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Beatrice Sanalitro - dai numeri cardinali agli ordinali PDF Stampa E-mail
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Scritto da Tartamella   
Domenica 17 Luglio 2011 16:12

 

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DAI NUMERI CARDINALI AGLI ORDINALI

OVVERO DELLA PREDESTINAZIONE

di Beatrice Sanalitro
Cascina Macondo – Scritturalia, domenica 20 aprile 2008





Sappiamo bene come sono gli occhi delle persone.
Ci sono sguardi che non si possono dimenticare: dentro si vedono abissi marini o cieli infiniti, il dono di sè o il vortice che tutto risucchia senza scampo.
Gli occhi dei bimbi sono sorprese, quelli dei cani languidi incontri.
Gli sguardi danno, gli sguardi prendono.
Più che la bocca sono sinceri.
Quelli del signor Ottavio erano occhi come tanti, il taglio tondo, il colore marrone, le ciglia lunghe, spesse e spioventi, acuti ma senza essere taglienti, dolci all'occorrenza, opportunisti  sul lavoro.
Il signor Ottavio, uomo di  1/2 età e di preciso aspetto, ossia di nitido contorno e di esatte dimensioni,  75 chilogrammi di peso per 1 metro e 70 cm di altezza,  32 denti e per il resto non mancava di nulla, non lasciava trasparire alcuna stranezza dal signorile contegno.
Chi aveva l'opportunità di guardarlo negli occhi, però, non vi vedeva riflessi monti innevati, boschetti, leprotti, savane sogni o donne.
Per la teoria che alla forma è sottesa la sostanza, se il signor Ottavio stava pensando a Carlo il tabaccaio, basso, grasso, tondo e calvo, rosso di pelle perchè sempre in movimento, nel suo sguardo si formava lo 0 per indicare che, di quella persona, che valeva meno di niente, poteva fare a meno.
Siccome gli occhi sono due, chi lo osservava con attenzione leggeva "00", ovvero zero zero e pensava avesse espresso un giudizio al proposito. (00 indicava la toilette, non il grado di macinazione della farina).
Di gente ne conosceva molta, soprattutto di quella che conta.
-Don Fernando? Quello solo solo, magro magro, alto nasuto e freddo?
E subito negli occhi di Ottavio si formava il numero 1 che diventava 1 1, ovvero 11, ossia 10+1, ovvero l'inizio di un nuovo ciclo, ovvero don Fernando era l'uomo nuovo per la nuova situazione politica.
Ottima la capacità di sintesi.
Il 6 indicava introversione, il 66 la massima introversione che poteva trasformarsi nel più gratificante significato di un approccio nascosto.
Se chi lo guardava negli occhi era il signor Alberto, contadino e allevatore di galline ovarole, vi leggeva, però, la richiesta di 12 uova sistemate in 2 contenitori di cartone.
88 era la storia infinita, di quelle che non hanno conclusione se non con la morte: il suo matrimonio con la paziente e sensibile signora Gina era rappresentato e descritto dal numero 88, mentre per il fotografo del negozio all'angolo era il simbolo dell'infinito replicato in uno sguardo ubriaco.
- Domani andrò al laghetto a portare il cibo alle oche- diventava: -1  0  8  2.
-1 perchè mancava un giorno;
0 per la forma del laghetto;
8 perchè il cibo era abbondante;
2 per la forma del numero associata a quella delle oche.
Ma chi non lo conosceva bene pensava che, a causa dell'aria fredda, sarebbe scesa la neve a larghe falde e che prendere la statale con tutte quelle curve e controcurve sarebbe stato rischioso e che, quindi, sarebbe occorsa molta attenzione per non slittare.
Un giorno la signora Gina gli lesse negli occhi, senza soluzione di continuità, 7 7 7 7 7 7 7 sette e ancora sette.
Eccome se capì: il marito era rimasto imbottigliato nel traffico in una strada che andava diritta, poi scendeva in obliquo e proprio a metà era tagliata da una traversa con diritto di precedenza il cui flusso continuo di auto gli aveva impedito di muoversi e 7 7 7 7 7 7...
La signora Gina ricorse alla valeriana: 7 gocce e via e negli occhi di Ottavio riprese a splendere il sole, diciamo il numero 19, il numero del Sole nell'Antico Taroth.
Ma l'episodio che lasciò un segno fondamentale fu quando, dopo aver messo da parte i soldi risparmiati dal tabaccaio di cui sopra, quantificati in 4900 euro, si concesse un viaggio nel Belize, che, poi, che caspita ci va a fare nel Belize, dicevano gli amici.
Tanta fu l'emozione con cui i luoghi lo avvolsero, la natura incontaminata 5   5  5 5 555, le grandi foglie 9 9 9 9, i fiumi impetuosi 7 9 3  793, le sabbie 01010101, i temporali che si salvi chi può 48  48 e 4 e 4 e 9 e 2 e 3  che i numeri cardinali, fondamentali, precisi, invasero gli occhi, ma erano troppi e si accalcavano perchè lo spazio era limitato, delimitato, perimetrato, base x altezza e pure : 2, che i numeri cardinali iniziarono a estendersi, a moltiplicarsi, a sommarsi, a conquistare ogni centimetro di pelle.
Neanche i capelli si salvarono, tutti a forma di cavaturaccioli: 3 3 3 3 3 3 3.
Le gocce di valeriana divennero 18.
3 x 6   9 x 2   8 + 1 = 9 = 0.
Numeri cardinali, che non hanno fine, che non hanno inizio e poi ci sono pure i punti cardinali: di là l'ovest, opposto all'est e poi il nord opposto al sud, e, quindi, i cardinali luminosi nel loro abito rosso cardinalizio come fari nel buio guida per gl'intelletti e 1 e 2 e 93 e 749 e 1492 e 3 3 3 3 3 .
Fu un attimo.
Un vortice.
Questa volta senza formule.
Piazza pulita.
Non esistevano più, nello sguardo, né l'1, né il 2 o il 1492 o il 1860.
Solo il verde del Belize.
Come primo giorno di vacanza niente male.  
 

