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Paolo Severi - soldi e felicità PDF Stampa E-mail
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Scritto da Tartamella   
Giovedì 21 Luglio 2011 06:55

 

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SOLDI E FELICITÀ

di Paolo Severi
Cascina Macondo - Scritturalia, domenica 8 novembre 2009





Innanzi tutto, grazie per la fiducia che mi avete accordata eleggendomi ministro di questo nuovo dicastero. Vi esporrò per prima cosa le basi filosofiche su cui si poggerà il mio operato. Ne discuteremo assieme; se saremo tutti d’accordo, troveremo il modo di agire, perché ciò che desideriamo, e riteniamo legittimo desiderare per diritto di nascita, è un po’ di felicità per tutti.
I soldi e la felicità hanno una caratteristica fondamentale in comune, anzi il nodo di tutta la questione è proprio questa caratteristica comune, che va analizzata a fondo. Sto parlando del tempo. Sì, il tempo personale, anche se la cosa ci scoccia, è limitato. Se usiamo troppo del nostro tempo per raggranellare soldi, non avremo abbastanza tempo per goderceli. D’altro canto, se usiamo troppo tempo per gozzovigliare e passarcela bene, non avremo abbastanza soldi per condurre una vita dignitosa. Questo perché il nostro tempo personale è limitato, e non lo si può accumulare come fanno le banche con i soldi. Certo, anche la felicità non la si può accumulare per poi distribuire come si vuole, ma non è detto che le cose debbano rimanere così come sono. Il mio dicastero si prefigge una equa distribuzione di soldi e felicità, in quanto noi, come Stato, abbiamo una caratteristica che è preclusa ai singoli cittadini. Possiamo gestire il tempo. E qui cominciamo a parlare di cose tecniche. Per prima cosa, non intendo minimamente intaccare le basi democratiche sulle quali si basa la nostra attuale società. Non intendiamo cambiare nulla sull’attuale ordinamento finanziario e politico, ma intendiamo creare, solo per chi intende aderire, una possibile alternativa, da affiancare a quanto già esiste.
Avete mai sentito parlare di “Banca del Tempo”, di “Moneta Copernicana”, di “Valute Locali”? Si tratta di tentativi per superare i limiti delle monete nazionali, limiti imposti da una vorace finanza che mira a un profitto senza etica. Tutti questi tentativi si sono scontrati, e continuano a scontrarsi, con un establishment la cui ambizione è essenzialmente il mantenimento dei propri privilegi. Vogliamo cambiare il significato della parola “Soldo”.
Fino a non molto tempo fa, il valore del denaro era rapportato al valore dell’oro. Era un sistema semplice, anche se arbitrario. Ora, non più. Ora, è rapportato a complesse relazioni internazionali, in altre parole, rispetto a prima, è molto più complicato e ancora più arbitrario. Non solo, ma il processo è verso una maggiore internazionalizzazione, quindi verso una crescente complicazione: dopo l’Euro si parla di monete uniche asiatiche, sudamericane, africane, orientali, arabe, e così via. Supermonete, sempre più vicine ai traffici internazionali, e sempre più lontane agli uomini, alle persone, alle famiglie.
La proposta è di incentivare la formazione di monete locali, non in opposizione a quelle statali o sovranazionali, ma, come dire, affiancate a queste, ma costruite a dimensione umana, del quartiere, del paese, della comunità, e, a queste nuove monete locali, aderirà solo chi ne ha voglia.
Ovviamente, le monete locali avranno una struttura e una logica completamente diverse da quelle cui siamo abituati. Cerchiamo di spiegarci un po’ meglio. Se vengo a casa tua a pitturare una stanza, e in cambio del mio tempo-lavoro, tu mi dai cento Euro, devo pensare che se, un giorno, avrò bisogno che qualcuno venga a casa mia a compiere un lavoro analogo, potrò usare quei cento Euro per pagarlo. In altre parole, ho prestato in anticipo il mio tempo, per potere usufruire, prima o poi, di analogo tempo da parte di qualcun altro. Si tratta di un “baratto” di tempo, da scambiarsi in tempi successivi. Baratto. Proprio nel concetto stesso di “baratto” sta il cuore del problema. Se io ti cedo un bene che vale cento Euro, in cambio di un altro bene che vale anch’esso cento Euro, siamo felici e soddisfatti entrambi, tranne lo Stato che si sente defraudato dell’IVA e delle tasse su ben due transazioni. A conti fatti, per fare pitturare la MIA stanza, dovrò sborsare duecento Euro, cioè devo avere prima pitturato ben due altre stanze! È evidente che questo fatto mi costa un sacco di tempo, e cozza visibilmente con il concetto base di felicità. Se devo lavorare il doppio del necessario, non avrò tempo per le relazioni sociali, per la famiglia, per me stesso, per ogni possibile aggancio a quello che si può definire “Felicità”.
