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Anna Di Paola - ciò che mi lega PDF Stampa E-mail
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Scritto da Tartamella   
Mercoledì 20 Luglio 2011 09:40

 

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Affresco romano "Donna con stilo e libro" (detta Saffo)
Pompei, 50 dopo Cristo. (Napoli-Museo Archeologico Nazionale)

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presso la Foresteria “Tiziano Terzani” di Cascina Macondo
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Borgata Madonna della Rovere, 4  -  10020 Riva Presso Chieri - Torino - Italy
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CIÒ CHE MI LEGA

di Anna Di Paola
Cascina Macondo - Scritturalia, domenica 8 febbraio 2009





A otto anni si è ancora bambini o ci si può considerare già adulti?
Alcuni dicono che ero una donna in miniatura mentre salivo sul treno dietro alla mia mamma che teneva per mano la mia sorellina più piccola.
Sono riuscita a salire quei gradoni da sola, ho salutato papà con un grosso bacio e un enorme sorriso per paura di vederlo soffrire, ma nel cuore della notte in quello stretto corridoio del vagone con i piedi malfermi, il naso umido incollato al finestrino e la mia città che correva via veloce ho pianto in silenzio, senza alcun rumore.
Vicino a quella grossa valigia ho reciso con taglio netto ogni legame e ho giurato a me stessa che non ne avrei mai più stabilito uno né con le cose e soprattutto con le persone.
Era l’inizio di una nuova era.
Ci volle tutta la notte e poi gran parte del giorno dopo per arrivare a destinazione: Collegio femminile suore di San Giovanni.
Lunghi corridoi, enormi stanzoni, bambine di tutti i colori e di tutte le taglie.
Ero un numero, nulla era mio e tutto solo in uso. La mia cameretta a colori era ben lontana e delle mie cose, cui tenevo tanto, nemmeno il ricordo. La mia casa, i miei amici, i miei affetti, il calore dei miei, l’abbraccio rassicurante di mio padre: tutto svanito nel nulla in un baleno.
Ho imparato presto a non possedere nulla e a non farmi possedere.
Ho tenuto fede a quel giuramento fino alla nascita di Chiara. Avevo iniziato a cambiare dal giorno della prima ecografia, da quando ho sentito il battito del suo piccolo cuore e la sentivo crescere dentro con la mia voglia di essere mamma. Il legame che si è stabilito tra noi, sin da subito, ha dell’inverosimile. Credo che sia così per ogni mamma, ma per me aveva e ha un sapore diverso.
Poi è nato Francesco e ci siamo stretti in un cordone a tre legati fino a soffocare.
È una storia d’amore che ha pagine di una tenerezza infinita e a raccontarle non basterebbe una vita.
Ne racconto una per tutte.
La morte ha fatto capolino più volte nelle stanze dei vari ospedali in cui sono stata ricoverata e l’ultima volta credevo proprio di non farcela. Tutto sembrava perduto, stavo per arrendermi, ma due piccole mani mi hanno afferrato e stretto forte alla vita, le piccole mani di Chiara e Francesco.






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 LA FORESTERIA "TIZIANO TERZANI" DI CASCINA MACONDO

IL SALONE "GIBRAN" DI CASCINA MACONDO

GLI SPAZI INTERNI DELLA CASCINA

GLI SPAZI ESTERNI DELLA CASCINA

 

 

Il nome "Macondo" che abbiamo dato alla nostra Cascina nel 1992
proviene dal libro "Cent'anni di solitudine" di Gabriel Garcia Marquez

" Macondo era allora un villaggio di venti case di argilla e di canna selvatica costruito sulla riva di un fiume dalle acque diafane che rovinavano per un letto di pietre levigate, bianche ed enormi come uova preistoriche.  Il mondo era così  recente, che molte cose erano prive di nome, e per citarle bisognava indicarle col dito. Tutti gli anni verso il mese di marzo,  una famiglia di zingari cenciosi piantava la tenda vicino al villaggio, e con grande frastuono di zufoli e tamburi faceva conoscere le nuove invenzioni. Prima portarono la calamita. Uno zingaro corpulento, con barba arruffata e mani di passero, che si presentò col nome di Melquìades, diede una truculenta manifestazione pubblica di quella che egli stesso chiamava l'ottava meraviglia dei savi alchimisti della Macedonia.  Andò di casa in casa trascinando due lingotti metallici, e tutti sbigottirono vedendo che i paioli, le padelle, le molle del focolare e i treppiedi cadevano dal loro posto,   e i legni scricchiolavano per la disperazione dei chiodi e delle viti che cercavano di schiavarsi,  e perfino gli oggetti
perduti da molto tempo comparivano dove pur erano stati lungamente cercati,  e si trascinavano in turbolenta sbrancata dietro ai ferri magici di Melquìades…"

 

Si ringrazia Gabriel Garcia Marquez per aver scritto e regalato agli uomini un così grande libro. A lui la nostra gratitudine e il nostro affetto.
 
 
 
 
 
 

 

Ultimo aggiornamento ( Lunedì 01 Agosto 2011 09:31 )
 

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