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Anna Marina Ravazzi - rideva di quella vita PDF Stampa E-mail
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Scritto da Tartamella   
Martedì 19 Luglio 2011 16:12

 

                                           SMETTERE O CONTINUARE...?


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Affresco romano "Donna con stilo e libro" (detta Saffo)
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RIDEVA DI QUELLA VITA

di Anna Marina Ravazzi
Cascina Macondo – Scritturalia, domenica 9 novembre 2008





Le macchie di vino sulla tovaglia furono la prima cosa che vide quando il mattino dopo scese nella grande stanza a piano terra.
Sparsi qua e là sul tavolo, quasi a formare una natura morta iperdimensionale e inusitata, posate, bicchieri e piatti di plastica contenenti resti delle diverse portate della sera precedente, tovagliolini spiegazzati, bottiglie per lo più vuote i cui tappi si erano indiscutibilmente resi autonomi.
40 anni.
Nel mezzo del cammin di nostra vita.
Sino a ieri erano il futuro e Caterina li attendeva con un po’ di timore.
Impercettibilmente questo futuro era già diventato passato e la concreta irrimediabilità di quello che sul lungo tavolo era rimasto a ricordare la cena con gli amici la rendeva ancora più consapevole di ciò.
Le due sedie all’estremità sinistra, decisamente scostate dal tavolo, le rievocarono l’immagine di chi vi si era seduto in fondo non molte ore prima.
Erano Plinio e Pinuccia che si erano intrattenuti più degli altri e avevano parlato a lungo con Caterina sino a che il sonno, più che l’ora tarda in se stessa, non li aveva spinti ad andarsene.
Giorgio e Giovanna, Andrea e Cristina, Sergio e Maddalena e poi Bruno, Federico e Rosa…
Alle prime battute un po’ scontate aveva fatto seguito una conversazione via via più disinvolta e non scevra di arguzia e allegria, quasi a rivivere i tempi del liceo, quando inesauribili risate contagiose mettevano in secondo piano il prestare attenzione alle lezioni.
Già, perché erano tutti compagni di scuola gli amici che Caterina aveva voluto intorno a sé per festeggiare insieme il suo compleanno.
Non sempre organizzava qualcosa, e qualche volta si era trovata all’estero in occasione di quell’annuale ricorrenza di fine ottobre, quasi come se in questo modo potesse non tenerne conto nel novero degli anni.
Quest’anno però aveva voluto essere a casa sua, con quelli di loro che avevano voluto o potuto essere presenti.
Era stato un po’ come aver fatto una cordata per attraversare insieme la soglia.
Nel frattempo il sole stava lasciando sbizzarrire i suoi raggi nella stanza, ritoccandone l’aspetto, mentre un vibrante pulviscolo dorato sembrava percorrerli a ritroso, inesausto.
Caterina, che era rimasta ferma in piedi sino a quel momento, si accostò ai fornelli per farsi un caffè, senza il quale non avrebbe potuto iniziare veramente la giornata.
Con la tazza fumante in mano sedette sulla poltrona in rattan che lei prediligeva e gradualmente si riconciliò con il nuovo giorno che stava sempre più prendendo forma.
Il terzo squillo del telefono la colse sprofondata in una sorta di sogno a occhi aperti, in cui si susseguivano immagini della serata come in un proiettore per diapositive.
Non rispose.
Le immagini continuavano a scorrere in bianco e nero o a colori e rivisitavano mesi e anni trascorsi cogliendone momenti in libertà.
Ritornarono però poi al presente o almeno a quello che la sera prima lo era.
Le voci, i suoni, pareva fossero rimasti sospesi nell’aria e che lei potesse coglierli a piacimento come frutti maturi da un albero.
“…ricordi quando durante l’esercitazione di greco?…”
Che stesse cominciando a farsi sentire anche in loro quel bisogno di riprendere e condividere spezzoni color seppia del passato quasi a volerli così riportare in vita? Come facevano molto, troppo sovente la nonna Marina o le vecchie zie?
Per lei era come se anteponessero questo o quel fatto del passato alla realtà presente che si stava vivendo.
Si guardò intorno, ancorché titubante.
La stanza era a dire il vero sempre la stessa, i mobili erano al loro posto, insomma nulla pareva cambiato.
La cosa la rassicurava.
Avrebbe avuto due interi lustri a disposizione prima del cambiamento di decina successivo.
C’era tutto il tempo per familiarizzarsi con le nuove sensazioni nonché per smarrire la diritta via e con una buona dose di impegno e fortuna per ritrovarne di volta in volta un’altra lungo la quale riprendere il cammino.
La percorse un benessere diffuso che le consentì di respirare letteralmente di sollievo.
E quella sorta di tarlo virtuale che ogni tanto si metteva all’opera, quell’inquietudine latente?
Beh, un po’ l’avrebbe avuta sempre, faceva in qualche modo parte di lei. Ma non doveva permetterle di dominarla.
In fondo anche la piccola mosca da poco posatasi sul tavolo non sarebbe rimasta ferma a lungo, avrebbe ben presto trovato la rotta da seguire.
Qualcuno stava bussando alla porta-finestra che dava sul giardino.
E chi poteva essere se non l’immancabile signora Erminia, della casa confinante, che non sapeva resistere alla tentazione di indagare su cosa stesse facendo Caterina per poi diffondere l’esito debitamente deformato dell’indagine attraverso una fitta rete di telefono senza fili, trama indefinibile che a guisa di ragnatela rendeva possibili gli intrighi senza fine di paese ?
Benché a dire il vero avesse voluto ignorarla come aveva fatto col telefono, Caterina si rendeva ben conto che non sarebbe stata una mossa vincente.
Ormai Erminia l’aveva vista e si sarebbe fatta solo più insistente.
No, no, se voleva togliersela di torno doveva usare un’altra strategia.
Con atteggiamento cordiale aprì così la porta alla vicina, lasciò che le raccontasse e chiedesse un po’ di questo e di quello senza in realtà prestarle più di quel tanto di attenzione, interrompendola poi sul più bello, per dirle con cordiale decisione come trovasse estremamente interessante quel che aveva da raccontarle, ma che aveva altro da fare e perciò doveva sia pure a malincuore congedarla.
A Caterina pareva di vedere se stessa e gli altri come personaggi in scena nel grande teatro della vita, dove non ci sono prove e tutto è sempre una première. La sensazione non era nuova, soltanto molto più chiara.
Aveva fatto il grande salto e ora poteva guardare con distacco quella che era stata e quella che sarebbe stata la sua vita.
Poteva ora osservarla dall’altra parte della soglia, da dietro lo specchio, fare pertanto ampie concessioni alle debolezze proprie e altrui e quindi sorriderne.
Sì, era in grado di riderci sopra.
Rideva Caterina – con la mente e col cuore – rideva di quella vita.