Certo, non intendo dire che l’evasione fiscale sia il paradiso in terra, ci mancherebbe altro, ma la attuale gestione finanziaria tiene più conto degli interessi nazionali e internazionali, che di quelli delle singole persone, delle famiglie e delle comunità in cui sono inserite.
Personalmente, quando mi dicono che sono un “Consumatore”, non mi sento a mio agio. Consumatore è chi consuma, che trasforma in immondizia qualunque cosa gli si dia in mano. Molti finanzieri hanno trasformato in immondizia i soldi di intere nazioni, hanno generato una crisi economica pazzesca e sono gli unici che, da questa crisi, continuano a guadagnarci su. Ciò che cerchiamo di costruire, è un’alternativa.
Non ho nulla in contrario alla internazionalizzazione, all’abolizione delle frontiere, all’apertura e confronto con ogni tipo di cultura e civiltà, anzi, ogni azione che si muova in queste direzioni è benvenuta, a patto che non si vada contro alle tradizioni locali, ai valori che alla persona, alla famiglia, alla comunità, vengono riconosciuti nelle singole regioni di ogni paese. Ovviamente, per “Regione” parlo più di cultura che di territorio.
Bene. Incominciamo a intravedere due economie parallele. Una internazionale, una locale. Quella internazionale avrà una gestione come la attuale, quella locale potrà usufruire, per chi lo desidera, anche di una “Moneta locale”. Mi spiego. Oltre al mio lavoro in fabbrica, posso dedicare un paio di ore al giorno alla Comunità. Volontariato? No, voglio in cambio la disponibilità della Comunità a rendermi il servizio quando e se ne avrò bisogno. Svolgo quindi un’ora di lavoro, e acquisisco un “Credito” del valore di un’ora. Questo credito non sarà tassato come il normale reddito di lavoro, ma potrà essere utilizzato, nell’ambito della Comunità, in tutti i posti convenzionati che, a loro volta, avranno in qualche modo acquisito analoghi crediti.
I vantaggi sono pazzeschi. I rapporti sociali si intensificano, il volontariato smette di essere una sorta di benemerita beneficenza, ma viene riconosciuto come elemento portante della Comunità, le persone vengono responsabilizzate nel loro ruolo sociale, non sono più numeri o voti da comperare con mille promesse, eccetera eccetera. Esistono, come ho già detto, esperienze in questo senso. I risultati finora raggiunti sono eroici, ma modesti, in quanto gli organizzatori si sono sempre scontrati, e continuano a scontrarsi, con un establishment decisamente ostile, ma le cose, se lo vogliamo, possono cambiare. Il mio dicastero è nato per questo.
Bene, analizziamo qualche esempio pratico. Sono uno studente universitario, per alloggiare in una città universitaria devo pagare più che altrove, mentre, se voglio raggranellare quattro soldi per mantenermi agli studi, sono pagato meno che altrove. Piccole cose, ma profondamente ingiuste nei confronti della nostra migliore gioventù. Nel nostro progetto, ogni studente in regola con gli esami avrà un credito in ore-lavoro, che potrà estinguere quando crede entro il suo corso di studi, o anche più tardi, e con questo pagare studi e alloggio a prezzo equo. È facile e perseguibile; basta volerlo. Di esempi del genere ne possiamo trovare quanti vogliamo. Qualche ora a settimana accudisco degli anziani e acquisisco crediti perché altri accudiscano ai miei anziani quando e se ne avrò bisogno.
Apro una parentesi. Nella Russia dei bei tempi andati, tutto era centralizzato e burocratizzato. Se una fabbrica a Kiev aveva bisogno di un bullone che veniva costruito in un’altra fabbrica di Kiev, l’ordine doveva passare da Mosca, e pure il bullone, che ci impiegava mesi a percorrere un tragitto di poche centinaia di metri e, alla fine, il bullone arrivava il più delle volte sbagliato. Perché quest’esempio? Per il tentativo di spegnere il fuoco con la benzina, vale a dire per esasperare il problema fino a fargli evidenziare le palesi contraddizioni interne. Ci sono problemi locali, nazionali e sovranazionali; ognuno di essi deve avere la gestione che gli compete. I problemi locali è giusto che vengano affrontati localmente. Comunque, gli attuali soldi sono lo specchio di quel bullone di Kiev. Pensate al farraginoso percorso che devono fare i cento Euro per pitturare quella parete; c’è da farsi venire il mal di testa.
