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Patrizia Detti - frittelle e fiori di brina PDF Stampa E-mail
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Scritto da Tartamella   
Martedì 19 Luglio 2011 17:28

 

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FRITTELLE E FIORI DI BRINA

di Patrizia Detti
Cascina Macondo – Scritturalia, domenica 9 novembre 2008




Cara Fanny

ti devo dare una notizia che ti sorprenderà, tieniti forte, ma molto forte!
Ti voglio però raccontar tutto dall'inizio.
Cominciamo da mezzogiorno, quando mi sono detta ”Stasera farò le frittelle di baccalà”. Odio l'odore di fritto, ma a mio marito fanno impazzire di gioia.
So bene, Fanny, che ti racconto solo banalate, ma la mia vita è questa... cucina, piastrelle, camicie...
Il mio massimo è l'acquagym una volta alla settimana.
Io non sono una cantante rock con tanto di ballerini al seguito, come sei tu. Una serata qua, una serata là e, diciamolo: un letto di qua e un letto di là...
Anzi mi meraviglio come tu possa ancora essermi amica e spedirmi una e-mail al giorno.
Non credo che il banco in comune al liceo possa essere una ragione sufficiente. E non penso che tu lo faccia per misurare le differenza di stato che intercorrono fra di noi, non sei mai stata una vanitosa.
Grazie ai tuoi racconti di vita fosforescente riesci di riflesso a illuminare un po' la mia, che di brillante ha solo il pavimento.
Ma dimmi, come va la tua storia con Sposini, il famoso giornalista TV? Ti invidio da morire Fanny, anche se... cioè no, non ti invidio... va beh, capirai.
Pensa un po', se fossi una stronza e rivelassi la notizia ai rotocalchi, potrei arricchirmi e rimediare un viaggio alle Maldive. A proposito di Maldive, ieri a Uno Mattina c'era uno psicologo, Morelli, Meluzzi, ora non ricordo... quello che c'è sempre. Spiegava “Se tra un viaggio alle Maldive da sola o stare in uno scantinato con lui, preferite il secondo, significa che siete innamorate”.
Fanny, io ho scelto le Maldive da sola.
Forse anche perché oggi fa molto freddo e fuori dalla finestra luccicano fiorellini di brina. Ciò è molto poetico, ma il mio corpo e il mio cuore hanno bisogno di caldo.
Questo per prepararti a quel che sto per dirti. 
Sai quel signore di cui ti ho scritto che ho conosciuto al banco dei prosciutti della Coop? Non è bello come Sposini, ma sorride molto di più. Lasciamelo dire, ma il tuo Lamberto in TV sembra un pezzo di ghiaccio e raffredda tutto il telegiornale.
Fanny, avevo bisogno di quei sorrisi, tu sai che ne avevo un maledetto bisogno.
Quante volte ti ho raccontato la violenza fisica, verbale e psicologica di mio marito nei miei confronti?
Insomma hai capito, sì, è successo. Dove? Qui, in casa mia, nello stesso letto.
Pur essendo tu di larghi costumi, credo che non capirai il perché dello stesso letto. Non lo so nemmeno io.
Ecco il motivo per cui stasera preparerò le frittelle di baccalà, in qualche modo devo consolare la mia coscienza che urla.
Anche perché, e qui sta il punto, dopo le frittelle ho pronto un biglietto. E' qui accanto a me e c'è scritto ME NE VADO. Senza neppure la firma.
Il problema però è  “MA DOVE VADO?”. Dove va una povera crista senza arte né parte?
Verrò da te Fanny, a Roma. Mi vuoi?
“E lo Sposini della Coop?” tu mi domanderai.
E' molto dolce, un bravo amante e se è destino ci incontreremo di nuovo.
Il fatto è che io Fanny, vorrei ricominciare da me. Essere solo io il punto di partenza, un sole che risorge.







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 LA FORESTERIA "TIZIANO TERZANI" DI CASCINA MACONDO

IL SALONE "GIBRAN" DI CASCINA MACONDO

GLI SPAZI INTERNI DELLA CASCINA

GLI SPAZI ESTERNI DELLA CASCINA

 

 

Il nome "Macondo" che abbiamo dato alla nostra Cascina nel 1992
proviene dal libro "Cent'anni di solitudine" di Gabriel Garcia Marquez

" Macondo era allora un villaggio di venti case di argilla e di canna selvatica costruito sulla riva di un fiume dalle acque diafane che rovinavano per un letto di pietre levigate, bianche ed enormi come uova preistoriche.  Il mondo era così  recente, che molte cose erano prive di nome, e per citarle bisognava indicarle col dito. Tutti gli anni verso il mese di marzo,  una famiglia di zingari cenciosi piantava la tenda vicino al villaggio, e con grande frastuono di zufoli e tamburi faceva conoscere le nuove invenzioni. Prima portarono la calamita. Uno zingaro corpulento, con barba arruffata e mani di passero, che si presentò col nome di Melquìades, diede una truculenta manifestazione pubblica di quella che egli stesso chiamava l'ottava meraviglia dei savi alchimisti della Macedonia.  Andò di casa in casa trascinando due lingotti metallici, e tutti sbigottirono vedendo che i paioli, le padelle, le molle del focolare e i treppiedi cadevano dal loro posto,   e i legni scricchiolavano per la disperazione dei chiodi e delle viti che cercavano di schiavarsi,  e perfino gli oggetti
perduti da molto tempo comparivano dove pur erano stati lungamente cercati,  e si trascinavano in turbolenta sbrancata dietro ai ferri magici di Melquìades…"

 

Si ringrazia Gabriel Garcia Marquez per aver scritto e regalato agli uomini un così grande libro. A lui la nostra gratitudine e il nostro affetto.
 
 
 
 
 
 
 
Ultimo aggiornamento ( Lunedì 01 Agosto 2011 09:32 )
 

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