Home Archivio News-Eventi Clara Mazzola - tra fiume e fiume
  • An Image Slideshow
  • An Image Slideshow
  • An Image Slideshow
  • An Image Slideshow
  • An Image Slideshow
  • An Image Slideshow
  • An Image Slideshow
  • An Image Slideshow
  • An Image Slideshow
  • An Image Slideshow
  • An Image Slideshow
  • An Image Slideshow
  • An Image Slideshow
  • An Image Slideshow
  • An Image Slideshow
  • An Image Slideshow
  • An Image Slideshow
  • An Image Slideshow
  • An Image Slideshow
  • An Image Slideshow
  • An Image Slideshow
  • An Image Slideshow
  • An Image Slideshow
  • An Image Slideshow
Clara Mazzola - tra fiume e fiume PDF Stampa E-mail
Votazione Utente: / 0
ScarsoOttimo 
cassetto degli articoli - armadio degli articoli
Scritto da Tartamella   
Martedì 19 Luglio 2011 16:48

 

                                           SMETTERE O CONTINUARE...?


Hai letto questo testo di Scritturalia?

Esprimi il tuo apprezzamento, da scarso a ottimo.
Non è un concorso. Non c’è nessun premio. Tu e l’autore non vincerete nulla.
Perché votare allora? Semplicemente perché il tuo giudizio di lettore anonimo,
onesto, schietto e disinteressato, potrà essere utile all’autore.
La tua disponibilità a un semplice click come stimolo per lo scrittore/scrittrice
a ripensare e a migliorare la propria scrittura…

 

scritturaliafoto

Affresco romano "Donna con stilo e libro" (detta Saffo)
Pompei, 50 dopo Cristo. (Napoli-Museo Archeologico Nazionale)

che cos’è SCRITTURÀLIA


LEGGI I RACCONTI DI SCRITTURALIA



possibilità di pernottamento
presso la Foresteria “Tiziano Terzani” di Cascina Macondo
a costi di Bed and Breakfast

 

LOGO
Cascina Macondo
Centro Nazionale per la Promozione della
Lettura Creativa ad Alta Voce e Poetica Haiku
Borgata Madonna della Rovere, 4  -  10020 Riva Presso Chieri - Torino - Italy
Questo indirizzo e-mail è protetto dallo spam bot. Abilita Javascript per vederlo. Questo indirizzo e-mail è protetto dallo spam bot. Abilita Javascript per vederlo. www.cascinamacondo.com

 

 

 

