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Tiziana Viganò - il suono delle città invisibili PDF Stampa E-mail
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Scritto da Tartamella   
Giovedì 21 Luglio 2011 07:04

 

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IL SUONO DELLE CITTÀ INVISIBILI

di Tiziana Viganò
Cascina Macondo - Scritturalia, domenica 8 novembre 2009





C’era una volta....
Cominciavano così le fiabe quando io ero bambina.
Ma questa no, perché è una fiaba di oggi!

In una città o un paese che assomiglia proprio a quello dove vivi Tu,
c’è una bambina, o è un bambino? che assomiglia proprio a te,
ha una famiglia che assomiglia alla tua,
frequenta una scuola uguale alla tua.
Sai che ti dico?
questa è una storia scritta per te, quindi è proprio la TUA storia.


A casa ti chiamano Chicchi, ma potresti avere un altro nome, quello che ti piace di più. Sei molto curiosa vero?
Ti piace guardare tutto il mondo che ti circonda, ti piace guardare la tivù, come a tutti i bambini, ma ti piace anche leggere, perché nelle pagine profumate di carta e inchiostro, nelle illustrazioni colorate, vedi cose bellissime e ti sembra così di poterti inventare luoghi fatti proprio come vuoi tu… E poi ti piace correre, muoverti, gridare, chiacchierare, cantare, esplorare, sperimentare, conoscere tutto quello che c’è.
Oggi è una giornata tristissima, che grigiore! Piove, c’è buio, freddo. Le case altissime della città hanno colori cupi e smorti, i pochi alberi della via sono lucidi di pioggia, i passanti stanno vicino ai muri e passano veloci, cercando di ripararsi con l’ombrello. Brrrrr.
Le solite macchine stanno in coda e quando partono spruzzano d’acqua sporca i passanti: spruzzano e puzzano.
C’è un silenzio in casa… Vorresti che quello che hai visto fuori diventasse  i n v i s i b i l e.
“Voglio che questa città diventi invisibile… o che l’invisibile diventi visibile ??? che confusione! E se potessi far sì che quello che è triste diventi felice? Quello che è brutto, bello? quello che non mi piace una meraviglia?”
Stai alla finestra e guardi, col nasino schiacciato contro il vetro, il fiato caldo che appanna e rende tutto un po’ diverso.
Attraverso la nube che hai creato, immagini che possa succedere un sortilegio: prendi un enorme pennello e colori, tutto quanto può servire.
Slaaaam… quella casa la vuoi rosa, quella vicino gialla… e l’altra ancora azzurrina: le persiane qua verdi, qua bianche, qua rosse. E con un colpo di pennello… Paaaffff… Fiori dappertutto, a ogni davanzale.
Ora va già meglio, ma ti sei dimenticata di cambiare il cielo, deve essere azzurro e provvedi con una secchiata di colore, Splashhh. Poi aggiungi qualche bella nuvola bianca che corre e cambia forma continuamente; ci puoi vedere qualcuno che corre, oppure un fantasma… che paura!, un enorme cavallo, le onde del mare, oppure un enorme zucchero filato da mangiare di gusto. Slurp!
Ora, invece della coda di macchine sulla strada passano biciclette, mamme e papà con bambini piccoli per mano o in carrozzina e ragazzini come te che corrono felici, ridendo e gridando a squarciagola. In fondo alla via c’è un bellissimo parco giochi con enormi palloni gonfiabili colorati, morbidosi, dove puoi saltare senza farti male, uno scivolo, le corde per arrampicarsi.
Una festa.
Lì vicino c’è il carretto con il venditore che grida“Gelatiiii
e un altro che strilla “Zucchero filaaaaatoooo”. Qualcuno ha messo un altoparlante con una musica: proprio quella che piace a te!
Che meraviglia poter correre libera per strada insieme ai tuoi amici!
Perfino l’edificio grigiastro della scuola, che c’è lì vicino, non sembra più così triste: è dipinto di rosso, con le persiane verdi, sembra la bandiera italiana, e quasi quasi ti vien voglia di entrarci per studiare un po’. Meglio più tardi, ora vuoi goderti la possibilità di imparare tante cose esplorando questa nuova città che si è trasformata con una magia.
…Forse la scuola è anche qui fuori.
Con il tuo gruppetto di amici guardi tutto quello che c’è, tocchi tutto quello che c’è, perché sembra che qui non ci siano cose che possono farti male. A dire il vero hai visto un ragazzino che correva e scivolava in una pozzanghera… Sbamm!!! ma hai visto che non si è neppure sbucciato un ginocchio. “Ahi!”
Ci sono in giro le tue maestre che si divertono anche loro e, quando un bambino è curioso e fa una domanda, spiegano sorridendo chi è il personaggio della statua in mezzo al parco, com’è fatto il fiore raccolto nell’aiuola, lo fanno annusare e toccare, si avvicinano a un palazzo o un ponte e spiegano come si costruisce, guardano le nuvole e raccontano una storia… ma che bella scuola! C’è pure la maestra di musica che fa ballare e cantare in mezzo alle aiuole; un’altra ha appeso un cartello su un albero e sta scrivendo qualcosa davanti a un gruppetto di bambini che si sono seduti sul prato.
Ti sembra un sogno poter imparare qualcosa guardando il mondo intorno a te, viene voglia di fare domande, di chiedere spiegazioni ai grandi che sono diventati tutti simpatici, di poter correre ovunque in piena libertà
Ci sono luci suoni colori e tante cose da esplorare in questa meravigliosa avventura: sembrano tutti così contenti nella città invisibile che tutti vorrebbero visibile.
Ora nell’aria si sente qualcosa di nuovo e di diverso dal solito.

