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Beatrice Sanalitro - la spada PDF Stampa E-mail
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Scritto da Tartamella   
Giovedì 21 Luglio 2011 10:09

 

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Pompei, 50 dopo Cristo. (Napoli-Museo Archeologico Nazionale)

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LA SPADA

di Beatrice Sanalitro
Cascina Macondo - Scritturalia, domenica 17 giugno 2007





“Quella smorfiosa l'adopera certamente per affettare il salame con un colpo netto senza sbrindellarne la pelle: anche alla fetta di salame occorre avere una bella presenza.
O l'adopera per sbucciare un'arancia senza che si versi una sola goccia di succo, tanto è avara.
Oppure le serve per tagliare il cordino di plastica corto, duro e sottile che unisce le pantofole acquistate al mercato; lì i denti non arrivano.
Io dico che se ne serve quando è costretta a mescolare la tinta per pulire, finalmente, le pareti della stamberga dove abita.”

“Per essere bella, è bella, però!
Ha fodero blu con inserti dorati (copia dozzinale di quelle di Toledo) e nappine e pennacchi e un ricamo in oro per impugnatura (ma non è tutto oro quel che riluce), acquistata nella bottega di falsi della città medievale visitata in occasione della gita parrocchiale col pullman giallo e carcassone che sembra quello dove distribuiscono il metadone.”

Pettegole, malefiche pettegole.
“Pettegolae semper”: dal primo stiracchiarsi del mattino allo sbadigliare dopo la cena.
Hanno posto in sonno la loro vita.
Non s'accorgono, forse, di averne una, intente a spiare e ad annotare difetti e ridondanze.
Degli altri, però.

Simona?
S'ingozza di cilindretti di pastiglie dai pallidi colori pastello, verde, alla menta piperita; rosa, come una vaga fragola di bosco; gialla come il ricordo di un limone.
Siccome preferisce le viola, nel sacchetto che offre ci sono solo pastiglie verdi, rosa e gialle.
Dice che le piace avere l'alito sempre profumato.
Ma chi ha il coraggio di baciarla, quella!

Michela?
Con la nuova cintura di plastica dorata indica la ciccia sui fianchi.
“Guardate qui, signori miei, quanta bella ciccia frolla! Venghino, signori, venghino!”
E la gonna jeans? La gonna jeans svasata all'orlo, le si alza un po' di dietro e hai voglia a tirarla giù, con fare indispettito, come se fosse colpa sua a non voler coprire quel gran trono...
Al compleanno (quarantasette!) le regaleremo uno specchio.



Corinna?
Oh, a Corinna mancano solo le zeppe bianche ai piedi per essere pronta per via Ormea.
Beh, chi si salva è Daniela: fine, intelligente, parla di Socrate con dovizia di particolari, la coda a ricciolo sulla groppa, il pelo folto e lucido.
Sai, è amico di quella attrice dell'ultima puntata.
Corinna sa tutto.
S'è fatta una cultura su “Chi”.
Non ne perde un numero!

Si sono messe in sonno.
Cullate dalle loro stesse parole in una vasca colma di brodaglia tiepida; stordite dall'odore di fiori sfioriti; lenti i movimenti incoscienti degli occhi diventate vibrazioni periferiche di cervelli sopiti.
Anche la lingua si muove impastata di vuote parole che pesano e puzzano.

Simona, Michela, Corinna, Daniela: tonnellate di escrementi le ricoprono.

Ne uccide più la lingua che la spada.

E la spada acquistata da Nina è solo un oggetto ricordo.

Sfilare la spada.
Infilare la spada.
Sfilare. Infilare. Sfilare. Infilare.
Uno. Due. Uno. Due.
Esibire. Riporre.
Provocare. Contenere.
Oggetto.

Luccica con il cielo, poi si scaglia a difesa o sferra un colpo.
Esibita, incute rispetto e timore.
Riposta, mantiene autorevolezza.
Elimina o inibisce l'inutile, analizza il presente che è ciò che rimane.
Ripercorre il passato per comprendere.

Le parole di spada non fanno chiasso: sono precise e dirette come i tuffi dal trampolino ben fatti sono senza schizzi.
Forti e pesanti nella testa; una fitta nel cuore.
La spada semplifica e, per questo, rafforza: ferro temprato.

Solo un Uomo sensibile nei confronti del Tempo e forte nei confronti del Modo può rendere sacra una spada.
Solenne è la sua funzione.

Ma questo, non lo facciamo sapere alle amiche di Nina.







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 LA FORESTERIA "TIZIANO TERZANI" DI CASCINA MACONDO

IL SALONE "GIBRAN" DI CASCINA MACONDO

GLI SPAZI INTERNI DELLA CASCINA

GLI SPAZI ESTERNI DELLA CASCINA

 

 

Il nome "Macondo" che abbiamo dato alla nostra Cascina nel 1992
proviene dal libro "Cent'anni di solitudine" di Gabriel Garcia Marquez

" Macondo era allora un villaggio di venti case di argilla e di canna selvatica costruito sulla riva di un fiume dalle acque diafane che rovinavano per un letto di pietre levigate, bianche ed enormi come uova preistoriche.  Il mondo era così  recente, che molte cose erano prive di nome, e per citarle bisognava indicarle col dito. Tutti gli anni verso il mese di marzo,  una famiglia di zingari cenciosi piantava la tenda vicino al villaggio, e con grande frastuono di zufoli e tamburi faceva conoscere le nuove invenzioni. Prima portarono la calamita. Uno zingaro corpulento, con barba arruffata e mani di passero, che si presentò col nome di Melquìades, diede una truculenta manifestazione pubblica di quella che egli stesso chiamava l'ottava meraviglia dei savi alchimisti della Macedonia.  Andò di casa in casa trascinando due lingotti metallici, e tutti sbigottirono vedendo che i paioli, le padelle, le molle del focolare e i treppiedi cadevano dal loro posto,   e i legni scricchiolavano per la disperazione dei chiodi e delle viti che cercavano di schiavarsi,  e perfino gli oggetti
perduti da molto tempo comparivano dove pur erano stati lungamente cercati,  e si trascinavano in turbolenta sbrancata dietro ai ferri magici di Melquìades…"

 

Si ringrazia Gabriel Garcia Marquez per aver scritto e regalato agli uomini un così grande libro. A lui la nostra gratitudine e il nostro affetto.
 
 
 
 

 

 

Ultimo aggiornamento ( Lunedì 01 Agosto 2011 09:18 )
 

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