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Ivana Greco - la piastrellina, o dell'indecisione PDF Stampa E-mail
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Scritto da Tartamella   
Domenica 17 Luglio 2011 18:05

 

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LA  PIASTRELLINA

O DELL'INDECISIONE

di Ivana Greco
Cascina Macondo - Scritturalia, domenica 29 giugno 2008


 
 
 
In piedi sulla piastrella,
piccola, delimitata
sembra quasi una casa.

Tutt'intorno c'è niente,
equilibrio della mente.

Ma come ci sono arrivata
su quella piastrella slavata ?

Direzioni. Visioni. Occhi buoni.

Da quella parte
c'è un treno che parte

Dalla parte opposta
una vecchia proposta

Vado a nord e parlo d'amore

Vado a sud c'è tanto colore

Se corro ad est il cuore il cuore si esalta

Ad ovest invece luce finisce

Son tante le strade,
là in fondo che c'è ?

Paura, terrore di vecchie parole
di fatti sgraditi, di occhi feriti.
E poi che succede ?

Così si rimane su di una piastrella,
che bella! che bella!
Vantaggi e svantaggi di una vita in pistrella

Però..., son 20 per 20,
permette di già dei bei movimenti.

Se in tondo mi giro,
riesco persino a fare un respiro.

Se poi guardo in alto,
mi sento un codardo...vabbè.

Son comoda e snella
mi piace vestire,

non voglio sentire
quell'urlo errabondo
di un vecchio Colombo.

Le cose a pennello,
la spesa e l'ombrello...

Piastrella, Pianella,
Pantofola bella...

Che caldo la sera
che dolce candela
che bella bandiera...





Sinonimi e contrari


piastrella: piccola piastra bollente; funghi alla piastrella, con mortadella.

piastrellare: mettere una piastrella vicino all'altra per sentirsi un pavimento

impiastro: piastrellato raffinato in stile lombardo

piastrine: filigrane che danno l'impronta genetica alle piastrelle.




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 LA FORESTERIA "TIZIANO TERZANI" DI CASCINA MACONDO

IL SALONE "GIBRAN" DI CASCINA MACONDO

GLI SPAZI INTERNI DELLA CASCINA

GLI SPAZI ESTERNI DELLA CASCINA

 

 

Il nome "Macondo" che abbiamo dato alla nostra Cascina nel 1992
proviene dal libro "Cent'anni di solitudine" di Gabriel Garcia Marquez

" Macondo era allora un villaggio di venti case di argilla e di canna selvatica costruito sulla riva di un fiume dalle acque diafane che rovinavano per un letto di pietre levigate, bianche ed enormi come uova preistoriche.  Il mondo era così  recente, che molte cose erano prive di nome, e per citarle bisognava indicarle col dito. Tutti gli anni verso il mese di marzo,  una famiglia di zingari cenciosi piantava la tenda vicino al villaggio, e con grande frastuono di zufoli e tamburi faceva conoscere le nuove invenzioni. Prima portarono la calamita. Uno zingaro corpulento, con barba arruffata e mani di passero, che si presentò col nome di Melquìades, diede una truculenta manifestazione pubblica di quella che egli stesso chiamava l'ottava meraviglia dei savi alchimisti della Macedonia.  Andò di casa in casa trascinando due lingotti metallici, e tutti sbigottirono vedendo che i paioli, le padelle, le molle del focolare e i treppiedi cadevano dal loro posto,   e i legni scricchiolavano per la disperazione dei chiodi e delle viti che cercavano di schiavarsi,  e perfino gli oggetti
perduti da molto tempo comparivano dove pur erano stati lungamente cercati,  e si trascinavano in turbolenta sbrancata dietro ai ferri magici di Melquìades…"

 

Si ringrazia Gabriel Garcia Marquez per aver scritto e regalato agli uomini un così grande libro. A lui la nostra gratitudine e il nostro affetto.
 
 
 
 
 
 
 
Ultimo aggiornamento ( Lunedì 01 Agosto 2011 09:38 )
 

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