È un suono fantastico, di tutti quelli che partecipano, insieme, con la loro voce, alla vita della città.







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 LA FORESTERIA "TIZIANO TERZANI" DI CASCINA MACONDO

IL SALONE "GIBRAN" DI CASCINA MACONDO

GLI SPAZI INTERNI DELLA CASCINA

GLI SPAZI ESTERNI DELLA CASCINA

 

 

Il nome "Macondo" che abbiamo dato alla nostra Cascina nel 1992
proviene dal libro "Cent'anni di solitudine" di Gabriel Garcia Marquez

" Macondo era allora un villaggio di venti case di argilla e di canna selvatica costruito sulla riva di un fiume dalle acque diafane che rovinavano per un letto di pietre levigate, bianche ed enormi come uova preistoriche.  Il mondo era così  recente, che molte cose erano prive di nome, e per citarle bisognava indicarle col dito. Tutti gli anni verso il mese di marzo,  una famiglia di zingari cenciosi piantava la tenda vicino al villaggio, e con grande frastuono di zufoli e tamburi faceva conoscere le nuove invenzioni. Prima portarono la calamita. Uno zingaro corpulento, con barba arruffata e mani di passero, che si presentò col nome di Melquìades, diede una truculenta manifestazione pubblica di quella che egli stesso chiamava l'ottava meraviglia dei savi alchimisti della Macedonia.  Andò di casa in casa trascinando due lingotti metallici, e tutti sbigottirono vedendo che i paioli, le padelle, le molle del focolare e i treppiedi cadevano dal loro posto,   e i legni scricchiolavano per la disperazione dei chiodi e delle viti che cercavano di schiavarsi,  e perfino gli oggetti
perduti da molto tempo comparivano dove pur erano stati lungamente cercati,  e si trascinavano in turbolenta sbrancata dietro ai ferri magici di Melquìades…"

 

Si ringrazia Gabriel Garcia Marquez per aver scritto e regalato agli uomini un così grande libro. A lui la nostra gratitudine e il nostro affetto.
 
 
 
 

 

 

Ultimo aggiornamento ( Lunedì 01 Agosto 2011 09:24 )
 

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