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 LA FORESTERIA "TIZIANO TERZANI" DI CASCINA MACONDO

IL SALONE "GIBRAN" DI CASCINA MACONDO

GLI SPAZI INTERNI DELLA CASCINA

GLI SPAZI ESTERNI DELLA CASCINA

 

 

Il nome "Macondo" che abbiamo dato alla nostra Cascina nel 1992
proviene dal libro "Cent'anni di solitudine" di Gabriel Garcia Marquez

" Macondo era allora un villaggio di venti case di argilla e di canna selvatica costruito sulla riva di un fiume dalle acque diafane che rovinavano per un letto di pietre levigate, bianche ed enormi come uova preistoriche.  Il mondo era così  recente, che molte cose erano prive di nome, e per citarle bisognava indicarle col dito. Tutti gli anni verso il mese di marzo,  una famiglia di zingari cenciosi piantava la tenda vicino al villaggio, e con grande frastuono di zufoli e tamburi faceva conoscere le nuove invenzioni. Prima portarono la calamita. Uno zingaro corpulento, con barba arruffata e mani di passero, che si presentò col nome di Melquìades, diede una truculenta manifestazione pubblica di quella che egli stesso chiamava l'ottava meraviglia dei savi alchimisti della Macedonia.  Andò di casa in casa trascinando due lingotti metallici, e tutti sbigottirono vedendo che i paioli, le padelle, le molle del focolare e i treppiedi cadevano dal loro posto,   e i legni scricchiolavano per la disperazione dei chiodi e delle viti che cercavano di schiavarsi,  e perfino gli oggetti
perduti da molto tempo comparivano dove pur erano stati lungamente cercati,  e si trascinavano in turbolenta sbrancata dietro ai ferri magici di Melquìades…"

 

Si ringrazia Gabriel Garcia Marquez per aver scritto e regalato agli uomini un così grande libro. A lui la nostra gratitudine e il nostro affetto.
 
 
 
 
 
 

 

Ultimo aggiornamento ( Lunedì 01 Agosto 2011 09:35 )
 

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