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Flavio Massazza - una storia nel bosco PDF Stampa E-mail
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Scritto da Tartamella   
Giovedì 21 Luglio 2011 06:15

 

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Affresco romano "Donna con stilo e libro" (detta Saffo)
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UNA STORIA NEL BOSCO

di Flavio Massazza
Cascina Macondo- Scritturalia domenica 8 novembre 2009




La pioggia era cessata, Brev se ne accorse osservando le foglie.
Qualche goccia scivolava ancora sul verde lucido creando un fremito leggero quando arrivava sul bordo e cadeva nel vuoto, ma il movimento ritmico creato dalla pioggia era finito.
Ora il bosco era silenzioso, si sentiva solo il rado ticchettio delle ultime gocce tra i rami.
Una sottile nebbia si sollevava dall’erba e un leggero e penetrante odore di muschio si spandeva nell’aria.
Brev usci dal piccolo anfratto che le radici del grosso faggio avevano creato nel terreno. Il cappello a punta sfiorò gli arbusti e una goccia gli cadde sul grosso naso. Non se ne curò, aveva fretta, voleva vedere come si era comportata la sua invenzione.
Il suo nome completo era Brevetto, così lo avevano chiamato i compagni del bosco per la sua capacità di creare soluzione a tutti i problemi tecnici che si presentavano nella loro comunità.
Nonostante i suoi 250 anni di vita era ancora agilissimo. Saltava da una radice all’altra scostando gli arbusti e le erbe che incontrava. Ogni tanto salutava qualche fiore o sfiorava le felci che al suo passaggio lo accarezzavano come si fa con un vecchio amico.
Aveva solo un problema, era distratto, e ogni tanto, quando si perdeva nei suoi pensieri o osservava con attenzione qualcosa, inciampava rovinosamente e più di una volta Joe lo scoiattolo aveva dovuto andare a recuperarlo in qualche situazione difficile.
La diga costruita con rametti e fango aveva tenuto: si era formato un piccolo lago e l’acqua scorrendo in un pezzo di scorza a forma di gronda era arrivata al distributore.
Questa era la sua opera di ingegno. Utilizzando delle pietre aguzze aveva creato dei piccoli fori in un blocco di legno estratto da una radice e ora l’acqua fluiva in tubetti di canna e creava delle piccole docce allineate sul bordo di una pozza.
Lì finalmente i suoi compagni potevano lavarsi come si deve e molti di loro ne avevano proprio bisogno, pensò Brev.
Soddisfatto del suo lavoro si avviò con passo deciso verso gli anfratti dove sicuramente gli altri membri della sua comunità stavano ancora poltrendo con la scusa della pioggia.
Gli gnomi non erano dei grandi lavoratori, si limitavano a raccogliere quello che la natura offriva loro e sapevano godere delle piccole cose vivendo sempre in pace con grande rispetto per piante e animali.
Il sole ora splendeva in pieno nel cielo azzurro di settembre. Le nuvole si erano raccolte lontano e lo gnomo vedeva l’azzurro tra i verdi ormai quasi grigi degli arbusti.
Mentre saltava da un sasso a una radice sentì la presenza dell’uomo.
Non aveva bisogno di vedere quell’essere grosso e impacciato o di sentire il fracasso che faceva ogni volta che si muoveva, avvertiva istintivamente la sua presenza prima dei suoi sensi.
Immediatamente si nascose dietro a una arbusto, il suo corpo si mimetizzò con quanto lo circondava.
Un occhio umano non avrebbe potuto vederlo, eppure era lì, presente e attento.
Il passo della ragazza era leggero, le orecchie di Brev percepivano appena il fruscio delle scarpe sulla ghiaia del sentiero.
Si fermò a pochi passi dallo gnomo osservando una vite vergine in cui le prime foglie rosse spiccavano sul verde dal cespuglio cui era avvolta.
Brev non amava gli uomini, come tutti gli gnomi li evitava.
Il loro modo di affrontare la natura, con prepotenza e superiorità, lo infastidiva. Anche lui e i suoi compagni intervenivano sugli alberi, sulle rocce, sulle erbe, sugli arbusti per rendere la loro vita più comoda e per procurarsi il cibo, ma sempre con delicatezza e con attenzione a tutto quello che toccavano.
Le loro opere di ingegneria, le loro coltivazioni erano così in armonia con quelle naturali che l’uomo con tutta la sua capacita tecnica non riusciva a distinguerle.
Però Brev era curioso e, contrariamente ai suo compagni, quando un uomo arrivava non fuggiva immediatamente lontano a nascondersi, ma si mimetizzava e osservava. Alle volte si poteva anche imparare qualcosa.
Lo gnomo osservò dal basso la ragazza.
Aveva delle scarpe leggere poco adatte al bosco e alla stagione, le punte erano già impregnate di acqua. I jeans erano attillati e la giacca aperta mostrava un corpo sottile e minuto.
Come fa una donna a essere così magra, pensò Brev.
Lui era uno gnomo single, però ogni tanto aveva una compagna e gli piacevano belle e grassocce con quelle morbide zone di ciccia da accarezzare.
Poi la ragazza si chinò verso di lui. Non poteva averlo visto, gli uomini non possono vedere gli gnomi quando si mimetizzano.
Ma Brev la vide da vicino. Il viso minuto, il naso piccolo e i capelli corti e ricciuti che splendevano biondi sotto un raggio di sole.
Gli occhi chiari erano azzurri come il cielo che faceva da sfondo e quando sorrise e il bianco dei denti comparve tra le labbra rosse, Brev ebbe un brivido, una emozione che non aveva mai provato in tutta la sua vita.
