Home Archivio News-Eventi Alberto Sacco - mio padre raccontava storie
  • An Image Slideshow
  • An Image Slideshow
  • An Image Slideshow
  • An Image Slideshow
  • An Image Slideshow
  • An Image Slideshow
  • An Image Slideshow
  • An Image Slideshow
  • An Image Slideshow
  • An Image Slideshow
  • An Image Slideshow
  • An Image Slideshow
  • An Image Slideshow
  • An Image Slideshow
  • An Image Slideshow
  • An Image Slideshow
  • An Image Slideshow
  • An Image Slideshow
  • An Image Slideshow
  • An Image Slideshow
  • An Image Slideshow
  • An Image Slideshow
  • An Image Slideshow
  • An Image Slideshow
Alberto Sacco - mio padre raccontava storie PDF Stampa E-mail
Votazione Utente: / 0
ScarsoOttimo 
cassetto degli articoli - armadio degli articoli
Scritto da Tartamella   
Giovedì 21 Luglio 2011 09:41

 

                                           SMETTERE O CONTINUARE...?


Hai letto questo testo di Scritturalia?

Esprimi il tuo apprezzamento, da scarso a ottimo.
Non è un concorso. Non c’è nessun premio. Tu e l’autore non vincerete nulla.
Perché votare allora? Semplicemente perché il tuo giudizio di lettore anonimo,
onesto, schietto e disinteressato, potrà essere utile all’autore.
La tua disponibilità a un semplice click come stimolo per lo scrittore/scrittrice
a ripensare e a migliorare la propria scrittura…

 

scritturaliafoto

Affresco romano "Donna con stilo e libro" (detta Saffo)
Pompei, 50 dopo Cristo. (Napoli-Museo Archeologico Nazionale)

che cos’è SCRITTURÀLIA


LEGGI I RACCONTI DI SCRITTURALIA



possibilità di pernottamento
presso la Foresteria “Tiziano Terzani” di Cascina Macondo
a costi di Bed and Breakfast

 

LOGO
Cascina Macondo
Centro Nazionale per la Promozione della
Lettura Creativa ad Alta Voce e Poetica Haiku
Borgata Madonna della Rovere, 4  -  10020 Riva Presso Chieri - Torino - Italy
Questo indirizzo e-mail è protetto dallo spam bot. Abilita Javascript per vederlo. Questo indirizzo e-mail è protetto dallo spam bot. Abilita Javascript per vederlo. www.cascinamacondo.com

 

 

 