Un altro esempio. Mi ritrovo un diecimila Euro che decido di investire in qualche maniera. Vado in banca, mi suggeriscono dei fondi d’investimento che quelli lì sì che sono sicuri, anzi, per renderli ancora più sicuri ci mettiamo assieme una bella polizza assicurativa, così il capitale è garantito e se nel frattempo ti accoppi, pensa che bello, ne beneficeranno gli eredi, e poi i tuoi soldi sono sparpagliati in diecimila attività diverse, così è sicuro che, se ci perdi da qualche parte, ci guadagni dall’altra. Certo, i guadagni della banca, dell’assicuratore, del consulente finanziario, del fisco, del gestore e di quant’altri, quelli sono gli unici sicuri, perché rosicchiano il tuo capitale senza nulla rischiare, mentre tu non hai il benché minimo controllo di che fine hanno fatto i tuoi soldi. Quasi sempre circolano come birilli in un Gioco dell’Oca impazzito, senza nessun contatto con la realtà produttiva, ma solo con una finanza creativa autoreferente e, spesso autofaga, nel senso che riesce anche a divorare se stessa. Ovvio, anche qui ho esasperato il problema, ma vediamo un utilizzo produttivo di diversa natura. Nella mia zona c’è un’azienda agricola che intende ristrutturarsi per coltivare biologico da diffondere nella zona. Gli servono dei capitali per la riconversione, glieli presto e, in cambio, potrò accedere all’acquisto dei suoi prodotti a condizioni di assoluto favore; inoltre, mi restituirà i miei soldi in un periodo concordato, ma senza interessi. Potendo quindi avere zucchine di ottima qualità a prezzo d’ingrosso, ne potrò distribuire una parte ad amici e conoscenti, avendone in cambio altri favori, che valgono molto di più dei quattro soldi di millantati interessi che mi possono promettere certi promotori finanziari. Nulla vieta a quell’azienda agricola di vendere il grosso della sua produzione ai compratori istituzionali, ma avrò avuto comunque il piacere di partecipare in modo attivo a un’iniziativa vera, costruttiva, mi sarò fatto una scorpacciata di saporiti zucchini, avrò sperimentato nuove ricette con amici e parenti, insomma, non è detto che, se ci sono delle innegabili forze centrifughe che portano all’esterno, all’internazionalizzazione, non possano coesistere anche delle forze centripete, che portano al locale, al partecipativo, al condiviso.
È, come sempre, una questione di organizzazione e di buona volontà.
Finalmente, parliamo di consumi. Già ho accennato che non mi va la connotazione semantica negativa legata alla parola “consumo”. Più che un consumatore preferisco essere un fruitore o, meglio, un utilizzatore. Il consumo è l’atto finale; l’oggetto consumato diventa spazzatura, e tutti sappiamo che, se non si cambia radicalmente comportamento, la società sarà sommersa in tempi brevi da un mare di spazzatura. Già in molti cominciano a rendersi conto che la felicità non è sinonimo di consumo. Torniamo all’azienda agricola di prima. I pochi scarti che avrò dopo che avrò mangiato gli zucchini, non è che li devo per forza ficcare nel cesso per eliminarli! Con una attenta raccolta differenziata potrò offrire alla stessa azienda agricola un concime sicuro, inoltre gli zucchini mica li vado a prendere con i pacchettini di plastica che ne contengono tre etti, ma con delle casse che ne contengono venti chili, insomma, gruppi di acquisto, gruppi per la trasformazione e l’utilizzo in loco, certo, il surplus di produzione potrà anche essere venduto all’estero, ma vuoi mettere il piacere di condividere lavoro, cibo, utili, come? Complicate utopie? Questi crediti sono troppo difficili da gestire, e poi chi si fida? Certo, i problemi da risolvere ci sono, così come ci sono i mezzi per risolverli. Questi famosi “crediti” possono benissimo essere gestiti da computer, senza nemmeno il bisogno di carta stampata. Inoltre, il concetto stesso di “comunità” non è per nulla detto che sia legato a un territorio; può benissimo trattarsi di una comunità culturale sparsa per il mondo, i cui legami si annodano e si consolidano in Internet. Questa filosofia di moneta locale vuole essere comunque un’apertura e non una chiusura; una semplificazione verso la sicurezza e non una complicazione verso la burocrazia. Siamo convinti che la felicità sia possibile dove c’è partecipazione e lo sviluppo di queste monete locali mira proprio a una vita più partecipativa, più centripeta, più condivisa.
Ancora una considerazione. Il minor introito fiscale dovuto a una moneta locale è un’illusione, in quanto la stessa comunità tenderà a provvedere nel proprio ambito, con minori costi e maggiore soddisfazione, alla soddisfazione di molte esigenze sociali locali, con un minor costo per lo stato, che può quindi fare a meno di quelle minori tasse. Veramente semplice.
Domande?







