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Florian Lasne - parolaperta PDF Stampa E-mail
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Scritto da Tartamella   
Giovedì 21 Luglio 2011 08:23

 

                                           SMETTERE O CONTINUARE...?


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Affresco romano "Donna con stilo e libro" (detta Saffo)
Pompei, 50 dopo Cristo. (Napoli-Museo Archeologico Nazionale)

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presso la Foresteria “Tiziano Terzani” di Cascina Macondo
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Cascina Macondo
Centro Nazionale per la Promozione della
Lettura Creativa ad Alta Voce e Poetica Haiku
Borgata Madonna della Rovere, 4  -  10020 Riva Presso Chieri - Torino - Italy
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PAROLAPERTA

di Florian Lasne
Cascina Macondo - Scritturalia, domenica 18 novembre 2007




Libera-mente
Vipera sente
Mimerà sempre
M’amerà sempre
Papera seme
Libera-mente


Andare avanti senza riflettere.
Mi dicono mi dicono:
“Tu sei libera”
Eppure sento sempre gli altri parlare fra di loro, e basso sasso sussurrare:
“Uuuh… mente!”
Va bene! E perché, se una è libera deve sempre dire la verità? A me non piac’. Me piac’ assai mentire, e cosi sono quella che libera, mente. Hai capit’?
Ma a loro non basta, continuano a blaterare, chiacchier’insultare, maledir’parlare, ancor’e’poi’ecceterare.



“Questa è maledetta,
non t’avvicinar’
che ti fai
il veleno lanciar’:


Ha l’orecchio fine,
la lingua biforca,
l’occhio storpio,
il naso ducato,
la pelle fredda, liscia.
I piedi ?
Scompar’assenti
e cosi le mani,
baahh,
me fa paura!


Parla piano,
pensa meno,
respira solo
e stai attento,

che la Vipera, sente.”

 
 
Così mi soprannominano allora ho deciso di non più, mai, parlar. Ma tutto lo farò uguale, dovrò il corpo usare. Finita la parol’, osare. E con tutte le membra muover’, far indovinar’ senza voc’, fino alla morte tener’. Così si potrà dire di me, mimerà sempre. Non più boccapprir’, a gesti communicar’, a danze sognar esplorar. Forse così di più accettata sarò e allora ouahh il mondo m’amerà sempre, come un neonato, qualcosa di piccolo, fragile, debole, carino, animale, vegetale, ridotto. Con le ali e le radici sono nato, fato di piume lanugine e legno, e così di nuovo soprannominato: papera seme.
Adesso nuovamente vivendo, non più malamente trattato, posso parlesprimermi libera-mente.






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 LA FORESTERIA "TIZIANO TERZANI" DI CASCINA MACONDO

IL SALONE "GIBRAN" DI CASCINA MACONDO

GLI SPAZI INTERNI DELLA CASCINA

GLI SPAZI ESTERNI DELLA CASCINA

 

 

Il nome "Macondo" che abbiamo dato alla nostra Cascina nel 1992
proviene dal libro "Cent'anni di solitudine" di Gabriel Garcia Marquez

" Macondo era allora un villaggio di venti case di argilla e di canna selvatica costruito sulla riva di un fiume dalle acque diafane che rovinavano per un letto di pietre levigate, bianche ed enormi come uova preistoriche.  Il mondo era così  recente, che molte cose erano prive di nome, e per citarle bisognava indicarle col dito. Tutti gli anni verso il mese di marzo,  una famiglia di zingari cenciosi piantava la tenda vicino al villaggio, e con grande frastuono di zufoli e tamburi faceva conoscere le nuove invenzioni. Prima portarono la calamita. Uno zingaro corpulento, con barba arruffata e mani di passero, che si presentò col nome di Melquìades, diede una truculenta manifestazione pubblica di quella che egli stesso chiamava l'ottava meraviglia dei savi alchimisti della Macedonia.  Andò di casa in casa trascinando due lingotti metallici, e tutti sbigottirono vedendo che i paioli, le padelle, le molle del focolare e i treppiedi cadevano dal loro posto,   e i legni scricchiolavano per la disperazione dei chiodi e delle viti che cercavano di schiavarsi,  e perfino gli oggetti
perduti da molto tempo comparivano dove pur erano stati lungamente cercati,  e si trascinavano in turbolenta sbrancata dietro ai ferri magici di Melquìades…"

 

Si ringrazia Gabriel Garcia Marquez per aver scritto e regalato agli uomini un così grande libro. A lui la nostra gratitudine e il nostro affetto.
 
 
 
 

 

 

Ultimo aggiornamento ( Lunedì 01 Agosto 2011 09:21 )
 

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