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Carmen Bonino - l'altro lato PDF Stampa E-mail
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Scritto da Tartamella   
Giovedì 21 Luglio 2011 07:56

 

                                           SMETTERE O CONTINUARE...?


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Affresco romano "Donna con stilo e libro" (detta Saffo)
Pompei, 50 dopo Cristo. (Napoli-Museo Archeologico Nazionale)

che cos’è SCRITTURÀLIA


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presso la Foresteria “Tiziano Terzani” di Cascina Macondo
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Borgata Madonna della Rovere, 4  -  10020 Riva Presso Chieri - Torino - Italy
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L’ALTRO LATO

di Carmen Bonino
Cascina Macondo - Scritturalia, domenica 18 novembre 2007





Questa NON è una esercitazione! ATTENZIONE! Questa NON è una esercitazione!
Da un angolo recondito del mio cervello udivo questo annuncio, il timbro era metallico, come gli annunci comunicati interfono sulle navi, e udivo anche il sottofondo confuso dei commenti dei viaggiatori, ma il suono non giungeva da fuori, lo sentivo dentro di me, un mantra scandito da una parte di me che ancora non conoscevo.
        I miei occhi sono chiusi, non mi decido ad aprirli, non voglio aprirli: voglio prima fare un consuntivo, un tentativo di connessione alla realtà. Quale realtà? Può essere reale quanto è accaduto nelle ultime settimane? Ricordo di aver vagheggiato spesso nella mia fantasia di un evento che stravolgesse lo status del mondo: Un elicottero atterra nel tuo giardino nottetempo e ti preleva dal tuo letto e ancora in pigiama ti deposita in un campo di riso in Cambogia: ARRANGIATI.
        Ti svegli una mattina e la radio trasmette che un virus ha annacquato i pozzi di petrolio: ARRANGIATI.
        Un colpo di mano informatico e Berlusconi diventa Imperatore del pianeta: CAZZI TUOI!
        Ma una meteora… un sassone impazzito che si schianta sulla terra e la passa da parte a parte scatenando la fine, spostando l’asse terrestre quel tanto da avvicinarla al sole abbastanza da mandarla arrosto a fuoco lento, questo davvero non aveva raggiunto i vertici della mia pur fervida fantasia; eppure è accaduto e adesso Arrangiati! Questa NON è una esercitazione!
        Apro gli occhi: il caldo torrido a dicembre ha portato via l’odore di muffa dalla cantina nella quale mi sono stabilito da una settimana, ma non i vapori di vino versato che in questo momento mi nausea, la luce filtra sulfurea dalle prese d’aria a livello del marciapiede e la polvere si muove nell’aria come in una danza vorticosa, i suoni che provengono dall’esterno mi ricordano che: questa NON è una esercitazione. Urla strazianti, stridio metallico, risa isteriche. E’ accaduto davvero, questo rifugio non mi servirà a lungo, presto anche questo si trasformerà in un forno.
        Devo muovermi, ho bisogno di acqua, e l’acqua è diventata lo status symbol attuale, evapora a velocità paurosa, creando una atmosfera da jungla tropicale ovunque, ma la sete non si placa e se trovi una sorgente ti devi battere al coltello per averla… Devo muovermi, ma prima devo ripetermi chi sono, come mi chiamo. Chi ero non conta più.
        Mario Rossi, 37 anni, sposato, due figli, impiegato al comune di Torino, responsabile del verde cittadino.
        Adesso sono solo Mario, mia moglie è scappata col vicino palestrato, quello su cui faceva battute quando lo incontrava in ascensore: “Sembra un boiler, non riesce a chiudere gambe e braccia, ha i muscoli anche dentro il cranio e sicuramente non riesce a pisciare in piedi”
        Il secondo giorno dopo l’impatto lui le ha fatto una colposcopia con gli occhi, incurante della mia presenza, mentre tra le braccia stringeva due bottiglie di Gatorade e lei, lei non ci ha pensato due volte a seguirlo, la troia, il richiamo della jungla.