TRA FIUME E FIUME

di Clara Mazzola
Cascina Macondo – Scritturalia, domenica 9 novembre 2008





Il ricordo di quella lunga striscia argentata la perseguita. Continua a vederla, nello spazio davanti a sé, fluente, cangiante, rumorosa, impetuosa, infida, potente.
Non sa quando si risveglierà, non sa quando la sua sabbia, esposta al sole, come corpo di donna volgarmente nudo, verrà pietosamente ricoperta.
Non sa quando le pietre arrotondate, testimoni di tempo su tempo passato a donarsi ai capricci degli eventi, saranno nuovamente colpite e con quale intensità.
Torna e ritorna lei su quel fiume, con il suo fiume interiore di ricordi, emozioni, silenzi, urla, risate, pianti, lacrime. Tante lacrime, quasi a volere riempire il secco lasciato dal tempo. Torna sulle sponde, passo dopo passo, con lui accanto che parla dell’acqua. Quella che scorre nel letto scavato da millenni di incessante lavoro. Ma quell’acqua scorre anche nell’anima di lei, sgorga non si sa da quale sorgente, zampilla, rumoreggia a ogni parola di lui. Gorgoglia in piccoli anfratti, si spinge impetuosa in spazi ariosi, contenuta fra rive rigogliose, verdi di pensieri di vita.
Una sagoma bianca, che vola nel cielo, la porta ad alzare la testa, a cogliere, con uno sguardo compresso da occhi socchiusi, la forma delle ali, il colore delle zampe e del becco. “Becco giallo, zampe nere. È una garzetta!”  “No”- con pazienza lui risponde - “Ti ho fatto vedere la volta scorsa il colore delle zampe della garzetta. Ricordi?”.
Certo che ricorda quel momento in cui si era sentita sospesa fra cielo e terra, in una nuvola argentata. Aveva osservato, attraverso la potente lente del cannocchiale, le zampette gialle, abbinate a un lungo becco nero, di un ignaro uccello, appoggiato sul ramo di un albero, proteso verso l’acqua. Bianco di penne e di piume stava lì, in attesa che l’appetito lo spingesse a pescare, mettendo ben in mostra le sue zampette. “Va bene, questo è un airone bianco maggiore, ricordo molto bene quando mi hai spiegato la differenza fra lui e la garzetta. Airone bianco zampe nere e becco giallo, garzetta zampe gialle e becco nero. È che ero distratta!”.
Già, ascoltava lo scorrere del fiume. Quello dentro. Poi quello fuori. Ora grigio, marroncino, limaccioso, un po’ sfacciato nel suo scorrere, punteggiato da qualche sagoma dondolante, sulle onde pesanti e pigre, di germani reali, dal capo smeraldo, accompagnati da una più insignificante femmina vestita di colori poco appariscenti.
A lei non servono i colori, non deve farsi notare. È compito del maschio corteggiarla, mettersi in mostra, attirare la sua attenzione sibilando e starnazzando rumorosamente.
Poi un volo radente. Uno stormo di uccelli emerge dal pelo dell’acqua e si libra nell’aria soprastante per spostarsi, spruzzando gocce su gocce. L’acqua si solleva come trascinata da una mano invisibile che l’attira dall’alto per poi farla ricadere, frantumata in mille frammenti simili a diamanti.
Che belli quegli uccelli neri con una banda bianca che sporge di lato, appena sotto le ali, e con una lunga piuma che parte dalla sommità del capo e scende sul dorso come un vanitoso cappello. “Sai chi sono?” Aiuto! La memoria l’abbandona. Anche questa volta deve uscire dalla nicchia di estasi in cui si è cacciata e andare a recuperare il nome di quegli splendidi animali. “Morette? Giusto?” - borbotta indecisa - “Brava, ti sei preparata bene!”. Macchè, questa volta ha indovinato. E giù cateratte di acqua si infilano in ogni crepa della sua anima, in ogni anfratto della sua mente, grondano da ogni poro della sua pelle.
Sembra che l’infinita gioia di quel momento sia una cascata iridescente, che si immette in meandri di ruscelli, torrenti, fiumicelli, fiumi che sfociano nel mare, dando al tutto un senso di infinito.
Una silhouette scura plana sull’acqua, si tuffa, sparisce per un tempo che sembra lunghissimo. Quando esce, raggiunge nuotando un masso sporgente per inghiottire tranquilla il pesciolino che si è appena cacciato per pranzo. Si vede il pesce scendere giù per il lungo collo, che si ingrossa, elastico, quasi a far vedere a tutti la buona quantità di cibo cacciata. Dopo la pesca, penne e piume sono bagnate, fradice. Fa freddo a restare così. Bisogna asciugarsi. Cosa c’è di meglio che distendere le ali ed esporle al sole e all’aria? Questo fa il cormorano. È divertentissimo! Lei per un attimo esce dal susseguirsi delle inondazioni interiori, sale su una roccia, ride a vedere il cormorano, lo imita, apre le braccia, espone il proprio corpo al sole e all’aria, danza al ritmo delle onde. Vorrebbe spogliarsi dei suoi vestiti e lasciar  asciugare la sua pelle. Vorrebbe offrirsi in quell’attimo di follia gioiosa, all’uomo che ha accanto. Ma il cormorano si asciuga in fretta e, come lui, anche lei in fretta ritrae le sue ali, si rituffa nei gorghi del fiume, del suo fiume, che diventano sempre più scuri, sempre più profondi.
La riva diventa sabbiosa. Di fronte, dall’altra parte dell’acqua, un muro di alberi limita l’orizzonte. Sagome grigie svolazzano fa i rami per poi scendere, planare sulla superficie del fiume, immergere le lunghe zampe fino alla prima articolazione e fermarsi, immobili, in attesa. Lei aguzza la vista, scorge fra le chiome decine di grandi nidi, sapientemente intrecciati, qua e là, e sagome grigie accovacciate nell’incrociarsi dei tronchi. Un popolo, una vita vissuta in quel luogo, giorno dopo giorno, testimoni dello scorrere dell’acqua, dello scorrere della vita sulle sponde. Del suo scorrere sulle sponde. Con lui.
“Aironi cenerini” - dice subito, prima di essere interrogata. Vuole cogliere nei suoi occhi almeno una briciola di sorpresa, una goccia di attenzione, uno spruzzo di desiderio, di fronte all’alluvione che si sta scatenando dentro di lei.
Poi il silenzio. Seduti sulla riva, in un punto dove l’acqua scorre tranquilla, lei sente il silenzio, sente lo scorrere di tutto nel silenzio. Sente che il suo fiume va a sfociare in quel fiume davanti a loro. Sente che la piena è finita.
Sente che arriverà la siccità.
Il fiume tornerà a essere secco, il suo fondo impudicamente scoperto, esposto ai raggi impietosi del sole, nemmeno più protetto dall’atmosfera, ormai anch’essa resa vecchia e sciupata. Anche lei si sente sciupata, prosciugata, rinsecchita, assottigliata, bianca, prossima all’evanescenza, come uno scheletro nel deserto.
Lui, come l’acqua del fiume, se n’è andato.






