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Paolo Severi - fiume PDF Stampa E-mail
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Scritto da Tartamella   
Martedì 19 Luglio 2011 17:19

 

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FIUME

di Paolo Severi
Cascina Macondo – Scritturalia, domenica 9 novembre 2008




Questa mattina, a scuola, è venuto un tipo a parlarci di ecologia, che bisogna usare meglio le risorse, che l’acqua è un bene prezioso, che bisogna lavarci i denti con poca acqua, che ce n’è sempre di meno, e così via. Non è che dicesse fesserie, ma qualcosa non mi convinceva. Allora sono venuto qui, sul Fiume. Molte foglie sono già cadute, è finito il tempo dei bagni, ma arrivo ugualmente dove so che c’è una sorgente, e l’acqua è buona da bere, anzi, è squisita da bere. L’acqua che scorre al centro del Fiume no; quella è inquinata. Da che cosa? Da me che assieme allo spazzolino da denti uso il dentifricio. Ecco che comincio a capire cosa non quadrava nei ragionamenti di quel tale a scuola. L’acqua non va usata poca o tanta; l’acqua non va inquinata! Se uso dei saponi, questi impediscono ai batteri di metabolizzare le sostanze organiche; se i contadini usano diserbanti, concimi chimici e pesticidi, lungo il Fiume crescerà troppo rigogliosa solo la flora che resiste a quei diserbanti, avvelenando tutta l’altra vita, un disastro, se poi ci aggiungiamo le industrie, i dentifrici, i detersivi, i residui di petrolio, entriamo nella follia, l’acqua non si può più autodepurare con i sistemi di Madre Natura, e ciò che resta è un intruglio velenoso e mortale per l’equilibrio biologico di tutto il pianeta. Stare attenti a risparmiare l’acqua quando ti lavi i denti è una stupidaggine che nasconde il vero problema. L’acqua è come l’energia, deve fluire, rinnovarsi, circolare, fino ad autoalimentarsi e rigenerarsi in un ciclo perfetto. Se la blocchi, la intasi, la avveleni, è la fine.
Sul Fiume galleggia un pesce con la pancia bianca rivolta in alto. È morto. I pesci non muoiono di vecchiaia. Significa che il Fiume sta morendo. Domani, a scuola, quel tale torna per continuare la sua relazione. Quasi quasi raccolgo quel povero pesce, glielo porto e gli chiedo se è morto perché mi sono lavato troppo i denti. Risparmiare, consumare di meno, è solo uno stupido aspetto quantitativo. Ma una cosa è la quantità, una cosa è la qualità. Se uno badasse veramente agli aspetti qualitativi della vita, dell’energia, dell’ecologia, non sarebbe nemmeno il caso di parlare di economia delle risorse, perché il problema non si porrebbe neppure. “Ma queste sono utopie, e per adesso bisogna tamponare l’emergenza!” Balle. Bisogna diffondere, da subito, una nuova coscienza ecologica, il rispetto totale per Madre Terra. Fare economia sull’acqua e sull’energia significa, forse, allontanare per un poco la catastrofe, e permettere ai padroni del vapore di arricchirsi ancora per un po’.
Lungo il Fiume scorre della schiuma, l’odore non è gradevole. Pochi uccelli volano, e sembrano poco convinti. Ma il rumore dell’acqua, com’è bello! E come sono belli questi sassi lisciati dal Fiume. Domani raccoglierò la salvia in giardino e la farò seccare. Poi ne prenderò qualche foglia, la triterò mischiandola con acqua e bicarbonato. E quello sarà il mio dentifricio!
Mi sposto dove l’acqua, alimentata dalla sorgente, scorre più veloce e pulita.
Un gruppo di pesci sembra fermo, immobile. Anch’io mi fermo, per il piacere di osservarli. Con minimi movimenti contrastano la corrente che li vorrebbe trascinare a valle. È fantastico vedere come sono perfetti per la vita sul Fiume.



Pesce di fiume,
tutta la vita nuoti
controcorrente



Sì, è vero. Solo il pesce morto si lascia trasportare dalla corrente. Forse, se si fosse meglio opposto alle abitudini, alle paure e ai conformismi, ora potrebbe anche lui nuotare in questa pozza d’acqua limpida. Forse ha cercato di adattarsi allo schifo che lo circondava e ci ha rimesso le penne.

Ma il sole è tiepido, i rumori sono soltanto quelli della natura, qui l’acqua è pulita e i pesci nuotano controcorrente. Da ragazzino mi piacevano le fiabe dove c’era lo Spirito del Fiume, poi il Fiume l’ho studiato in modo scientifico, mentre la New Age rispolverava quegli antichi spiriti. Per cercare i sassi più belli, recitavo un mantra, tratto da una preghiera degli Indiani d’America:


Che la bellezza sia sopra di me
che la bellezza sia sotto di me
che la bellezza sia attorno a me
che la bellezza sia dentro di me


In breve, i sassi più belli sembrava brillassero e la mia collezione si allargava. Non cercavo di portare via dal Fiume i suoi sassi più belli, anzi, il mio desiderio era di espandere la bellezza e l’armonia del Fiume al di là dei suoi confini.