        Avrà verificato che piscia tranquillamente in tutte le posizioni. Troia!!
Se la tirava da intellettuale lei, i figli non li aveva mai voluti mandare né a calcio né a nuoto, solo corsi di scrittura creativa, sceneggiatura, arti visive.
        Dove non poté l’arte vinse il Gatorade: Troia! La madre amorevole ebbe un tracollo quando alla radio (che strano, l’unica cosa che non sia andata a puttane in questo caos sono la radio e la televisione, solo che la radio trasmette solo comunicati e la televisione prese dirette di questo mega reality). Alla radio dicevo, abbiamo sentito che dopo l’impatto tutta la popolazione infantile era inspiegabilmente deceduta: gli esperti erano al lavoro per trovare una spiegazione. Gli esperti secondo me in questo momento giocano con i Lego come hanno sempre sognato, e assemblano figure che finalmente stanno in piedi, fintanto che non si sciolgono.
        Per me la notizia è stata una mano santa. Non avrei sopportato che i miei figli vedessero questa devastazione. Lei ha dato di matto: se non l’avessi fermata si sarebbe buttata di petto nel caos in una spedizione senza speranza e da quel momento mi ha guardato con disprezzo: come se non m’avesse mai visto prima.
        Senza i figli e in questo frangente è venuta meno l’utilità di un marito impegnato intellettualmente, politicamente, socialmente, capace di catalizzare l’attenzione di una platea di trecento uditori a una conferenza sui rischi del cambio climatico dovuto all’effetto serra, ma incapace di impugnare un PC portatile come arma da difesa: molto più adatto a tale scopo l’orango del piano di sotto. Troia!
        Ma poveretta anche lei… forse ha ragione.... forse… forse è meglio che mi dia una mossa invece di perdermi in recriminazioni e rimpianti ed esca di qua se non voglio morire disidratato.
        La strada è un campo di battaglia: carcasse di auto annerite dagli incendi invadono la carreggiata, le serrande divelte dei negozi paiono occhi orbi sulla devastazione, le vetrine infrante sono vuote e di là entrano ed escono individui impazziti carichi di merci. Ma... quello non è?... Sì, è l’inquilino del terzo: fa…, faceva il contabile per una ditta di spedizioni, abbiamo frequentato insieme il corso per la preparazione alla comunione dei bambini, ora sta affrontando (si può dire affrontare se gli arrivi da dietro brandendo un piede di porco?) un energumeno che sarà il doppio di lui, l’energumeno è appena uscito dall’ex negozio Giorgio Armani: regge una pila di vestiti che gli arriva all’altezza degli occhi. Oh Gesù!! Gli ha fracassato il cranio con un unico colpo! Ora si affretta a spostare gli abiti dal cadavere per non sporcarli, scarta i primi che sono intrisi di sangue e materia cerebrale e non ha un mancamento, sorride soddisfatto e valuta il bottino, ma che se ne farà mai di vestiti? Forse pensa di vendersi meglio al Padreterno con un look adeguato.
        E pensare che al corso aveva fatto una tal concione sulla carità cristiana, sul dovere della fratellanza umana, sull’educazione basata sull’esempio tanto che Don Dante lo aveva più volte elogiato.
        Acqua… devo trovare dell’acqua, ieri ho provato a raggiungere il Po. Il fiume è in secca, al centro del letto scorre un rigagnolo e ho visto gente morire impantanata pur di raggiungerlo: chi vi riusciva incurante delle ustioni veniva poi risucchiato nella melma ribollente. Non è cosa.
        I supermercati e i magazzini dei bar sono presidiati da bande armate in modo rudimentale, ma soprattutto di odio e sempre più spesso di ammazzano tra loro per spartirsi le bottiglie.
        Meglio spostarsi in periferia: forse mi riuscirà di trovare qualcosa nelle abitazioni abbandonate.
        Questo era il Delle Alpi. È il Delle Alpi, quello che sento è inequivocabilmente tifo, vero, autentico tifo granata e bianconero è mai possibile?
