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Gian Maria Vinci - il cardinale PDF Stampa E-mail
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Scritto da Tartamella   
Domenica 17 Luglio 2011 16:30

 

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IL CARDINALE

di Gian Maria Vinci
Cascina Macondo -  Scritturalia, domenica 20 aprile 2008






Il Cardinale decise di scendere tra il popolo e rendersi conto di persona da quali problemi era afflitta la popolazione.
Lungo il cammino non poté fare a meno di notare che tutti erano paurosamente magri, un poco curvi su se stessi e più che salutare grugnivano biascicando un buon giorno veramente poco convinto.
Era certo che nessuno potesse riconoscerlo. Il suo travestimento era particolarmente curato, le vesti erano state “confiscate a un ospite delle segrete”, solo quell’odore di fresco bucato avrebbe potuto insospettire coloro con cui si sarebbe intrattenuto per conoscere le cause di tanti problemi, ma decise di rischiare per il bene delle anime a lui affidate dal Pontefice e da quel disgraziato abitante del castello ove le sue milizie mercenarie lo avevano accolto dopo averne ucciso il legittimo proprietario.
I negozi erano spogli, poche mercanzie sostavano svogliate sugli scaffali, in attesa di un improbabile compratore, solo le osterie erano affollate, rumorose e dense di fumo. In quei luoghi si rifugiavano malfattori, tagliagole, ladri e chissà cos’altro, se l’avessero riconosciuto che fine avrebbe fatto?
L’indecisione fu vinta dalla sua ferma convinzione che nessun motivo poteva essere tanto valido da permettere di non pagare le tasse, quindi entrò.
Ammirato da tanto coraggio e determinazione si complimentò con se stesso e ordinò un boccale di sidro, oste, di quello buono, posso pagare.
L’oste, dopo averlo osservato, mani curate, l’aspetto in carne, chiamò una delle ragazze, una delle più belle ragazze, le tolse lo scialle, le diede una brocca del migliore sidro che aveva e le disse se mi fai andare via quel cliente ti licenzio, se riesci a portarlo in camera, trattenerlo a cena e per la notte ti concederò una giornata di festa.
La ragazza si avvicinò per mescere il sidro, poi gli si sedette a fianco con l’espressione più ingenua possibile, ma presentando nel migliore dei modi ciò che le riempiva il corpetto.
Il Cardinale trasalì per un momento, pensò rapidamente se mi allontano da questa donna di malaffare rischio di attirare l’attenzione e qualcuno potrebbe riconoscermi, chiese perdono a Dio e ai Santi, quindi iniziò a conversare con la giovane.
Il tempo passava e lui ascoltava le parole della ragazza, che, non sapendo cosa dire al cliente tanto rispettato dal padrone, anziché parlargli di gioco d’azzardo, furti, o quant’altro apparteneva ai discorsi di ladri e malfattori, gli parlò della sua infanzia, di come suo padre avesse avuto dalla moglie un maschio e due femmine, una di troppo, lei, di come fosse stata venduta a un commerciante di passaggio, il quale, a sua volta, l’aveva rivenduta e così fino a oggi, una parola e ancora un’altra e fu ora di cena, il cliente fu lieto di offrire la cena alla giovane, ma così facendo fu ora di coricarsi e l’osservazione della ragazza circa i rischi di un rientro a casa era sacrosanta, così fu che il Cardinale salì in camera seguito dalla giovane, che non si staccava più da lui.
Il Cardinale era stato in Terra Santa, aveva combattuto e visto quanto l’uomo poteva cadere in basso nei suoi comportamenti, ma era un puro, quando i vestiti della giovane le si afflosciarono intorno alle caviglie non era preparato e rimase talmente immobile che lei gli chiese se era di suo gradimento.
Non rispose, perché i pensieri gli affollavano la mente, lui era lì per capire i problemi del popolo che doveva governare, non per fruire delle grazie, e che grazie, di una giovane cameriera disposta ad arrotondare il settimanale.
L’uomo non si spogliò e si infilò sotto le lenzuola, la giovane non capì, ma, per evitare rimproveri, lo seguì sotto le lenzuola e rimase immobile accanto a lui.
Nessuno dei due prese sonno, quella notte, lui avvolto dai pensieri, lei solo da un pensiero, speriamo non si lamenti di me.
Al mattino il Cardinale si alzò di buon’ora, scese, non fece colazione, pagò il conto e senza spiccare una parola uscì dall’osteria per prendere la via del castello.
L’oste chiese spiegazioni alla ragazza, la quale raccontò per filo e per segno cosa era successo, l’oste nel dubbio cacciò la ragazza.
Il Cardinale ritornò al castello, impose nuove tasse e represse ogni accenno di rivolta.
La morale di questa storia: non vi è nulla di più tragico dell’incontro di tre persone che non capiscono un cazzo di ciò che avviene loro intorno.
 



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 LA FORESTERIA "TIZIANO TERZANI" DI CASCINA MACONDO

IL SALONE "GIBRAN" DI CASCINA MACONDO

GLI SPAZI INTERNI DELLA CASCINA

GLI SPAZI ESTERNI DELLA CASCINA

 

 

Il nome "Macondo" che abbiamo dato alla nostra Cascina nel 1992
proviene dal libro "Cent'anni di solitudine" di Gabriel Garcia Marquez

" Macondo era allora un villaggio di venti case di argilla e di canna selvatica costruito sulla riva di un fiume dalle acque diafane che rovinavano per un letto di pietre levigate, bianche ed enormi come uova preistoriche.  Il mondo era così  recente, che molte cose erano prive di nome, e per citarle bisognava indicarle col dito. Tutti gli anni verso il mese di marzo,  una famiglia di zingari cenciosi piantava la tenda vicino al villaggio, e con grande frastuono di zufoli e tamburi faceva conoscere le nuove invenzioni. Prima portarono la calamita. Uno zingaro corpulento, con barba arruffata e mani di passero, che si presentò col nome di Melquìades, diede una truculenta manifestazione pubblica di quella che egli stesso chiamava l'ottava meraviglia dei savi alchimisti della Macedonia.  Andò di casa in casa trascinando due lingotti metallici, e tutti sbigottirono vedendo che i paioli, le padelle, le molle del focolare e i treppiedi cadevano dal loro posto,   e i legni scricchiolavano per la disperazione dei chiodi e delle viti che cercavano di schiavarsi,  e perfino gli oggetti
perduti da molto tempo comparivano dove pur erano stati lungamente cercati,  e si trascinavano in turbolenta sbrancata dietro ai ferri magici di Melquìades…"

 

Si ringrazia Gabriel Garcia Marquez per aver scritto e regalato agli uomini un così grande libro. A lui la nostra gratitudine e il nostro affetto.
 
 
 
 
 

 

 

Ultimo aggiornamento ( Lunedì 01 Agosto 2011 09:43 )
 

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