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 LA FORESTERIA "TIZIANO TERZANI" DI CASCINA MACONDO

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GLI SPAZI INTERNI DELLA CASCINA

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Il nome "Macondo" che abbiamo dato alla nostra Cascina nel 1992
proviene dal libro "Cent'anni di solitudine" di Gabriel Garcia Marquez

" Macondo era allora un villaggio di venti case di argilla e di canna selvatica costruito sulla riva di un fiume dalle acque diafane che rovinavano per un letto di pietre levigate, bianche ed enormi come uova preistoriche.  Il mondo era così  recente, che molte cose erano prive di nome, e per citarle bisognava indicarle col dito. Tutti gli anni verso il mese di marzo,  una famiglia di zingari cenciosi piantava la tenda vicino al villaggio, e con grande frastuono di zufoli e tamburi faceva conoscere le nuove invenzioni. Prima portarono la calamita. Uno zingaro corpulento, con barba arruffata e mani di passero, che si presentò col nome di Melquìades, diede una truculenta manifestazione pubblica di quella che egli stesso chiamava l'ottava meraviglia dei savi alchimisti della Macedonia.  Andò di casa in casa trascinando due lingotti metallici, e tutti sbigottirono vedendo che i paioli, le padelle, le molle del focolare e i treppiedi cadevano dal loro posto,   e i legni scricchiolavano per la disperazione dei chiodi e delle viti che cercavano di schiavarsi,  e perfino gli oggetti
perduti da molto tempo comparivano dove pur erano stati lungamente cercati,  e si trascinavano in turbolenta sbrancata dietro ai ferri magici di Melquìades…"

 

Si ringrazia Gabriel Garcia Marquez per aver scritto e regalato agli uomini un così grande libro. A lui la nostra gratitudine e il nostro affetto.
 
 
 
 

 

 

Ultimo aggiornamento ( Lunedì 01 Agosto 2011 09:24 )
 

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