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Fanny Casali Sanna - non sbagliano mai PDF Stampa E-mail
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Scritto da Tartamella   
Domenica 17 Luglio 2011 18:00

 

                                           SMETTERE O CONTINUARE...?


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Affresco romano "Donna con stilo e libro" (detta Saffo)
Pompei, 50 dopo Cristo. (Napoli-Museo Archeologico Nazionale)

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NON SBAGLIANO MAI

di Fanny Casali Sanna
Cascina Macondo- Scritturalia, domenica 29 giugno 2008





Nel bosco,all’improvviso,un urlo:”Il cellulare non prende!”…
Ecco,come per incanto,tutti i componenti della comitiva si fermano,gli zaini scendono dalle spalle su cui erano trasportati e vengono frugati spasmodicamente;marsupi,tasche,taschini e anche un paio di calzini vengono
ispezionati alla ricerca del piccolo “strumento”.
-“Neanche il mio!”-
-“Neanche il mio!”-
-“Il mio ha una tacca,anzi,no…un po’ sì,un po’ no…”-
-“Il mio si è scaricato.”-
Ma come, non si era detto che sarebbe stata una passeggiata nel bosco a stretto contatto con la natura più selvaggia,senza diavolerie moderne,senza neanche i fiammiferi per accendere il fuoco,ma lente e legnetti secchi,senza acqua minerale,ma borracce vuote per raccogliere l’acqua della sorgente e scorpacciata di more trovate sui rovi e mele selvatiche e bacche succose e aspre e,magari,miele “rubato”in qualche favo?
A questo pensiero tutti si bloccano un po’vergognosi,rimettono dentro i loro cellulari con finta indifferenza,ma con l’espressione smarrita e seriamente preoccupata e con un pensiero fisso lancinante:”Il cellulare non prende,il cellulare non prende”…
E se dovesse accadere qualcosa di brutto?E se scoppiasse un incendio?E se qualcuno cadesse in un burrone?
A nessuno viene in mente,ad esempio,che,essendo in tanti,in caso di necessità,qualcuno potrebbe tornare indietro,nel paese più vicino,a chiedere aiuto.
E’ una soluzione troppo semplice da pensare,ma,soprattutto,troppo…”antica”!
Ora siamo abituati che,in qualunque circostanza,tiriamo fuori il cellulare e…
Siamo in ritardo per un appuntamento?Niente paura,si avvisa con un sms.
-“Quando parto ti faccio uno squillo!”-
Tamponamento?Chi avrà ragione?Fermi tutti!Una bella foto con il cellulare e si vedrà.
Che giorno è oggi?Che ore sono?Consultiamo  il cellulare!
Buio pesto,non vedo dove mettere i piedi?Apro lo sportellino del cellulare ed ecco una piccola torcia improvvisata.
Ci stiamo annoiando in una sala d’attesa?Un bel giochino sul cell  e ..buon divertimento!Anzi,speriamo che non arrivi il mio turno prima che abbia raggiunto il livello successivo!
Abbiamo dimenticato la data di una ricorrenza?-“Meno male che l’avevo memorizzata sul cellulare!”-
E che dire delle centinaia di numeri telefonici in rubrica che restano lì per sempre,anche quando non ci servono più,ma che non cancelliamo,perché non si sa mai?
Eh,sì,quel piccolo peso nella tasca o nella borsa o appeso al collo,talvolta,ci dà un senso di sicurezza,di pace interiore,di “copertina di Linus” di cui,ormai,non potremmo più fare a meno.Poco importa se non abbiamo più la libertà di fare un passo senza essere raggiunti,se ci localizzano anche quando lo teniamo spento,se intercettano le nostre telefonate,anche le più stupide e se disturbiamo il nostro prossimo con suonerie e avvisi di sms che possono anche provocare infarti da soprassalto.
Anzi, a questo proposito,proporrei di stilare una sorta di galateo del cellulare,una legislatura costituzionale vera e propria .Potrebbe cominciare così:”La libertà  del tuo cellulare finisce dove comincia la libertà del cellulare del tuo prossimo” e poi”Non usare più di due telefonini contemporaneamente”e “Predisporre suonerie gradevoli e ben educate”e non del tipo:-“Ti squilla il cellulare,rispondi brutto idiota!”-gridato con l’inflessione dialettale del posto e infiocchettato da qualche parolina un po’ troppo colorita.
E poi,un po’di privacy e di pudore,via!Se tua moglie deve buttare la pasta,perché tu stai arrivando a casa,cosa vuoi che gliene importi al tuo vicino di treno che magari è anche a dieta e la pasta se la sogna da due mesi?
E se ami tanto il tuo Lui o la tua Lei e non puoi fare a meno di dirglielo proprio in quel momento,cerca almeno di sussurrarglielo con un po’ di garbo,non sbraitarglielo nell’orecchio infiocchettato da vari :-”Mi senti adesso?Spostati che non c’è campo!”-A quel punto non puoi stupirti se ti ritrovi gli sguardi divertiti di tutti i presenti puntati addosso.
Un’altra raccomandazione:se mandi gli sms con la scrittura automatica,magari,
prima di digitare INVIA,rileggili un momento…Non è carino mandare una serie indecifrabile di consonanti costringendo il destinatario a lunghe riletture fatte con aria interrogativa e più o meno intelligente e a traduzioni improbabili che neanche con il codice dei geroglifici si riuscirebbe a decifrare,che poi, potrebbe anche essere pericolosa la troppo libera interpretazione...E se inganni l’attesa con i famigerati giochini di cui sopra,aziona il silenziatore,perché con tutti quei”Bip-bip,bang-bang,waoh ed altri gridolini metallici e fastidiosi,poi non ti puoi meravigliare se il tuo compagno d’attesa si alza di scatto e ti molla un pugno in mezzo agli occhi,non è impazzito improvvisamente,ha solo raggiunto il massimo livello di sopportazione auditiva e,dovendo scegliere tra il suicidio e l’omicidio,ha
optato,saggiamente,per il secondo.
Dobbiamo proprio ammetterlo,la febbre del cellulare ha ormai contagiato tutti noi e sono ben pochi quelli che ancora resistono e continuano a non volerlo,anzi so che autorità mondiali si stanno muovendo per costituire associazioni ove nominarli Specie Protetta in via d’estinzione come i Panda.
Allora non stupiamoci più di tanto se uno studente si fa espellere dall’esame di maturità,perché teneva il cell in tasca…era scarico,ma sai che sicurezza”sentire”
che c’è!Oppure se qualcuno rischia di compromettere gli strumenti dell’aereo su cui sta volando per tenerlo acceso o se,a dispetto di quanto è ormai universalmente conosciuto,personaggi di spicco continuano a parlare dei fatti loro al cellulare e finiscono sui giornali e tu dici:-“Ma sono scemi,lo sanno tutti che li beccano!”-
E va beh,non è colpa loro,è soltanto la”malattia”del secolo:la “cellularite”acuta!
Comunque,nonostante tutto,sempre e comunque:Viva il cellulare!Croce e delizia dei nostri tempi!
Ma torniamo dai nostri amici nel bosco…Ormai la gita ha perso il suo fascino e la comitiva avanza mogia,mogia tra gli alberi.Il contatto stretto con la natura non è più così affascinante,non ci si ferma più ad ascoltare il cinguettio degli uccellini,ma c’è,anzi,una certa fretta di raggiungere la meta,concludere la giornata e tornare,finalmente,alla civiltà.
Già da alcuni minuti si sentono,in lontananza,delle voci…E’un’altra comitiva che sta avanzando nel bosco.Gente allegra che intona canti inframezzati da sonore risate e cammina con passo cadenzato e sicuro in mezzo agli alberi..
Improvvisamente,come nella scena di un film già visto,nel bosco echeggia un urlo:
-“Il cellulare non prende!!!”-
I nostri amici si fermano,si scambiano sguardi “saputi”,sorridono.
-“Anche loro…”-
Sono quasi un po’rincuorati…No,non per cattiveria,certo,ma perché,da che mondo è mondo,come recita un antico proverbio:”Mal comune,mezzo gaudio”e,si sa,gli antichi proverbi non sbagliano mai.
Solita scena:cellulari che spuntano dappertutto e vengono controllati nervosamen-
te.Teste che si  scuotono negando,sguardi rassegnati e perduti nel vuoto,braccia che si allargano in segno di impotenza…Ma ecco provenire,dalla fine della fila,
una vocina ansante per la fatica dell’andatura e quasi un po’ vergognosa:-“Niente
paura,nello zaino ho il mio Personal Computer con “wireless” incorporato”.-
Un attimo di silenzio,poi è tutt’un pacche sulle spalle ed “Evviva” che si sprecano.
-“Bravo,bravo!Bell’idea!”-
Questa volta gli sguardi dei nostri ormai “vecchi” amici sono proprio avviliti…
Un sospiro:-“Loro sì che sono organizzati!”.
La marcia nel bosco riprende lenta.




