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Emanuele Bertolotto - nel vento PDF Stampa E-mail
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Scritto da Tartamella   
Domenica 17 Luglio 2011 17:54

 

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Affresco romano "Donna con stilo e libro" (detta Saffo)
Pompei, 50 dopo Cristo. (Napoli-Museo Archeologico Nazionale)

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NEL VENTO

di Emanuele Bertolotto
Cascina Macondo – Scritturalia, domenica 29 giugno 2008





Un giorno, tornato a casa dal lavoro, chiusi la porta, ferocemente incazzato con il mio capo. Ero stato licenziato, causa disattenzione.
Ora vi racconto la mia storia: stamattina mi recai al lavoro presso la Umbrella Corp. di Racoon City, un’industria specializzata nella creazione di vere e proprie pozioni e dove si praticavano “stregonerie” varie.
Io di paga prendevo…Ehmm.. scusate, vi starete annoiando con le mie faccende personali… arrivo subito al sodo della questione; sono stato licenziato perché sbagliai mentre stavo creando una specie di vento che avrebbe dovuto trasportare avanti e indietro nel tempo, un’ambizioso progetto su richiesta del mio capo.
Mentre creavo, all’improvviso mi chiamò mia moglie, fu allora che mi distrassi e misi “clorato di fosforo” al posto di “clorato di tossina antigasolina” fu così che si creò  un cucciolo di vento, una specie di nuvoletta grossa come un tamburo che mi chiamo MAMMA!
Incredulo conclusi la chiamata e mi girai… il cucciolo mi balzò addosso ancora chiamandomi MAMMA! Io lo respinsi e balbettando gli dissi che non ero la sua Mamma e lo mandai… sapete dove… Lui si arrabbiò e mise a soqquadro tutti i laboratori dell’industria, naturalmente nel laboratorio c’era un sistema di telecamere collegate direttamente con l’ufficio del capo che così mi licenziò in tronco!
Allora, dov’ero rimasto.. ah sì, dicevo, ero a casa mia, inviperito, in quel momento ero da solo poiché mia moglie era andata ad una riunione di lavoro. Mi sedetti sulla poltrona e, sul tavolino, misi sigarette ed accendino.
All’improvviso sentii un brivido: non di paura ma di freddo… eppure c’erano 35 gradi! Non ci feci caso più di tanto, chiusi gli occhi  e mi addormentai… mi svegliai due ore dopo, sempre con un brivido di freddo… di colpo sentii un rumore sordo provenire da dietro di me, come se un albero si staccasse… mi girai, vidi il muro di casa sfondato e una figura, piccola come un tamburo e trasparente come una nuvola.. era il cucciolo di vento! Dietro di lui vidi suo padre e sua madre… ENORMI!!  Fu a quel punto che inspirarono forte e mi trasportarono indietro nel tempo.
Di colpo mi trovai nell’era preistorica; Tutto intorno a me c’erano uomini preistorici che agitavano  grosse clave, iniziai a correre e loro a corrermi dietro gridando continuamente “ PULAAAA!!”.
Dopo una buona oretta di corsa si fermarono all’improvviso e corsero via… non capivo, fu allora che mi girai e capii…. Dietro di me c’era un T-Rex, era sul punto di mangiarmi ma io avevo un’arma segreta… il Dino-Scemo era a un metro di distanza quando mollai una scarica di ben cinque scorreggie il T-Rex si fermo… annusò per qualche secondo i miasmi e…cadde a terra stecchito!
L’avevo scampata bella! Fu allora che sentii una sveglia suonare, mi accorsi che ero nel letto, avevo solo sognato; erano le 8.00 del mattino… chiamai il mio capo…. Ero ancora in servizio!!  Speriamo non mi chiedano di produrre quel cucciolo di vento!





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 LA FORESTERIA "TIZIANO TERZANI" DI CASCINA MACONDO

IL SALONE "GIBRAN" DI CASCINA MACONDO

GLI SPAZI INTERNI DELLA CASCINA

GLI SPAZI ESTERNI DELLA CASCINA

 

 

Il nome "Macondo" che abbiamo dato alla nostra Cascina nel 1992
proviene dal libro "Cent'anni di solitudine" di Gabriel Garcia Marquez

" Macondo era allora un villaggio di venti case di argilla e di canna selvatica costruito sulla riva di un fiume dalle acque diafane che rovinavano per un letto di pietre levigate, bianche ed enormi come uova preistoriche.  Il mondo era così  recente, che molte cose erano prive di nome, e per citarle bisognava indicarle col dito. Tutti gli anni verso il mese di marzo,  una famiglia di zingari cenciosi piantava la tenda vicino al villaggio, e con grande frastuono di zufoli e tamburi faceva conoscere le nuove invenzioni. Prima portarono la calamita. Uno zingaro corpulento, con barba arruffata e mani di passero, che si presentò col nome di Melquìades, diede una truculenta manifestazione pubblica di quella che egli stesso chiamava l'ottava meraviglia dei savi alchimisti della Macedonia.  Andò di casa in casa trascinando due lingotti metallici, e tutti sbigottirono vedendo che i paioli, le padelle, le molle del focolare e i treppiedi cadevano dal loro posto,   e i legni scricchiolavano per la disperazione dei chiodi e delle viti che cercavano di schiavarsi,  e perfino gli oggetti
perduti da molto tempo comparivano dove pur erano stati lungamente cercati,  e si trascinavano in turbolenta sbrancata dietro ai ferri magici di Melquìades…"

 

Si ringrazia Gabriel Garcia Marquez per aver scritto e regalato agli uomini un così grande libro. A lui la nostra gratitudine e il nostro affetto.
 
 
 
 
 
 
 
Ultimo aggiornamento ( Lunedì 01 Agosto 2011 09:38 )
 

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