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Michele Bertolotto - rose rosse per te PDF Stampa E-mail
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Scritto da Tartamella   
Martedì 19 Luglio 2011 17:15

 

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ROSE ROSSE PER TE

di Michele Bertolotto
Cascina Macondo – Scritturalia, domenica 9 novembre 2008





Ahaahaahahaahhaahahhhhaaaa, ma che cazzo rido a fare? No, non ci siamo proprio… dovrei piangere, piangere e disperarmi e ancora piangere e buttarmi in terra e sporcarmi tutto!! Sono nella merda fino al collo e io cosa faccio? Ahahahahahaaa!! RIDO!
Va bene tutto, ma ora stai calmo! Allora che cosa sto facendo? Perché nonostante questa situazione riesco a stare così tranquillo?
Proviamo a fare un riepilogo: io sono Antonello Baccini detto Il Moro per via della mia capigliatura e carnagione scurissima, sono nato a Firenze 37 anni or sono e qui vivo tuttora, sono fidanzato con Cinzia, una ragazza della mia età con cui sto da tre anni circa, carina, ma non troppo, simpatica, ma non troppo, eccitante, ma non troppo, allegra, ma non troppo, atletica, ma non troppo… insomma una brava ragazza, ma non troppo, come la definisco io: né carne né pesce! Bene… qualche neurone vivo e vegeto c’è ancora e mi fa ricordare qualcosa… continuiamo… sono rappresentante della nota Casa di Passamanerie Fiorentina e ho un hobby molto particolare… mi travesto!
Sì avete capito bene, mi travesto… e allora? Non c’è nessun travestito tra di voi? Ne siete proprio sicuri? Siamo proprio sicuri? Io la mano sul fuoco non ce le metto! Vabbè, torniamo al mio di travestimento, come dicevo… mi piace travestirmi e diventare quella che si dice una Drag Queen, in poche parole mi vesto da maliarda assatanata e giro per i tavoli di un noto locale fiorentino cantando in playback e a squarciagola “Sentimentalllll….” La canzone che cantava Nilla Pizzi…. Ahahahhaha, meglio chiamarla Nilla a Pezzi adesso!
Ehhem… dicevo che sono ormai tre anni che ho questo mio hobby e ci sto dentro, anzi, meglio dire ci stavo dentro benissimo… fino a tre giorni fa!
Era giusto lo scorso venerdì che, recatomi al locale, mentre mi truccavo nel camerino a me riservato sentii bussare alla porta, era il fattorino di un negozio di fiori…  aveva uno splendido mazzo di rose rosse.. ed erano per me!
Non mi era mai successa una cosa simile, chi mi regalava dei fiori e perché mai… e poi… perché non c’era nessun biglietto? Insomma ero imbarazzata… uff .. imbarazzato o giù di lì.
Andai a fare il mio numero da Drag Queen e mi resi conto che squadravo tutti gli uomini presenti e pensavo chi potesse essere il mio ammiratore segreto… questo fatto mi aveva parecchio agitato ma, come succede spesso, con il passare delle ore me ne scordai, arrivò così il sabato sera quando, dopo essermi truccato e imbellettato, uscii per il mio numero, avevo un nuovo vestito tutto bianco di strass e paillettes con un bel decolleté... preciso subito che ho un bel fisichino atletico e due belle gambe lunghe e diritte che, naturalmente depilate, fanno invidia a molte donne!
Tra gli applausi cominciai a cantare e a muovermi tra il pubblico come sempre e, nel bel mezzo del mio numero, mentre davo le spalle ad alcuni ometti in fondo al locale, sentii una voce profonda sussurrarmi qualcosa… “Piaciuti i fiori, tesoro?”
Trasalii di colpo e, come d’incanto, mi apparve innanzi la scena del mazzo di rose… era un momento strano, ma bellissimo, il mio corteggiatore era lì anche stasera… per me!
Rimasi ancora un poco a pensare, questioni di attimi, poi tornai in me, ora dovevo sapere chi era costui, la curiosità si faceva spazio dentro di me, il numero era quasi finito e il mio giro in quella zona del locale era compiuto, con le luci dei riflettori il pubblico appariva come nere sagome tutte uguali.
Le ultime note mi fecero capire che era ormai tardi e rientrai in camerino un poco sconsolato anche se al rientro ciò che vidi mi fece nuovamente ringalluzzire! Un Grande mazzo di rose rosse imperava sul mio mobile da trucco, erano almeno cinquanta rose e questa volta allegato c’era un biglietto… mi precipitai e, togliendolo dalla busta attaccata alla carta trasparente sentii il buon profumo delle rose, indugiai un poco e mi feci inebriare da odori e colori poi lo sguardo si posò sulla grafìa… lessi il biglietto e restai meravigliato… “So chi sei ma devi restare come sei ora… mi piace la Drag Queen che esce fuori da te… amerò lei” .
Se prima ero eccitato e fremente ora ero completamente svuotato e avevo un senso di nausea che saliva verso la mia gola… Cosa significava quel messaggio? Chi era costui? Cosa voleva? E poi… sapeva chi ero, ma voleva l’altra parte di me!?… era un rompicapo bello e buono…
Con 1000 pensieri in testa e 50 rose tra le mani mi incamminai verso casa… ero sconvolto dagli ultimi sviluppi di quella strana storia, mi infilai sotto le coperte, era quasi mattino, normalmente gli spettacoli finivano sempre molto tardi, inutile dire che non riuscii a dormire, fortunatamente potei riposare un poco essendo domenica e non dovendo lavorare.
Domenica! Ahahhahahahhaahaaaaaaa incubi e deliri passarono più e più volte intorno, dentro e fuori di me… vedevo mostri che mi inseguivano e mi regalavano rose rosse, poi uomini tutti neri che mi sussurravano frasi sconcissime… alla fine mi risvegliai da quel torpore madido e più stanco di prima…
Arrivò anche la sera di domenica….
Entrai nel mio camerino e là ad aspettarmi c’erano 100 splendide rose tutte  per me con accanto un biglietto… ora avevo paura a leggerlo…
Mi avvicinai con circospezione e lessi… “Stasera verrò nel tuo camerino… non respingermi!” che paura! Non sapevo cosa fare… intanto era venuto il momento di andare a cantare e allietare il pubblico.
Cantai e mi mossi come sempre tra il pubblico, ma una specie di torpore mi aveva preso e si era impadronito di me…. Cosa avrei fatto? Come avrei reagito?  Non pensai a nulla e continuai a cantare a squarciagola “Sentimentalllll”.