MIO PADRE RACCONTAVA STORIE

di Alberto Sacco
Cascina Macondo - Scritturalia, domenica 17 giugno 2007





Mio padre raccontava delle storie. Da quando mi ricordo ha sempre raccontato delle storie.
Anche adesso, però, che piccolo non sono più, le racconta ancora.
Mio padre raccontava storie, tante, belle, alcune meno, ma a me non importava. A me piaceva ascoltarlo.
Mi bastava che dicesse che era passato al Circolo, giù in piazza, e che aveva visto il Dria, lo zio Ercole, la panettiera o che aveva preso un Aperol con il Fiannacca.
A me piaceva la sua voce, tanto che a forza di sentirlo io non parlavo quasi più. Senza il quasi.
Anche a mia madre piaceva parlare, ma lo faceva con le sue amiche o con la parrucchiera o con le vicine o con le beghine o con il dentista.
Diceva, mia madre, che io non parlavo, mai, che stavo zitto, che sembravo un pulcino nel nido, solo che non pigolavo.
Diceva, mia madre, che stavo lì con la bocca semiaperta a fissare mio padre che narrava. E se la pigliava con lui, gli diceva che era colpa sua se non parlavo, che mi riempiva la testa di farfalle, che non sarei mai cresciuto, che sarei rimasto un piccolo pulcino muto.
Litigavano spesso, mia madre e mio padre, io stavo a sentire quei battibecchi. Spesso erano ricami in punta di spada, altre volte erano scambi di artiglieria, qualche volta bombardamenti a tappeto.
Ma si volevano un gran bene.
Me lo raccontava mio padre.
Mio padre raccontava delle storie.
Una volta mi spiegò la storia di Pedrita Torrita.
Era una bambina carina e divenne la più bella del paese, ma mica era merito suo se era così e neanche dei suoi genitori. “Sono i geni” diceva mio padre “come si combinano, certi credono di essere predestinati, ma non è vero, è solo culo”. Diceva mio padre.
Pedrita Torrita aveva una madre, Felicita Macchiaioli, che ringraziava ogni giorno dai banchi della chiesa la Divina Provvidenza che le aveva donato una figlia così. Poi, dopo, la Divina Provvidenza fu ringraziata molto meno.
Felicita diceva alla figlia che era proprio bella e le metteva dei fiocchi nei capelli. Le spiegava che le era capitata una benedizione e che chi è benedetto ha tutte le porte aperte. Pedrita Torrita ebbe tutte le porte aperte.
Diceva mio padre “Quando apri una porta di sicuro la dai sul naso di qualcun altro!” e così Pedrita Torrita non ebbe molte amiche.
Pedrita Torrita apriva la Processione del Corpus Domini.
Pedrita Torrita era la reginetta della fiera della Ciliegie.
Pedrita Torrita era la Mascotte del paese.
Pedrita Torrita era perennemente sola anche se era circondata continuamente da un mucchio di gente, adulti e non, ma mai qualcuno con cui raccontarsi.
“Venne l’età da marito”, diceva mio padre, e tutto il paese partecipava alla conta dei pretendenti. C’erano quelli che tifavano per il buon partito (Felicita Macchiaioli era tra questi), mentre, dall’altro campo, c’erano quelli altrettanto agguerriti dei “poveri ma belli”. “Rimase un pareggio.”, diceva mio padre, “Ancora adesso i due schieramenti litigano su chi avrebbe vinto”.
Pedrita Torrita partì col torpedone del mattino alla fermata appena fuori del paese. Felicita Macchiaioli pianse lacrime dalle sue amiche, dalla parrucchiera, dalle vicine, dal dentista, dalle beghine.
Pedrita Torrita arrivò in una città né grande, né piccola. Andò a lavorare in un negozio né grande, né piccolo. E si trovò un amore, quello grande però! Sposò una vita felice e non tornò mai più.
Mio padre mi raccontava delle storie e me le racconta ancora adesso.






5x100
 
 
 

 LA FORESTERIA "TIZIANO TERZANI" DI CASCINA MACONDO

IL SALONE "GIBRAN" DI CASCINA MACONDO

GLI SPAZI INTERNI DELLA CASCINA

GLI SPAZI ESTERNI DELLA CASCINA

 

 

Il nome "Macondo" che abbiamo dato alla nostra Cascina nel 1992
proviene dal libro "Cent'anni di solitudine" di Gabriel Garcia Marquez

" Macondo era allora un villaggio di venti case di argilla e di canna selvatica costruito sulla riva di un fiume dalle acque diafane che rovinavano per un letto di pietre levigate, bianche ed enormi come uova preistoriche.  Il mondo era così  recente, che molte cose erano prive di nome, e per citarle bisognava indicarle col dito. Tutti gli anni verso il mese di marzo,  una famiglia di zingari cenciosi piantava la tenda vicino al villaggio, e con grande frastuono di zufoli e tamburi faceva conoscere le nuove invenzioni. Prima portarono la calamita. Uno zingaro corpulento, con barba arruffata e mani di passero, che si presentò col nome di Melquìades, diede una truculenta manifestazione pubblica di quella che egli stesso chiamava l'ottava meraviglia dei savi alchimisti della Macedonia.  Andò di casa in casa trascinando due lingotti metallici, e tutti sbigottirono vedendo che i paioli, le padelle, le molle del focolare e i treppiedi cadevano dal loro posto,   e i legni scricchiolavano per la disperazione dei chiodi e delle viti che cercavano di schiavarsi,  e perfino gli oggetti
perduti da molto tempo comparivano dove pur erano stati lungamente cercati,  e si trascinavano in turbolenta sbrancata dietro ai ferri magici di Melquìades…"

 

Si ringrazia Gabriel Garcia Marquez per aver scritto e regalato agli uomini un così grande libro. A lui la nostra gratitudine e il nostro affetto.
 
 
 
 

 

 

Ultimo aggiornamento ( Lunedì 01 Agosto 2011 09:20 )
 

Time Zone Clock

Sondaggio

Accentazione ortoèpica lineare