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Antonella Filippi - seduzioni PDF Stampa E-mail
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Scritto da Tartamella   
Domenica 31 Luglio 2011 17:26

 

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SEDUZIONI

di Antonella Filippi
Cascina Macondo - Scritturalia, domenica 19 aprile 2009




Non so se la mia storia rientrerà, come quella che avete appena sentito, nella categoria degli atti di seduzione, ma a me, quando l'ho vissuta, è sembrata davvero per certi versi un atto di seduzione, e comica in generale.
Sono certo che può illuminare sulla natura delle azioni riflesse tra marito e moglie, come sentirete tra breve, spero con vostro divertimento.
Io non ho la tendenza a dilungarmi in considerazioni filosofiche o descrizioni d'ambiente, come il nostro amico del racconto precedente, perciò prendetemi come sono. È anche inutile che inizi la mia storia dicendovi che si è svolta parecchi anni or sono, è evidente... A quel tempo ero sposato, e mia moglie era bella, gran scopatrice, una brunetta dalla bocca sensuale e dal culo ben piantato sulle gambe.
Avevamo un sacco di ideali sociali, sessuali, un'esaltazione furiosa verso tutto quello che per noi era nuovo, un nuovo modo di intendere i rapporti, di viverli.
Avevamo il desiderio di sovvertire le regole vissute dalla maggioranza, di destabilizzare con il nostro esempio la banalità e la noia delle coppie normali.
Prima di sposarmi, anche se io e la mia ragazza facevamo coppia privilegiata, scopavo anche con la sua amica preferita e altre volte, insieme, le due mi "preparavano" quando uscivo con qualcun'altra.
Avevo conosciuto anche una coppia di amici della mia ragazza e lui era diventato il mio migliore amico.
Avevamo interessi simili, condividevamo le stesse teorie per cambiare il mondo, lui faceva politica e ci perdevamo in un sacco di discussioni, a due o a quattro... e anche qualcos'altro, a quattro.
Le nostre mogli erano rimaste incinte più o meno nello stesso periodo e avevamo avuto due bambine, che le nostre mogli ci lasciavano spesso a spupazzare per uscire insieme.
Quella sera le due zoccole erano uscite a prendere cazzi in giro e io e il mio amico eravamo rimasti a casa mia con le bambine.
Non ne eravamo entusiasti, ma dovevamo fare buon viso a cattivo gioco.
Era quel periodo in cui l'emancipazione andava dimostrata a numeri, e mi intendete di cosa. Con questo non voglio dire che anche noi non avessimo le nostre storie extra, ma ci sembrava che loro ne approfittassero un po' troppo... e, per inciso, i nostri matrimoni durarono davvero poco.
Bene, quella sera neppure sapevamo se sarebbero tornate a casa, o a che ora, perciò dopo un po', visto che le bambine si erano addormentate, siamo andati a nanna pure noi due.
La casa dove vivevo allora era piccola, soldi ce n'erano pochi perciò non c'erano né stanze in più né divani o divani-letto, e così ci siamo buttati giù nel mio letto matrimoniale, dopo esserci fatti un'ultima canna.
Credo di essermi addormentato quasi immediatamente.
Non so quanto tempo sia trascorso, ma a un certo punto della notte mi sono svegliato.
Il mio amico, visibilmente addormentato, si era avvicinato a me e aveva passato un braccio sotto il mio collo.
Adesso con la mano mi stava accarezzando, insomma, con toccamenti anche piuttosto imbarazzanti.
Per quanto aperto, disinibito e disposto a provare molte esperienze, giuro che quella di farmi inculare non mi attraeva in modo particolare, e poi da un amico!
In effetti io ero decisamente preoccupato, mezzo sveglio e ancora mezzo incosciente, e non sapevo cosa fare né osavo muovermi.
Poi, sapete, dicono che sia pericoloso svegliare i sonnambuli, e non sapevo davvero che pesci pigliare... a parte quello del mio amico, spiritosa!
E smettila di ridere, che non ho ancora finito.
Così questo andava avanti a palpare, strofinare, insinuare le mani e pure aveva passato una gamba in mezzo alle mie e io sentivo quel suo lampadario che mi premeva sulla pancia.
Ero sulle spine e pensavo che se mi fossi mosso magari mi avrebbe pure cacciato la lingua in gola e questo, va bene che era un amico, però...
Così, mentre mi stavo rimirando quel bel tomo sempre addormentato che pensava di avere a che fare con sua moglie o con un'altra zoccola, mi è venuto un lampo di genio!
Mi sono avvicinato e gli ho detto all'orecchio cinque paroline...
Non le immaginate?
Bene! Gli ho detto:
"Questa sera no, sono stanca".
Oh, non ci crederete, ma a queste parole si gira e si rimette a ronfare tranquillamente al mio fianco.
Così mi sono potuto rilassare anch'io e il mattino dopo gliel'ho raccontato.
Ancora un po' muore dal ridere e poi, come morale, sapete che dice?
"Si vede che l'hai detto per esperienza personale!"



se innamorata
anche la rana nel fango
scrive poesie






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 LA FORESTERIA "TIZIANO TERZANI" DI CASCINA MACONDO

IL SALONE "GIBRAN" DI CASCINA MACONDO

GLI SPAZI INTERNI DELLA CASCINA

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Il nome "Macondo" che abbiamo dato alla nostra Cascina nel 1992
proviene dal libro "Cent'anni di solitudine" di Gabriel Garcia Marquez

" Macondo era allora un villaggio di venti case di argilla e di canna selvatica costruito sulla riva di un fiume dalle acque diafane che rovinavano per un letto di pietre levigate, bianche ed enormi come uova preistoriche.  Il mondo era così  recente, che molte cose erano prive di nome, e per citarle bisognava indicarle col dito. Tutti gli anni verso il mese di marzo,  una famiglia di zingari cenciosi piantava la tenda vicino al villaggio, e con grande frastuono di zufoli e tamburi faceva conoscere le nuove invenzioni. Prima portarono la calamita. Uno zingaro corpulento, con barba arruffata e mani di passero, che si presentò col nome di Melquìades, diede una truculenta manifestazione pubblica di quella che egli stesso chiamava l'ottava meraviglia dei savi alchimisti della Macedonia.  Andò di casa in casa trascinando due lingotti metallici, e tutti sbigottirono vedendo che i paioli, le padelle, le molle del focolare e i treppiedi cadevano dal loro posto,   e i legni scricchiolavano per la disperazione dei chiodi e delle viti che cercavano di schiavarsi,  e perfino gli oggetti
perduti da molto tempo comparivano dove pur erano stati lungamente cercati,  e si trascinavano in turbolenta sbrancata dietro ai ferri magici di Melquìades…"

 

Si ringrazia Gabriel Garcia Marquez per aver scritto e regalato agli uomini un così grande libro. A lui la nostra gratitudine e il nostro affetto.
 
 
 
 

 

 

Ultimo aggiornamento ( Lunedì 01 Agosto 2011 10:34 )
 

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