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Fiorenza Alineri - quelle dorate bucce d'arancia PDF Stampa E-mail
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Scritto da Tartamella   
Mercoledì 20 Luglio 2011 17:35

 

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QUELLE DORATE BUCCE D’ARANCIA

di Fiorenza Alineri
Cascina Macondo – Scritturalia, domenica 19 aprile 2009




Tanto per cominciare, le bucce d’arancia sono arancioni e non dorate!
Ma…  te lo immagini un titolo “Quelle arancioni bucce d’arancia”? Non sta bene!
Allora tanto vale scrivere “Quelle bronzate bucce di banana”, “Quelle ramate bucce di renetta” o “Quelle platinate bucce di pera”…
Doveva proprio essere l’arancia?!

Domanda: l’arancia con la buccia dorata avrà gli spicchi d’oro puro?  Se sì, attenzione alle bucce dorate dei tarocchi, gli spicchi sono di ottone rivestito oro…

Il frutto ideale? Un’arancia con la buccia dorata, gli spicchi rosso rubino e le foglie verde smeraldo.
Però:
-  se contro i parassiti uso il verderame, il frutto perde di valore sul mercato?
-  in autunno, le foglie verde smeraldo diventano giallo topazio?
-  una gemma di un albero di arancio con le bucce dorate quanto può valere?
-  per far maturare questi frutti, di quanti carati devono essere i raggi dorati del sole?
-  se da un cielo grigio piombo piovono gocce calibro 38, che danno potrebbero arrecare  alla pianta?
-  posso irrigarla con acqua di stagno?
-  per concimarla, posso usare lo stronzio?

Se do le dorate bucce d’arancia da mangiare alle galline, faranno finalmente le uova d’oro!
Domanda: l’albume delle uova d’oro è bianco platino?

Tutta colpa di queste dorate bucce d’arancia che mi hanno fuso la materia grigia.
Domanda: se la mia materia è grigia-ferro, devo temere la ruggine?

Conclusione: se la buccia d’arancia è di colore arancione, perché la buccia di mela non è di color melone?

Titolo suggerito per la prossima volta (da assegnare a qualcun altro)

“Quelle dorate bucce di marroni”

A proposito: il “marrone” è un frutto, un colore, o una parte anatomica che ho appena finito di rompervi?






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 LA FORESTERIA "TIZIANO TERZANI" DI CASCINA MACONDO

IL SALONE "GIBRAN" DI CASCINA MACONDO

GLI SPAZI INTERNI DELLA CASCINA

GLI SPAZI ESTERNI DELLA CASCINA

 

 

Il nome "Macondo" che abbiamo dato alla nostra Cascina nel 1992
proviene dal libro "Cent'anni di solitudine" di Gabriel Garcia Marquez

" Macondo era allora un villaggio di venti case di argilla e di canna selvatica costruito sulla riva di un fiume dalle acque diafane che rovinavano per un letto di pietre levigate, bianche ed enormi come uova preistoriche.  Il mondo era così  recente, che molte cose erano prive di nome, e per citarle bisognava indicarle col dito. Tutti gli anni verso il mese di marzo,  una famiglia di zingari cenciosi piantava la tenda vicino al villaggio, e con grande frastuono di zufoli e tamburi faceva conoscere le nuove invenzioni. Prima portarono la calamita. Uno zingaro corpulento, con barba arruffata e mani di passero, che si presentò col nome di Melquìades, diede una truculenta manifestazione pubblica di quella che egli stesso chiamava l'ottava meraviglia dei savi alchimisti della Macedonia.  Andò di casa in casa trascinando due lingotti metallici, e tutti sbigottirono vedendo che i paioli, le padelle, le molle del focolare e i treppiedi cadevano dal loro posto,   e i legni scricchiolavano per la disperazione dei chiodi e delle viti che cercavano di schiavarsi,  e perfino gli oggetti
perduti da molto tempo comparivano dove pur erano stati lungamente cercati,  e si trascinavano in turbolenta sbrancata dietro ai ferri magici di Melquìades…"

 

Si ringrazia Gabriel Garcia Marquez per aver scritto e regalato agli uomini un così grande libro. A lui la nostra gratitudine e il nostro affetto.
 
 
 
 

 

 

Ultimo aggiornamento ( Lunedì 01 Agosto 2011 09:27 )
 

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