Confini

Ma quali sono i confini del Fiume? I dizionari li relegano nel loro alveo, confondendo il Fiume con l’acqua che, in quel momento, lo percorre. Ma non è così. Fiume è sia l’acqua che sta scorrendo, sia quella che già ha raggiunto il mare, sia quella che dalle nuvole si prepara a tornare a scorrere in mille rigagnoli, sia l’acqua che scorre sotterranea in percorsi nascosti, sia, e soprattutto, l’acqua che ha rallentato un poco il suo fluire per associarsi ad altre energie e partecipare a quel gioco complesso e articolato che è la vita in tutto il pianeta, vita che non esisterebbe senza che acqua ed energie giocassero assieme per diventare e pesce e albero e bambino e vallata e treno sferragliante fra le gallerie scavate nella montagna, e aereo che fora rombando le nuvole, e maestri che insegnano a usare poca acqua quando ti lavi i denti, e falco pellegrino che veleggia scrutando fra i sassi e provando il brivido fra le piume calde di sole, e me che, in questo momento, non ricordo se sono bambino, giovane o vecchio, mentre pesci argentei nuotano stando fermi controcorrente, e mi sembra di dialogare con lo Spirito del Fiume, e questo sasso, per arrotondarsi così bene, è stato lavorato dalla sabbia della sorgente per mille anni, e quell’albero sradicato sulla riva continua a gettare foglie e semi, incurante del fatto di essere stato abbattuto, e quella schiuma puzzolente, non temere, è un fenomeno passeggero, durerà sicuramente meno di mille anni e, mille anni, per il Fiume sono ben poca cosa, ma prova a sollevare quel sasso, sotto si muovono piccoli insetti, e c’è un dischetto metallico, lo raccogli, è una moneta consumata, quasi non si capisce neanche che è una moneta, può avere qualche centinaio di anni, forse più, e anche questa moneta, la civiltà che l’ha coniata, le merci che ha scambiato, anche tutto questo è Fiume, e anche lo stesso tempo, sì, il tempo per il Fiume scorre in modo diverso: verso la sorgente i sassi sono appena abbozzati e grandi, lungo il corso diventano più piccoli e tondeggianti e si trasformano in sabbia, e fra questa sabbia puoi trovare pagliuzze d’oro, e lungo il suo tortuoso tragitto le rocce si trasformano in terreno fertile e foresta fluviale e habitat per mille e mille specie vegetali e animali, e tutte le grandi civiltà umane si sono sviluppate lungo i corsi dei Grandi Fiumi, e alla foce quasi non ci si ricorda della maestosità della roccia strappata dalla montagna, ma il Fiume ha tutte queste età contemporaneamente e, dato che anche noi siamo Fiume, anche noi possiamo e dobbiamo avere un rapporto completo con il tempo, sia nel suo fluire rapido, sia nel suo incedere lento, sia nelle sue apparenti stasi, sia, e sì, sia anche nei suoi aspetti di apparente morte, perché tutto è un fluire, un incedere, un nuotare contro corrente, un trasformarsi…CRA CHRA CRRRA… Un corvo ha improvvisamente rallentato il fluire delle immagini.
Mi si è posato a pochi centimetri dal piede.







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 LA FORESTERIA "TIZIANO TERZANI" DI CASCINA MACONDO

IL SALONE "GIBRAN" DI CASCINA MACONDO

GLI SPAZI INTERNI DELLA CASCINA

GLI SPAZI ESTERNI DELLA CASCINA

 

 

Il nome "Macondo" che abbiamo dato alla nostra Cascina nel 1992
proviene dal libro "Cent'anni di solitudine" di Gabriel Garcia Marquez

" Macondo era allora un villaggio di venti case di argilla e di canna selvatica costruito sulla riva di un fiume dalle acque diafane che rovinavano per un letto di pietre levigate, bianche ed enormi come uova preistoriche.  Il mondo era così  recente, che molte cose erano prive di nome, e per citarle bisognava indicarle col dito. Tutti gli anni verso il mese di marzo,  una famiglia di zingari cenciosi piantava la tenda vicino al villaggio, e con grande frastuono di zufoli e tamburi faceva conoscere le nuove invenzioni. Prima portarono la calamita. Uno zingaro corpulento, con barba arruffata e mani di passero, che si presentò col nome di Melquìades, diede una truculenta manifestazione pubblica di quella che egli stesso chiamava l'ottava meraviglia dei savi alchimisti della Macedonia.  Andò di casa in casa trascinando due lingotti metallici, e tutti sbigottirono vedendo che i paioli, le padelle, le molle del focolare e i treppiedi cadevano dal loro posto,   e i legni scricchiolavano per la disperazione dei chiodi e delle viti che cercavano di schiavarsi,  e perfino gli oggetti
perduti da molto tempo comparivano dove pur erano stati lungamente cercati,  e si trascinavano in turbolenta sbrancata dietro ai ferri magici di Melquìades…"

 

Si ringrazia Gabriel Garcia Marquez per aver scritto e regalato agli uomini un così grande libro. A lui la nostra gratitudine e il nostro affetto.
 
 
 
 
 
 
 
Ultimo aggiornamento ( Lunedì 01 Agosto 2011 09:32 )
 

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