ( Lunedì 01 Agosto 2011 09:18 )
 

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