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Michele Bertolotto - rosso carminio PDF Stampa E-mail
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Scritto da Tartamella   
Domenica 17 Luglio 2011 18:14

 

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ROSSO  CARMINIO

di Michele Bertolotto
Cascina Macondo – Scritturalia, domenica 29 giugno 2008




Vedete signori, non è difficile scrivere una favola.  Si prendono due o tre deficienti a caso e si mettono in un castello.. ..o in un bosco.
Vi faccio un esempio: Cappuccetto Rosso è una favola popolata esclusivamente da imbecilli.  La nonna di Cappuccetto Rosso vive nel bosco e ha novantacinque anni…Ma vai all'ospizio cretina!!! Come ti viene in mente di vivere nel bosco da sola a novantacinque anni che costringi i parenti ad andare avanti e indietro, avanti e indietro, avanti e indietro per la foresta?! E poi uno si stupisce se la gente lascia i nonni sull'autostrada d'estate- E' logico!!!  La mamma di Cappuccetto Rosso è un altro genio. Innanzitutto le fa indossare un pastrano con cappuccio rosso carminio  in modo che neanche Stevie Wonder potrebbe non notarla; dà alla bambina il cestino e le dice:"Tieni, Vai dalla nonna e portale da mangiare. In bocca al lupo!".  Allora sei bastarda! Naturalmente Cappuccetto Rosso immediatamente di gratta!  Arrivata nel bosco incontra il lupo più imbecille della storia del WWF, che non se la mangia ma chiede ansioso:" Dove vai bella bambina?" "Dalla nonna" risponde lei. E il lupo, invece di mangiarsela sul posto, come farebbe un lupo con un normale quoziente intellettivo, va a casa della nonna e mette in piedi una sceneggiata che al confronto Mario Merola non era nessuno!
Arriva alla casetta e bussa."Toc Toc" "Chi è?" "Cappuccetto Rosso" "Avanti!"

E qui abbiamo la conferma che la nonna è completamente arteriosclerotica: anche se Cappucceto Rosso ha la voce di Fausto Leali durante una crisi d'asma, come può la nonna confonderla con un lupo? 
A questo punto il lupo entra e si mangia la nonna. Notare l'educazione del lupo che non sarebbe mai entrato a mangiarsi qualcuno senza bussare.
Qui avviene il capolavoro della storia. La vera genialità: il lupo invece di mettersi dietro la porta con una mazza e dire:" Adesso, quando arriva la creatura le do una mazzata in faccia, l'allesso e poi me la sgranocchio", noooo! Il lupo che fa? Si mette la camicia da notte della nonna, la cuffietta con le orecchie che escono attraverso apposite asole che lui stesso ha approntato (si sa che i lupi sono sarti provetti) e si infila nel letto.
Arriva Cappuccetto Rosso, che i più intimi chiamano Einstein per la sua intelligenza pronta e vivace, entra, guarda il lupo e invece di chiamare il 113, oppure dirgli:" Imbecille, come ti sei combinato, hai perso completamente tutta la dignità di lupo, guarda là, sembri Ave Ninchi!" come reagisce? Dice:" Oh nonna, che peli lunghi che hai!"
Ora signori: chiunque di voi possieda un cane provi a mettergli una cuffia e un paio di occhiali da vista e veda se somiglia alla nonna! Se è si, fate abbattere vostra nonna e consegnatela alle autorità.
E’ vero che la nonna non ha riconosciuto la voce del lupo da quella della nipote, d'accordo, ma la nonna ha novantacinque anni e può essere rincoglionita. Ma Cappuccetto Rosso come fa a non distinguere sua nonna da un lupo con una cuffietta?! Ma chi ha come nonna? King Kong? Pure se quella non si fa la ceretta dal 1931, chi è? Lucio Dalla? Lo Yeti?
Comunque, tutto è bene quel che finisce bene e il lupo se la mangia...



Rosso carminio
nuvole al tramonto
domani, bello





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 LA FORESTERIA "TIZIANO TERZANI" DI CASCINA MACONDO

IL SALONE "GIBRAN" DI CASCINA MACONDO

GLI SPAZI INTERNI DELLA CASCINA

GLI SPAZI ESTERNI DELLA CASCINA

 

 

Il nome "Macondo" che abbiamo dato alla nostra Cascina nel 1992
proviene dal libro "Cent'anni di solitudine" di Gabriel Garcia Marquez

" Macondo era allora un villaggio di venti case di argilla e di canna selvatica costruito sulla riva di un fiume dalle acque diafane che rovinavano per un letto di pietre levigate, bianche ed enormi come uova preistoriche.  Il mondo era così  recente, che molte cose erano prive di nome, e per citarle bisognava indicarle col dito. Tutti gli anni verso il mese di marzo,  una famiglia di zingari cenciosi piantava la tenda vicino al villaggio, e con grande frastuono di zufoli e tamburi faceva conoscere le nuove invenzioni. Prima portarono la calamita. Uno zingaro corpulento, con barba arruffata e mani di passero, che si presentò col nome di Melquìades, diede una truculenta manifestazione pubblica di quella che egli stesso chiamava l'ottava meraviglia dei savi alchimisti della Macedonia.  Andò di casa in casa trascinando due lingotti metallici, e tutti sbigottirono vedendo che i paioli, le padelle, le molle del focolare e i treppiedi cadevano dal loro posto,   e i legni scricchiolavano per la disperazione dei chiodi e delle viti che cercavano di schiavarsi,  e perfino gli oggetti
perduti da molto tempo comparivano dove pur erano stati lungamente cercati,  e si trascinavano in turbolenta sbrancata dietro ai ferri magici di Melquìades…"

 

Si ringrazia Gabriel Garcia Marquez per aver scritto e regalato agli uomini un così grande libro. A lui la nostra gratitudine e il nostro affetto.
 
 
 
 
 
 

 

Ultimo aggiornamento ( Lunedì 01 Agosto 2011 09:37 )
 

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