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 LA FORESTERIA "TIZIANO TERZANI" DI CASCINA MACONDO

IL SALONE "GIBRAN" DI CASCINA MACONDO

GLI SPAZI INTERNI DELLA CASCINA

GLI SPAZI ESTERNI DELLA CASCINA

 

 

Il nome "Macondo" che abbiamo dato alla nostra Cascina nel 1992
proviene dal libro "Cent'anni di solitudine" di Gabriel Garcia Marquez

" Macondo era allora un villaggio di venti case di argilla e di canna selvatica costruito sulla riva di un fiume dalle acque diafane che rovinavano per un letto di pietre levigate, bianche ed enormi come uova preistoriche.  Il mondo era così  recente, che molte cose erano prive di nome, e per citarle bisognava indicarle col dito. Tutti gli anni verso il mese di marzo,  una famiglia di zingari cenciosi piantava la tenda vicino al villaggio, e con grande frastuono di zufoli e tamburi faceva conoscere le nuove invenzioni. Prima portarono la calamita. Uno zingaro corpulento, con barba arruffata e mani di passero, che si presentò col nome di Melquìades, diede una truculenta manifestazione pubblica di quella che egli stesso chiamava l'ottava meraviglia dei savi alchimisti della Macedonia.  Andò di casa in casa trascinando due lingotti metallici, e tutti sbigottirono vedendo che i paioli, le padelle, le molle del focolare e i treppiedi cadevano dal loro posto,   e i legni scricchiolavano per la disperazione dei chiodi e delle viti che cercavano di schiavarsi,  e perfino gli oggetti
perduti da molto tempo comparivano dove pur erano stati lungamente cercati,  e si trascinavano in turbolenta sbrancata dietro ai ferri magici di Melquìades…"

 

Si ringrazia Gabriel Garcia Marquez per aver scritto e regalato agli uomini un così grande libro. A lui la nostra gratitudine e il nostro affetto.
 
 
 
 
 
 
 
Ultimo aggiornamento ( Lunedì 01 Agosto 2011 09:38 )
 

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