Restò incantato a osservare il volto della ragazza fino a che lei si drizzò dopo aver raccolto una foglia rossa dal ramo della vite vergine.
Sentiva in tutto il suo corpo un formicolio strano, il suo cuore batteva all’impazzata. Per più di un’ora seguì la ragazza che percorreva il sentiero nascondendosi immobile sul bordo sperando che lei si chinasse in modo da poter guardare i suoi occhi.
Ogni volta che lei sorrideva si sentiva pieno di felicità.
Da quel giorno Brev non fu più lo stesso: era distratto, inciampava ovunque e nelle sue costruzioni dimenticava sempre qualcosa. Alcune sue opere crollarono rovinosamente appena messe alla prova.
Gli animali del bosco dovevano spesso intervenire per toglierlo dalle situazioni difficili in cui regolarmente si cacciava.
Ogni volta che sentiva la presenza di un umano si precipitava verso il sentiero sperando di incontrare la ragazza.
Aveva raccolto le foglie più belle, i funghi più colorati e i rami decorati con le bacche più rosse e li deponeva sul bordo del sentiero prima del suo passaggio.
Poi si mimetizzava aspettando che la ragazza li raccogliesse chinandosi verso di lui con il suo sorriso.
Poi cominciò anche a comporre dei mazzetti scegliendo con cura gli accostamenti dei colori.
Osservandoli si poteva capire che non erano semplici opere della natura.
La ragazza li raccoglieva sorridendo e Brev si chiese più volte se si fosse accorta che qualcuno li preparava per lei.
Preoccupati dal suo comportamento i suoi compagni lo convinsero ad andare dal vecchio saggio della comunità.
Brev era molto riservato e non aveva mai parlato del suo incontro con nessuno degli altri gnomi, ma il vecchio era abile e saggio e alla fine riuscì a fargli raccontare tutto.
Il vecchio gnomo sorrise e gli disse che poteva succedere che uno gnomo si innamorasse di una umana, ma questo era un terribile disastro per lui e per la comunità. Gli avrebbe dato una pozione che gli avrebbe fatto dimenticare tutto e questo soprattutto per il suo bene.
Brev era stato educato al massimo rispetto per la comunità e le sue regole, quindi decise di prendere la pozione, però volle vedere per l’ultima volta la ragazza.
Preparò una composizione con ghiande, castagne e bacche colorate e la depositò sul bordo del sentiero.
Quando la ragazza si chinò per raccoglierle Brev osservò il suo viso.
Gli occhi erano arrossati e alcune lacrime le scendevano sulle guance. Una macchia bluastra spiccava su di uno zigomo e un vistoso taglio si apriva sul labbro.
Mentre si raddrizzava con il mazzo in mano un leggero singhiozzo giunse alle orecchie di Brev.
In quel momento suonò il cellulare della ragazza.
Brev non la aveva mai sentita parlare, la sua voce era sottile e delicata come il suo corpo, e mentre parlava era rotta dai singhiozzi.
Come tutti gli gnomi conosceva tutte le lingue del mondo e il suo udito era così sviluppato che riuscì a sentire perfettamente gli insulti e la violenza dell’uomo che era al telefono.
Sentì nascere dentro di se una rabbia che non conosceva. I pugni gli si strinsero e spezzò il ramo a cui si era appoggiato.
Fin da piccolo gli avevano insegnato a controllare le emozioni, gli avevano spiegato che gli gnomi non devono mai interferire con gli uomini o occuparsi delle loro violenze.
Uno gnomo deve sempre ritirarsi, nascondersi, se gli uomini diventano invadenti uno gnomo deve andare da un’altra parte e trovare un luogo più tranquillo.
Ma no!! Brev non ci stava, non poteva accettare, non poteva ritirarsi lontano, non voleva dimenticare, prese la pozione e con rabbia la rovesciò a  terra.
Sentì l’uomo all’altro capo del telefono che le diceva di aspettarlo, che sarebbe venuto a prenderla per riportarla dove doveva stare, e che se non lo avesse aspettato ci sarebbero stati grossi guai.
Ora le lacrime scendevano copiose sul viso della ragazza.
Brev si mosse con rapidità e fece tutto quello che sapeva e voleva fare. Poi si mimetizzo tra due rocce accanto al parcheggio vicino all’ingresso del bosco.
L’uomo fermò l’auto e raggiunse la ragazza, la prese con violenza per un braccio e strattonandola si avviò verso l’uscita, ma perse l’equilibrio e cadde rovinosamente a terra. Brev fu soddisfatto: la viscida mucillaggine che aveva sparso sulle pietre aveva avuto il suo effetto.
Esattamente in quel momento un grosso ramo cadde proprio nel punto dove si trovava la testa dell’uomo. I calcoli di Brev erano stati perfetti.
L’uomo rimase immobile a terra mentre il sangue gli colava dalla tempia.
La ragazza si guardò intorno per un istante poi corse via lungo la strada che scendeva in paese.
Brev riprese la sua vita e i suoi progetti, era sempre triste e pensieroso, ma i suoi compagni lo accettavano senza chiedergli nulla come si fa tra gnomi.
Quando sentiva la presenza degli uomini si rintanava con i suoi compagni nel profondo del bosco.
Un giorno di primavera, mentre era intento a costruire una piccola turbina che, alimentata dall’acqua del ruscello, avrebbe permesso di mescolare fragole e miele,
sentì la presenza dell’uomo. Stava per allontanarsi verso l’interno del bosco quando qualcosa dentro di lui fermò le sue gambe.
Spinto da una forza misteriosa si avvicinò al bordo del sentiero.
La ragazza era là e guardava nella sua direzione. I suoi occhi erano più azzurri del cielo, i suoi capelli più dorati delle spighe, la sua bocca più rossa delle fragole e i suoi denti più bianchi delle pietre del ruscello, sorrise e disse:
“Ti voglio bene, Brev.”