5x100
 
 
 

 LA FORESTERIA "TIZIANO TERZANI" DI CASCINA MACONDO

IL SALONE "GIBRAN" DI CASCINA MACONDO

GLI SPAZI INTERNI DELLA CASCINA

GLI SPAZI ESTERNI DELLA CASCINA

 

 

Il nome "Macondo" che abbiamo dato alla nostra Cascina nel 1992
proviene dal libro "Cent'anni di solitudine" di Gabriel Garcia Marquez

" Macondo era allora un villaggio di venti case di argilla e di canna selvatica costruito sulla riva di un fiume dalle acque diafane che rovinavano per un letto di pietre levigate, bianche ed enormi come uova preistoriche.  Il mondo era così  recente, che molte cose erano prive di nome, e per citarle bisognava indicarle col dito. Tutti gli anni verso il mese di marzo,  una famiglia di zingari cenciosi piantava la tenda vicino al villaggio, e con grande frastuono di zufoli e tamburi faceva conoscere le nuove invenzioni. Prima portarono la calamita. Uno zingaro corpulento, con barba arruffata e mani di passero, che si presentò col nome di Melquìades, diede una truculenta manifestazione pubblica di quella che egli stesso chiamava l'ottava meraviglia dei savi alchimisti della Macedonia.  Andò di casa in casa trascinando due lingotti metallici, e tutti sbigottirono vedendo che i paioli, le padelle, le molle del focolare e i treppiedi cadevano dal loro posto,   e i legni scricchiolavano per la disperazione dei chiodi e delle viti che cercavano di schiavarsi,  e perfino gli oggetti
perduti da molto tempo comparivano dove pur erano stati lungamente cercati,  e si trascinavano in turbolenta sbrancata dietro ai ferri magici di Melquìades…"

 

Si ringrazia Gabriel Garcia Marquez per aver scritto e regalato agli uomini un così grande libro. A lui la nostra gratitudine e il nostro affetto.
 
 
 
 
 

 

Ultimo aggiornamento ( Lunedì 01 Agosto 2011 09:34 )
 

Time Zone Clock

Sondaggio

Accentazione ortoèpica lineare