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| Scritto da Tartamella | |||
| Giovedì 21 Luglio 2011 08:23 | |||
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Affresco romano "Donna con stilo e libro" (detta Saffo)
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PAROLAPERTAdi Florian LasneCascina Macondo - Scritturalia, domenica 18 novembre 2007 Libera-mente Vipera sente Mimerà sempre M’amerà sempre Papera seme Libera-mente Andare avanti senza riflettere. Mi dicono mi dicono: “Tu sei libera” Eppure sento sempre gli altri parlare fra di loro, e basso sasso sussurrare: “Uuuh… mente!” Va bene! E perché, se una è libera deve sempre dire la verità? A me non piac’. Me piac’ assai mentire, e cosi sono quella che libera, mente. Hai capit’? Ma a loro non basta, continuano a blaterare, chiacchier’insultare, maledir’parlare, ancor’e’poi’ecceterare. “Questa è maledetta, non t’avvicinar’ che ti fai il veleno lanciar’: Ha l’orecchio fine, la lingua biforca, l’occhio storpio, il naso ducato, la pelle fredda, liscia. I piedi ? Scompar’assenti e cosi le mani, baahh, me fa paura! Parla piano, pensa meno, respira solo e stai attento, che la Vipera, sente.” Così mi soprannominano allora ho deciso di non più, mai, parlar. Ma tutto lo farò uguale, dovrò il corpo usare. Finita la parol’, osare. E con tutte le membra muover’, far indovinar’ senza voc’, fino alla morte tener’. Così si potrà dire di me, mimerà sempre. Non più boccapprir’, a gesti communicar’, a danze sognar esplorar. Forse così di più accettata sarò e allora ouahh il mondo m’amerà sempre, come un neonato, qualcosa di piccolo, fragile, debole, carino, animale, vegetale, ridotto. Con le ali e le radici sono nato, fato di piume lanugine e legno, e così di nuovo soprannominato: papera seme. Adesso nuovamente vivendo, non più malamente trattato, posso parlesprimermi libera-mente. LA FORESTERIA "TIZIANO TERZANI" DI CASCINA MACONDO
Il nome "Macondo" che abbiamo dato alla nostra Cascina nel 1992 " Macondo era allora un villaggio di venti case di argilla e di canna selvatica costruito sulla riva di un fiume dalle acque diafane che rovinavano per un letto di pietre levigate, bianche ed enormi come uova preistoriche. Il mondo era così recente, che molte cose erano prive di nome, e per citarle bisognava indicarle col dito. Tutti gli anni verso il mese di marzo, una famiglia di zingari cenciosi piantava la tenda vicino al villaggio, e con grande frastuono di zufoli e tamburi faceva conoscere le nuove invenzioni. Prima portarono la calamita. Uno zingaro corpulento, con barba arruffata e mani di passero, che si presentò col nome di Melquìades, diede una truculenta manifestazione pubblica di quella che egli stesso chiamava l'ottava meraviglia dei savi alchimisti della Macedonia. Andò di casa in casa trascinando due lingotti metallici, e tutti sbigottirono vedendo che i paioli, le padelle, le molle del focolare e i treppiedi cadevano dal loro posto, e i legni scricchiolavano per la disperazione dei chiodi e delle viti che cercavano di schiavarsi, e perfino gli oggetti perduti da molto tempo comparivano dove pur erano stati lungamente cercati, e si trascinavano in turbolenta sbrancata dietro ai ferri magici di Melquìades…"
Si ringrazia Gabriel Garcia Marquez per aver scritto e regalato agli uomini un così grande libro. A lui la nostra gratitudine e il nostro affetto.
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| Ultimo aggiornamento ( Lunedì 01 Agosto 2011 09:21 ) |
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