        Non sono mai stato a una partita, mi domandavo come un simile evento fosse in grado di richiamare tanti spettatori di estrazione e cultura diversa e come anche durante la settimana l’argomento calcistico potesse essere al centro delle discussioni nei luoghi di lavoro, nei bar, nei mezzi pubblici per non parlare dei salotti televisivi.
        Possibile che durante una simile catastrofe sia questo l’unico evento che abbia mantenuto uno schema? Che abbia mantenuto un potere aggregante e di condivisione?
        Ho proprio sbagliato tutto: se è questa la sola speranza è da qui che devo ripartire riconoscendo con umiltà di non aver mai capito niente.
        C’è ressa alle biglietterie, ma non si paga il biglietto, ci mancherebbe: cosa potrebbe costare: una lacrima? Due sputi? La calca è dovuta al fatto che ai cancelli vengono distribuiti oggetti: bandiere con strane aste, alcune nodose, altre sottili e appuntite, pesanti cartelli inneggianti alle squadre sono stati ricavati da parti di automobili, uno slogan troneggia tracciato con lo spray sulla porta di un frigorifero. Evidentemente le parti si sono adoperate come potevano per non rinunciare al tifo: è incredibile!
        Mi viene consegnato proprio lo slogan dipinto sullo sportello di frigorifero, che strano però: non mi hanno neppure chiesto per quale squadra tenessi, forse questa situazione ha per lo meno avuto il merito di appianare le rivalità sportive.
        Seguo la folla e faticosamente, sotto il peso del mio insolito striscione, raggiungo la curva.
        Però… non è male dopo tanto strazio questa atmosfera festosa e acclamante, questo brivido di attesa: i cori, le bandiere, gli striscioni.
        Ecco che entrano i giocatori, ognuno palleggiando un pallone, per ultimo l’arbitro che fischia per dare inizio ai giochi. Ma… che fanno? I calciatori si siedono sui palloni schiena contro schiena e guardano verso gli spalti dove nel frattempo si è scatenato il finimondo (perdonatemi l’assurdo). Le bandiere vengono impugnate al contrario e usate come mazze, lance, giavellotti. Un chiusino da tombino dipinto in granata riporta ”MUORI GOBA”e mi sfreccia a un millimetro dalla testa a mo’ di frisbee, me la trancerebbe se non mi facessi scudo con la porta del frigo, cerco di ripararmi acquattandomici sotto e assisto impotente alla carneficina. Vola la ruota di una sega circolare che decapita quanti tifosi non riescono a evitarne la traiettoria, terminando la sua corsa a tre gradinate dal mio rifugio: tra le macchie di sangue leggo: “Del Piero parla a ‘sto uccello”.
        Non so se prevalga la nausea o la paura: questo scenario da Apocalisse mi rivolta le viscere per il ribrezzo e il terrore completa l’opera.
        Il fischio dell’arbitro che decreta la fine del primo tempo mi viene in soccorso.
        Il pubblico, cioè i ventidue calciatori, applaudono soddisfatti e commentano il match, tra gli spalti i superstiti (meno della metà) sorridono, stanchi ma soddisfatti, si scambiano grosse pacche cameratesche sulle spalle.
        Passano gli inservienti con grandi cesti a sgombrare il campo dalle macerie: arti amputati e materiale organico vario e danno una ramazzata al sangue che rende le gradinate scivolose.
        Faccio capolino dal mio bunker di fortuna sperando di non venir notato mentre ne emergo (verrei giustiziato sul posto!).
        Cerco di carpire qualche commento: non posso certo chiedere come stiamo, ma vorrei capire quanto meno chi è in testa per sapere quando e come avrà fine questa macelleria.
        Gli altoparlanti intanto trasmettono a tutto volume il rock più metal che abbia mai udito.
        D’un tratto la musica sfuma, si illuminano i maxischermo e appare lui: l’ultima immagine che vorrei vedere (o forse sono già arrivato all’inferno?) Sorriso da squalo e cravatta a pallini.