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 LA FORESTERIA "TIZIANO TERZANI" DI CASCINA MACONDO

IL SALONE "GIBRAN" DI CASCINA MACONDO

GLI SPAZI INTERNI DELLA CASCINA

GLI SPAZI ESTERNI DELLA CASCINA

 

 

Il nome "Macondo" che abbiamo dato alla nostra Cascina nel 1992
proviene dal libro "Cent'anni di solitudine" di Gabriel Garcia Marquez

" Macondo era allora un villaggio di venti case di argilla e di canna selvatica costruito sulla riva di un fiume dalle acque diafane che rovinavano per un letto di pietre levigate, bianche ed enormi come uova preistoriche.  Il mondo era così  recente, che molte cose erano prive di nome, e per citarle bisognava indicarle col dito. Tutti gli anni verso il mese di marzo,  una famiglia di zingari cenciosi piantava la tenda vicino al villaggio, e con grande frastuono di zufoli e tamburi faceva conoscere le nuove invenzioni. Prima portarono la calamita. Uno zingaro corpulento, con barba arruffata e mani di passero, che si presentò col nome di Melquìades, diede una truculenta manifestazione pubblica di quella che egli stesso chiamava l'ottava meraviglia dei savi alchimisti della Macedonia.  Andò di casa in casa trascinando due lingotti metallici, e tutti sbigottirono vedendo che i paioli, le padelle, le molle del focolare e i treppiedi cadevano dal loro posto,   e i legni scricchiolavano per la disperazione dei chiodi e delle viti che cercavano di schiavarsi,  e perfino gli oggetti
perduti da molto tempo comparivano dove pur erano stati lungamente cercati,  e si trascinavano in turbolenta sbrancata dietro ai ferri magici di Melquìades…"

 

Si ringrazia Gabriel Garcia Marquez per aver scritto e regalato agli uomini un così grande libro. A lui la nostra gratitudine e il nostro affetto.
 
 
 
 
 

 

Ultimo aggiornamento ( Lunedì 01 Agosto 2011 09:32 )
 

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