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Patrizia Detti - c'era una volta PDF Stampa E-mail
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Scritto da Tartamella   
Domenica 17 Luglio 2011 18:27

 

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C'ERA UNA VOLTA

di Patrizia Detti
Cascina Macondo - Scritturalia, domenica 29 giugno 2008




C'era una volta un uomo. Bella presenza, buona cultura, giusta ironia.
Aveva solo un piccolo difetto: era stonato. Un giorno incontrò una donna, una di quelle che ti fanno ribollire il testosterone, desiderio totale.
Questa aveva una folla di corteggiatori e indecisa sulla scelta disse: “Sceglierò l'uomo che meglio di tutti canterà la mia canzone preferita “Mi ritorni in mente” di Lucio Battisti”.
Si sentì morire. I suoi amici, anch'essi innamorati di quella bionda e burrosa creatura possedevano voci chi alla Claudio Villa, chi alla Vasco, chi alla Fred Buscaglione ...
Da bambino la maestra di canto di scuola l'aveva escluso dal coro. I compagni, non appena accennò al “Pulcino Ballerino” dello Zecchino d'Oro, si rotolarono piegati in due sui banchi.
Da adolescente, quando intorno alla chitarra cercava di intonare “Le bionde trecce gli occhi azzurri e poi” veniva regolarmente cacciato fuori dal gruppo.
Decise quindi di ritirarsi di buon ordine da quella assurda competizione.
“Il mondo è pieno di donne” si disse “Ma guarda un po' se per avere l'attenzione di una bionda qualsiasi, qualsiasi tra virgolette, devo fare un provino come Amici di Maria de Filippi. Sarà bella, ma stupida come quelle ragazzine urlanti della trasmissione”.
Un bel ragionamento, degno sicuramente di lui, fisico nucleare e poeta per hobby. Ma i ragionamenti, si sa, litigano con le emozioni e durante la notte, lei e solo lei, era la protagonista dei suoi sogni. Danzava nuda sul tavolo, i seni appuntiti verso il cielo, i capelli lunghi sciolti lungo la schiena bellissima e arcuata. Quando lui al massimo dell'eccitazione, allungava le mani per toccarla, l'Eva del suo paradiso lo fermava per dirgli “Sai cosa devi fare” e nella stanza tuonava un “Un angelo caduto in volo questo tu ora sei in tutti i sogni miei” del vecchio Lucio.
Era sempre stato un estimatore di Battisti, ma ora lo odiava ed era felice che fosse morto.
Arrivò il fatidico giorno, tutti i suoi amici erano andati a perfezionare la voce da importanti maestri di canto. Uno in particolare era candidato alla vittoria, in passato aveva fatto un corso di lirica. Aveva una voce alla Bocelli, però non conosceva la  tabellina del due, confondeva Leopardi con Manzoni, e per di più era grasso come Pavarotti, forse per questo possedeva quella splendida voce.
Si disse “I giornali dicono che le donne vogliono i palestrati. Cazzate. A cosa son serviti i culi che mi sono fatto con pesi e bilancieri? Proprio a me doveva capitare quella con la palla del canto”
In un primo tempo decise di non andare a vedere la gara, poi pensò, come diceva Morelli il guru psicologo TV, che l'unico modo per far scomparire definitivamente il dolore, era quello di viverlo fino in fondo. Lui che seguiva i consigli di Morelli, chi l'avrebbe mai detto...
Quel giorno la bella stava raggomitolata su un candido divano, fasciata in un abitino rosso con ai pedi un paio di sandaletti d'oro col tacco a spillo.
Lui in genere aveva sempre preferito le ragazze semplici, quelle in jeans e maglietta, non capiva come mai quella troietta d'avanspettacolo l'avesse affascinato così tanto.
Si dovette sorbire 99,5 versioni di “Mi ritorni in mente”. Lo 0,5 era uno sfigato come lui, che oltre steccare sgraziatamente come una rana, a metà canzone dimenticò tutte le parole. Quel povero Cristo dovette abbandonare la sala in lacrime. Gli fece molta pena e fu felicissimo di non aver partecipato a quello stupido spettacolo.
Alla fine di questo la giovane Marilin (come le assomigliava...), si alzò morbidamente dal divano e con quelle labbra lucidissime sfoderò un sorriso che le spalancò l'anima. Scoprì così che non  solo era bella, ma c'era molto di più. Sentì dentro di lui tutto il dolore per averla definitivamente perduta, ma il fantasma di Morelli lo incitava a rimanere fino alla fine.
Quando lei proclamò come vincitore lo “0,5”, per “aver avuto il coraggio, per non perdere la minima possibilità che aveva di amarla, di umiliarsi di fronte a tutti”, non ce la fece più: il fisico nucleare, nonché poeta a tempo perso, cadde singhiozzoni.
La donna si diresse ancheggiando verso di lui, lo guardò con occhi tra il divertito e l'arrabbiato e gli porse un fazzoletto di seta profumato. Con una voce un po' roca gli disse “Speravo in te, ma non ce l'hai fatta.  Purtroppo ti amo. Vorrà dire che lo 0,5 sarà mio marito e tu...il mio amante”






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 LA FORESTERIA "TIZIANO TERZANI" DI CASCINA MACONDO

IL SALONE "GIBRAN" DI CASCINA MACONDO

GLI SPAZI INTERNI DELLA CASCINA

GLI SPAZI ESTERNI DELLA CASCINA

 

 

Il nome "Macondo" che abbiamo dato alla nostra Cascina nel 1992
proviene dal libro "Cent'anni di solitudine" di Gabriel Garcia Marquez

" Macondo era allora un villaggio di venti case di argilla e di canna selvatica costruito sulla riva di un fiume dalle acque diafane che rovinavano per un letto di pietre levigate, bianche ed enormi come uova preistoriche.  Il mondo era così  recente, che molte cose erano prive di nome, e per citarle bisognava indicarle col dito. Tutti gli anni verso il mese di marzo,  una famiglia di zingari cenciosi piantava la tenda vicino al villaggio, e con grande frastuono di zufoli e tamburi faceva conoscere le nuove invenzioni. Prima portarono la calamita. Uno zingaro corpulento, con barba arruffata e mani di passero, che si presentò col nome di Melquìades, diede una truculenta manifestazione pubblica di quella che egli stesso chiamava l'ottava meraviglia dei savi alchimisti della Macedonia.  Andò di casa in casa trascinando due lingotti metallici, e tutti sbigottirono vedendo che i paioli, le padelle, le molle del focolare e i treppiedi cadevano dal loro posto,   e i legni scricchiolavano per la disperazione dei chiodi e delle viti che cercavano di schiavarsi,  e perfino gli oggetti
perduti da molto tempo comparivano dove pur erano stati lungamente cercati,  e si trascinavano in turbolenta sbrancata dietro ai ferri magici di Melquìades…"

 

Si ringrazia Gabriel Garcia Marquez per aver scritto e regalato agli uomini un così grande libro. A lui la nostra gratitudine e il nostro affetto.
 
 
 
 
 
 
 
Ultimo aggiornamento ( Lunedì 01 Agosto 2011 09:36 )
 

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