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Beatrice Sanalitro - strade PDF Stampa E-mail
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Scritto da Tartamella   
Mercoledì 20 Luglio 2011 17:30

 

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Affresco romano "Donna con stilo e libro" (detta Saffo)
Pompei, 50 dopo Cristo. (Napoli-Museo Archeologico Nazionale)

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STRADE

di Beatrice Sanalitro
Cascina Macondo - Scritturalia, domenica 19 aprile 2009




Sterrate, sassose e polverose, tortuose; in salita, faticose, in discesa, più comode; solitarie per baciarsi tranquilli, oppure trafficate e asfissianti, asfaltate, a due, a tre, a una sola corsia, la riga bianca nel mezzo come calze in seta su una bella gamba, autostrade, superstrade, circonvallazioni, con tante rotonde, con semafori funzionanti o lampeggianti, grovigli cittadini, strade ferrate, strade private in mezzo alla campagna, percorsi, segmenti che portano da un luogo ad una meta; strade mistiche dall’uomo al superuomo.
Così dovrebbe essere.
In realtà i fatti vanno diversamente.
Sulla cronaca del Gazzettino del Viaggiatore si legge:

STRADE IMPAZZITE
DISPERATI AUTOMOBILISTI E PEDONI ESAUSTI DA GIORNI SI BATTONO PER ARRIVARE ALLA META; FRATI, PRETI, MISTICI, E C’E’ CHI DICE PURE IL PAPA, CERCANO INVANO DI ARRIVARE A DIO SENZA POSITIVI RISULTATI.
PERSINO I TRENI NON SEGUONO PIU’ I BINARI CORRENDO PER LE CAMPAGNE, SALENDO SUI COVONI, SPAVENTANDO MUCCHE E GALLINE, ARRIVANDO ALLE STAZIONI SCIISTICHE; PERSINO GLI UCCELLI MIGRATORI NON SEGUONO LA LORO GUIDA E, INVECE DI VOLARE IN FORMAZIONE A TRIANGOLO, CREANO VORTICI E GIROTONDI DOVE CAPITA.
SEMBRA CHE SIA IMPOSSIBILE DIRIGERSI VERSO LA PROPRIA DESTINAZIONE.
LA PROTEZIONE CIVILE INVITA I CITTADINI A NON METTERSI IN MARCIA E INVITA ALTRESI’ MAGHI E UOMINI DI CHIESA A NON INTRAPRENDERE ALCUN VIAGGIO, NEPPURE INIZIATICO.

Una forza, paragonabile a una potentissima calamita, attrae irresistibilmente ignare persone che stanno andando a lavorare e che, in altre occasioni, avrebbero fatto carte false per dirigersi verso la parte opposta, ma anche altre che stanno andando a divertirsi o a curarsi, cani che devono fare i bisogni contro le aiuole appena fiorite, gli uccelli di cui sopra, insomma, tutti si trovano costretti a muoversi verso un solo luogo.
Ma c’è di peggio.
Normalmente ogni essere segue un proprio percorso mentale formato di pensieri:
si è grattato tutta la notte, la varicella io non l’ho avuta, spero che non mi contagi, sono già stanco appena alzato, oggi mi tocca lavare le scale del condominio Le Gardenie, ho una pila di compiti da correggere, di sicuro la prof di Diritto mi becca, le medicine, già, devo correre a comprarle prima che la farmacia chiuda, ma che bel culo, ma che bella cagnolina sniuff bau.
Poi c’è chi i pensieri ce li ha più elevati: chi sono io, chi mi ha creato, non poteva farsi gli affari suoi, chi è ‘sto dio, dio, oddio, dove sei, sei dentro, sei fuori, dentro o fuori, sei dappertutto, mio dio, io…e così di questo passo.
Così come le gambe, le automobili, gli stormi di uccelli, i cani, i gatti, i treni si dirigono tutti per di là e chiome di alberi, corolle di fiori, cumuli, cirri e nembi, anche i pensieri vanno per la stessa strada attratti dalla stessa calamita: un unico pensiero guida e diventa immenso come un’autostrada americana .
Si legge sulla solita Gazzetta del Viaggiatore:

ALCUNI ELICOTTERI, PRIMA DI CREARE GIROTONDI COME GLI UCCELLI, SONO RIUSCITI A SCATTARE FOTO E A INVIARLE AL GIORNALE.
GLI SCIENZIATI CHE ANCORA POSSIEDONO LIBERE FACOLTA’ MENTALI, HANNO APPURATO CHE TUTTI SI STANNO DIRIGENDO VERSO ROMA.