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 LA FORESTERIA "TIZIANO TERZANI" DI CASCINA MACONDO

IL SALONE "GIBRAN" DI CASCINA MACONDO

GLI SPAZI INTERNI DELLA CASCINA

GLI SPAZI ESTERNI DELLA CASCINA

 

 

Il nome "Macondo" che abbiamo dato alla nostra Cascina nel 1992
proviene dal libro "Cent'anni di solitudine" di Gabriel Garcia Marquez

" Macondo era allora un villaggio di venti case di argilla e di canna selvatica costruito sulla riva di un fiume dalle acque diafane che rovinavano per un letto di pietre levigate, bianche ed enormi come uova preistoriche.  Il mondo era così  recente, che molte cose erano prive di nome, e per citarle bisognava indicarle col dito. Tutti gli anni verso il mese di marzo,  una famiglia di zingari cenciosi piantava la tenda vicino al villaggio, e con grande frastuono di zufoli e tamburi faceva conoscere le nuove invenzioni. Prima portarono la calamita. Uno zingaro corpulento, con barba arruffata e mani di passero, che si presentò col nome di Melquìades, diede una truculenta manifestazione pubblica di quella che egli stesso chiamava l'ottava meraviglia dei savi alchimisti della Macedonia.  Andò di casa in casa trascinando due lingotti metallici, e tutti sbigottirono vedendo che i paioli, le padelle, le molle del focolare e i treppiedi cadevano dal loro posto,   e i legni scricchiolavano per la disperazione dei chiodi e delle viti che cercavano di schiavarsi,  e perfino gli oggetti
perduti da molto tempo comparivano dove pur erano stati lungamente cercati,  e si trascinavano in turbolenta sbrancata dietro ai ferri magici di Melquìades…"

 

Si ringrazia Gabriel Garcia Marquez per aver scritto e regalato agli uomini un così grande libro. A lui la nostra gratitudine e il nostro affetto.
 
 
 
 

 

 

Ultimo aggiornamento ( Lunedì 01 Agosto 2011 09:26 )
 

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