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Gian Maria Vinci - la danza delle parole PDF Stampa E-mail
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Scritto da Tartamella   
Mercoledì 20 Luglio 2011 10:07

 

 

                                           SMETTERE O CONTINUARE...?


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Affresco romano "Donna con stilo e libro" (detta Saffo)
Pompei, 50 dopo Cristo. (Napoli-Museo Archeologico Nazionale)

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presso la Foresteria “Tiziano Terzani” di Cascina Macondo
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Centro Nazionale per la Promozione della
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Borgata Madonna della Rovere, 4  -  10020 Riva Presso Chieri - Torino - Italy
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LA DANZA DELLE PAROLE

di Gian Maria Vinci
Cascina Macondo – Scritturalia, domenica 08 febbraio 2009





Lungo i sabbiosi argini di un fiume un gruppo di bambini gioca rumorosamente, scalzi con pantaloncini e magliette che in Italia erano utilizzati ai tempi in cui si usava mandare i figli in colonia.

I pantaloncini e le magliette portano con loro tutta l’usura del tempo trascorso a coprire questi piccoli diavoletti che si rincorrono in mezzo a un gruppo di asinelli lasciati in riva al fiume perché ancora inutilizzabili per il lavoro.

Mentre osservo i bimbi un militare, 17-18 anni, mi chiede le carte, Mosul è solo a venti chilometri, io e il mio compagno di viaggio gli consegniamo passaporto e patente, il militare finge di leggere, non sa leggere, gli chiediamo in francese e in inglese se vi sono dei problemi, tenendoci sotto tiro raggiunge il blindato ove un graduato prende il sole. Documenti sequestrati e un cenno a invito a seguirlo.

Arriviamo in caserma, veniamo separati e interrogati, l’Ufficiale è molto gentile offre caldo tè, io offro costose, per lui, Marlboro 100s, pur sforzandoci entrambi non riusciamo a capire, io cosa vuole sapere lui, lui cosa gli dico io.

Dopo un paio d’ore giunge alla base un soldato in borghese, richiamato in sede perché capisce un poco di francese, alleluia, ora comprendo che cosa non capiscono “cosa è un serramentista e cosa è un amministratore di immobili”?
Sono forse due tipi di giornalisti?
 
Bene, come cavolo gli spiego cosa sono un serramentista e un amministratore di immobili? Dopo un’innumerevole quantità di tazze di tè e praticamente la fine del mio pacchetto di Marlboro, riesco a spiegarmi con l’ausilio di alcuni disegni; sono quasi contento, ma il soldato in borghese mi chiede se sono cristiano e cosa penso dei musulmani.

Non vi sono domande di riserva, nel più semplice dei modi gli spiego che Dio è uno, i nomi tanti, io sono cristiano, lui forse musulmano? Si, è musulmano e vuole sapere se i cristiani e i musulmani potranno essere mai fratelli, la domanda è pesante.
Si, ritengo che gli uomini possano ritenersi fratelli e che le religioni possano coesistere.

Mi guarda, poi mi chiede cosa cavolo ci faccio li?
Semplice, sto andando a Ulupamiri.
A Ulupamiri va solo la Croce Rossa, io cosa ci vado a fare?
A vedere i Kirghisi e una valle particolare, talmente fredda che ad agosto non hai bisogno del frigorifero.

Si alza, esce dalla stanza, non passa molto tempo, ritorna, sorride, mi abbraccia, mi indica la strada per Ulupamiri, ma non mi consegna i documenti. I documenti li riconsegnerà dopo, al nostro ritorno.

Partiamo, dopo un po’ di strada, dopo aver salutato decine di militari in asseto mimetico che sorridendo gridano “italiani, italiani” mi fermo e chiedo al mio compagno di viaggio cosa gli hanno chiesto, più o meno le stesse cose.

Cosa li avrà portati a rilasciarci in modo cosi rapido e cordiale? Io resto convinto che siano stati sconvolti dal fatto che due europei siano partiti dall’Italia e si siano scoppiati 3.000 chilometri per andare a vedere i Kirghisi, sicuramente questi due non sono normali, non ci sono del tutto con la testa. Questo particolare, più che la danza di tante inutili parole, li ha convinti che eravamo soggetti innocui.




Tiepida notte
Danza briosa la fiamma
Arde il ceppo






5x100
 
 
 

 LA FORESTERIA "TIZIANO TERZANI" DI CASCINA MACONDO

IL SALONE "GIBRAN" DI CASCINA MACONDO

GLI SPAZI INTERNI DELLA CASCINA

GLI SPAZI ESTERNI DELLA CASCINA

 

 

Il nome "Macondo" che abbiamo dato alla nostra Cascina nel 1992
proviene dal libro "Cent'anni di solitudine" di Gabriel Garcia Marquez

" Macondo era allora un villaggio di venti case di argilla e di canna selvatica costruito sulla riva di un fiume dalle acque diafane che rovinavano per un letto di pietre levigate, bianche ed enormi come uova preistoriche.  Il mondo era così  recente, che molte cose erano prive di nome, e per citarle bisognava indicarle col dito. Tutti gli anni verso il mese di marzo,  una famiglia di zingari cenciosi piantava la tenda vicino al villaggio, e con grande frastuono di zufoli e tamburi faceva conoscere le nuove invenzioni. Prima portarono la calamita. Uno zingaro corpulento, con barba arruffata e mani di passero, che si presentò col nome di Melquìades, diede una truculenta manifestazione pubblica di quella che egli stesso chiamava l'ottava meraviglia dei savi alchimisti della Macedonia.  Andò di casa in casa trascinando due lingotti metallici, e tutti sbigottirono vedendo che i paioli, le padelle, le molle del focolare e i treppiedi cadevano dal loro posto,   e i legni scricchiolavano per la disperazione dei chiodi e delle viti che cercavano di schiavarsi,  e perfino gli oggetti
perduti da molto tempo comparivano dove pur erano stati lungamente cercati,  e si trascinavano in turbolenta sbrancata dietro ai ferri magici di Melquìades…"

 

Si ringrazia Gabriel Garcia Marquez per aver scritto e regalato agli uomini un così grande libro. A lui la nostra gratitudine e il nostro affetto.
 
 
 
 
 

 

Ultimo aggiornamento ( Lunedì 01 Agosto 2011 09:29 )
 

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