        “Cari sudditi, questo spettacolo vi è offerto  da Mediasilvio.
        Il nuovo governo, in carica da dieci giorni, ha posto fine alla ignobile offensiva comunista che aveva usurpato il potere vigente con loschi brogli elettorali. Evidentemente anche Madre Natura non ne poteva più di tale scandalosa situazione ed è scesa in campo al Nostro fianco per restituirci il potere. Ora vi lasciamo al secondo tempo di questo nuovo sport nazionale. Vi ricordo che il regolamento non prevede né vincitori né vinti: qui l’unico a vincere siamo NOI. Gli eventuali superstiti della partita, dopo l’incontro verranno condotti ad Arcore e avranno l’onore di baciarmi i piedi prima della decapitazione per mano dei miei servi. Vi auguro buon divertimento e… FORZA ITALIA!!”
        Mario: sei fottuto! Se anche riuscissi a salvare la pelle sarei sottoposto alla più repellente delle torture!
        Questa NON è una esercitazione! Sì: ripeti il tuo mantra… Questa NON è una esercitazione!

        Signori e signori,è il comandante che vi parla.
        Grazie per aver scelto la nostra compagnia per la vostra meravigliosa crociera nei mari del sud.
        Domani faremo scalo alle Isole Galapagos.
        Ai fini della vostra sicurezza  chiediamo la vostra collaborazione.
        Questa è una esercitazione. Indossate i giubbotti di salvataggio che troverete nelle vostre cabine e raggiungete l’equipaggio sul ponte numero uno.
        Il Comandante vi ringrazia per la pazienza e ricordate: Questa è una esercitazione.

        Accidenti a me! Mi sono ancora addormentato al sole!
        Che incubo terrificante: Il nano pazzo di nuovo al governo! Noooo!!!







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 LA FORESTERIA "TIZIANO TERZANI" DI CASCINA MACONDO

IL SALONE "GIBRAN" DI CASCINA MACONDO

GLI SPAZI INTERNI DELLA CASCINA

GLI SPAZI ESTERNI DELLA CASCINA

 

 

Il nome "Macondo" che abbiamo dato alla nostra Cascina nel 1992
proviene dal libro "Cent'anni di solitudine" di Gabriel Garcia Marquez

" Macondo era allora un villaggio di venti case di argilla e di canna selvatica costruito sulla riva di un fiume dalle acque diafane che rovinavano per un letto di pietre levigate, bianche ed enormi come uova preistoriche.  Il mondo era così  recente, che molte cose erano prive di nome, e per citarle bisognava indicarle col dito. Tutti gli anni verso il mese di marzo,  una famiglia di zingari cenciosi piantava la tenda vicino al villaggio, e con grande frastuono di zufoli e tamburi faceva conoscere le nuove invenzioni. Prima portarono la calamita. Uno zingaro corpulento, con barba arruffata e mani di passero, che si presentò col nome di Melquìades, diede una truculenta manifestazione pubblica di quella che egli stesso chiamava l'ottava meraviglia dei savi alchimisti della Macedonia.  Andò di casa in casa trascinando due lingotti metallici, e tutti sbigottirono vedendo che i paioli, le padelle, le molle del focolare e i treppiedi cadevano dal loro posto,   e i legni scricchiolavano per la disperazione dei chiodi e delle viti che cercavano di schiavarsi,  e perfino gli oggetti
perduti da molto tempo comparivano dove pur erano stati lungamente cercati,  e si trascinavano in turbolenta sbrancata dietro ai ferri magici di Melquìades…"

 

Si ringrazia Gabriel Garcia Marquez per aver scritto e regalato agli uomini un così grande libro. A lui la nostra gratitudine e il nostro affetto.
 
 
 
 

 

 

Ultimo aggiornamento ( Lunedì 01 Agosto 2011 09:22 )
 

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