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 LA FORESTERIA "TIZIANO TERZANI" DI CASCINA MACONDO

IL SALONE "GIBRAN" DI CASCINA MACONDO

GLI SPAZI INTERNI DELLA CASCINA

GLI SPAZI ESTERNI DELLA CASCINA

 

 

Il nome "Macondo" che abbiamo dato alla nostra Cascina nel 1992
proviene dal libro "Cent'anni di solitudine" di Gabriel Garcia Marquez

" Macondo era allora un villaggio di venti case di argilla e di canna selvatica costruito sulla riva di un fiume dalle acque diafane che rovinavano per un letto di pietre levigate, bianche ed enormi come uova preistoriche.  Il mondo era così  recente, che molte cose erano prive di nome, e per citarle bisognava indicarle col dito. Tutti gli anni verso il mese di marzo,  una famiglia di zingari cenciosi piantava la tenda vicino al villaggio, e con grande frastuono di zufoli e tamburi faceva conoscere le nuove invenzioni. Prima portarono la calamita. Uno zingaro corpulento, con barba arruffata e mani di passero, che si presentò col nome di Melquìades, diede una truculenta manifestazione pubblica di quella che egli stesso chiamava l'ottava meraviglia dei savi alchimisti della Macedonia.  Andò di casa in casa trascinando due lingotti metallici, e tutti sbigottirono vedendo che i paioli, le padelle, le molle del focolare e i treppiedi cadevano dal loro posto,   e i legni scricchiolavano per la disperazione dei chiodi e delle viti che cercavano di schiavarsi,  e perfino gli oggetti
perduti da molto tempo comparivano dove pur erano stati lungamente cercati,  e si trascinavano in turbolenta sbrancata dietro ai ferri magici di Melquìades…"

 

Si ringrazia Gabriel Garcia Marquez per aver scritto e regalato agli uomini un così grande libro. A lui la nostra gratitudine e il nostro affetto.
 
 
 
 
 

 

 

Ultimo aggiornamento ( Lunedì 01 Agosto 2011 09:44 )
 

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