Perbacco.
Tutte le strade portano a Roma.
Nessuno ci ha pensato prima.
Sembrava solo un detto, tanto per dire, un pour parler per ricordare sottolineando che, ritenendosi, con l’umiltà che le è propria, il centro del mondo, tutte le strade convergono, si dirigono, si incrociano, si incontrano, si uniscono lì, qui, a Roma.
Ombelico del mondo.
Da lei veniamo, a lei torniamo.
Tutti i pensieri di tutti noi pulsano qui, concentrati su un solo punto: Roma.
Per la città è un momento di gloria: vibra di intensità mistica il cupolone di san Pietro che assorbe con gran goduria la dovizia di angelici pensieri eccelsi, che formano una strada preferenziale per la divinità; vibrano, eccome, per il peso sopportato, anche la circonvallazione, il ponte Garibaldi, il ponte Milvio, il ponte che porta a Castel sant’Angelo: tutto è immobile, intasato, compresi i vicoli di Trastevere, via del Moro, via san Cosimato, la piazza di Santa Maria in Trastevere, fin dentro la fontana, fino alla Basilica di san Paolo, alla Via del Mare, ad Ostia Antica e al lungomare.
Tutto bloccato, ostruito come un intestino che si riempie da giorni e non evacua.
Le uniche strade percorribili sono quelle che partono dal cupolone, perché si snodano lungo le sottili vie del pensiero, vie preferenziali formate da invisibili fili di preghiere per ottenere l’interesse della divinità e da impercettibili corde formate da meditazioni su mudra e mantra, reliquie, aureole e stigmate, levitazioni e miracoli.
Le partenze sono immediate.
C’è chi lascia mogli e figli egoisticamente imploranti e se ne va, godendo dall’alto lo scorcio della città intasata, percorrendo una strada personalmente inesplorata.
E la strada che conduce in alto è stretta e in salita ed è costellata di prove, tanto che un ponte tibetano sullo strapiombo che cade nel fiume che pullula di pesci famelici è una comoda passeggiata, in confronto.
D’accordo, ma meglio che rimanere fermi là sotto.
Il pensiero sembra non essere più condizionato, e sembra sia possibile riappropriarsi della volontà .
Eppure…qualcosa di inspiegabile, una luce, un faro, che so, invita ad andare.
Qualcuno si vuole fermare per osservare e riflettere.
Non si può.
Obbliga ad andare.
Dall’alto, inaspettata, arriva una copia squinternata del Gazzettino del Viaggiatore:

AVVISTATI VAMPIRI!
INDIVIDUATI NELLA VIA SOTTILE VAMPIRI DI ENERGIA, SCIACALLI CHE RUBANO PENSIERI INCUSTODITI CHE RIMPIAZZANO CON ILLUSIONI.
LA PROTEZIONE CIVILE INVITA A CUSTODIRE LE PROPRIE COSE E LE PROPRIE IDEE E AD ALLONTANARSI DALLE VIE CHE HANNO ORIGINE DAL CUPOLONE.
Okay, diamo un taglio alla tela di ragno e come va, va.
- Inizierà la caduta, perderai te stesso, forconi ti infilzeranno le natiche e sogni erotici ti condurranno alla disperazioneeee…-
Zack.
Click.
Trovare la propria strada richiede un atto di coraggio.






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 LA FORESTERIA "TIZIANO TERZANI" DI CASCINA MACONDO

IL SALONE "GIBRAN" DI CASCINA MACONDO

GLI SPAZI INTERNI DELLA CASCINA

GLI SPAZI ESTERNI DELLA CASCINA

 

 

Il nome "Macondo" che abbiamo dato alla nostra Cascina nel 1992
proviene dal libro "Cent'anni di solitudine" di Gabriel Garcia Marquez

" Macondo era allora un villaggio di venti case di argilla e di canna selvatica costruito sulla riva di un fiume dalle acque diafane che rovinavano per un letto di pietre levigate, bianche ed enormi come uova preistoriche.  Il mondo era così  recente, che molte cose erano prive di nome, e per citarle bisognava indicarle col dito. Tutti gli anni verso il mese di marzo,  una famiglia di zingari cenciosi piantava la tenda vicino al villaggio, e con grande frastuono di zufoli e tamburi faceva conoscere le nuove invenzioni. Prima portarono la calamita. Uno zingaro corpulento, con barba arruffata e mani di passero, che si presentò col nome di Melquìades, diede una truculenta manifestazione pubblica di quella che egli stesso chiamava l'ottava meraviglia dei savi alchimisti della Macedonia.  Andò di casa in casa trascinando due lingotti metallici, e tutti sbigottirono vedendo che i paioli, le padelle, le molle del focolare e i treppiedi cadevano dal loro posto,   e i legni scricchiolavano per la disperazione dei chiodi e delle viti che cercavano di schiavarsi,  e perfino gli oggetti
perduti da molto tempo comparivano dove pur erano stati lungamente cercati,  e si trascinavano in turbolenta sbrancata dietro ai ferri magici di Melquìades…"

 

Si ringrazia Gabriel Garcia Marquez per aver scritto e regalato agli uomini un così grande libro. A lui la nostra gratitudine e il nostro affetto.
 
 
 
 

 

 

Ultimo aggiornamento ( Lunedì 01 Agosto 2011 09:28 )
 

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