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Paolo Severi - freddo PDF Stampa E-mail
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Scritto da Tartamella   
Mercoledì 29 Giugno 2011 17:03

 

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FREDDO

di Paolo Severi
Cascina Macondo - Scritturalia, domenica 7 febbraio 2010




Uno dice: “Ho freddo ai piedi”, ed è una cosa chiara, in quanto significa che siamo in una situazione ben definita, c’è un individuo, membro di una comunità in grado di, e con l’abitudine di, comunicare, sia con se stesso, sia con altri membri della comunità. Non solo, ma questa comunicazione verte sugli stati di cambiamento, disarmonia, rottura dell’equilibrio, in modo che la comunità ne sia informata e possa eventualmente intervenire, nell’interesse del singolo che ha espresso quell’osservazione, e della società stessa, che si può eventualmente cautelare per tempo a un crescendo della sindrome del freddo ai piedi. Inoltre, quel freddo non è un dato assoluto, ma riferito, nel caso specifico, al rapporto della temperatura percepita fra i piedi e il resto del corpo, con pure un giudizio critico di quale sia la temperatura corretta per quella particolare zona corporea. In altre parole, il freddo ai piedi è un dato talmente relativo e contingente, che con il vero freddo non c’entra per nulla, anche se chi soffre di freddo ai piedi può non essere d’accordo, ma del suo parere non ci possiamo interessare, in quanto chi lo esprime è troppo coinvolto emotivamente.

Ci è chiesto di esprimerci sul freddo in senso assoluto, e siamo alle solite, mica si può parlare di freddo se non si parla anche di caldo, in quanto gli elementi caldo e freddo sono, nell’ambito della Manifestazione Universale, due opposte polarità dell’attività energetica che attiene, appunto, alla Materia Manifestata. Due opposte polarità, lo so benissimo, sono parole che significano poco come parole, qualcosa di più come immagini, perché, per esempio, mica si può dire che Zero e Infinito sono due opposte polarità della Quantità, ma, insomma, le parole sono quelle che sono, hanno i loro limiti, così come la Quantità, così come la Temperatura. E non chiedetemi di definire il concetto di “Limite”, altrimenti non ce la caviamo più! Comunque, se è vero che non si può parlare di freddo senza pensare al caldo, è altrettanto vero che entrambi i concetti rientrano nell’ambito della “Temperatura”. Benone. Abbiamo quindi la temperatura e i suoi limiti. Ci hanno insegnato che verso il caldo non ci sono limiti, che all’interno della Terra il magma è molto caldo, che la superficie del Sole, mamma mia che calda che è, che all’interno del Sole la temperatura è pazzesca, milioni di gradi, anche se nessuno l’ha veramente misurata con il termometro, e che il Sole è una stella piccolina e non particolarmente calda, e che le stelle veramente grandi e calde quelle sì che scottano, specialmente al loro interno, e tanto vale parlare di miliardi di gradi, mentre quando c’è stato quello sconquasso (che poi non ho ancora capito se ne sia valsa la pena), che chiamano Big Bang, circa quattro miliardi e mezzo di anni fa, allora sì che il caldo era qualcosa di notevole. Anche perché, un attimo prima, faceva per davvero freddo.

Lo Zero Assoluto è la temperatura più bassa immaginabile, e corrisponde a 0 K, -273,15 °C, -459,67 °F:

Lo zero assoluto non può essere raggiunto in base a tre leggi fisiche:
·    Il teorema di Nernst, anche chiamato terzo principio di termodinamica, afferma che serve una quantità di energia infinita per raffreddare un corpo fino allo zero assoluto.
·    Principio di indeterminazione di Heinsenberg: energia E e tempo t, o anche impulso P e posizione Q sono variabili canonicamente coniugate.
·    Energia di punto zero.

Pare comunque che, a detta dei fisici, nel nostro Universo Manifestato, anche nelle zone più fredde, la temperatura sia sempre e comunque di un pochino superiore allo Zero Assoluto.

E chi se ne frega, può pensare qualcuno. Ma il fatto è che, se bisogna parlare di un ambito, bisogna saperne qualcosa di più. Così abbiamo capito che, per esempio, se avessimo dovuto parlare del caldo, avremmo avuto molte più possibilità, in quanto non esistono limiti all’aumento ipotetico della temperatura, mentre un limite c’è alla sua diminuzione. E non è cosa da poco, perché, di numeri veramente fissi e invalicabili, in natura pare che ce ne siano veramente pochi, e fra questi possiamo citare, che so, la velocità della luce, la durezza del diamante, lo Zero Assoluto della temperatura che più fredda non si può, e pochissimi altri. Sì, lo so che inciampiamo sempre nei limiti delle parole, che dire Zero Assoluto può sembrare contraddittorio, che zero è zero, e mica ci possono essere tanti zeri, ma, insomma, mica le ho inventate io le parole.

Va beh, se parliamo di freddo, è chiaro che non bisogna mica dirigersi verso il caldo, anche se magari sarebbe preferibile, ma verso il freddo sempre più freddo, fino a raggiungere il limite della freddità, e, perché no, provare a sbirciare un po’ più in là, e vedere cosa c’è... e se c’è qualcosa da vedere. Da vedere, no di sicuro, perché a quelle temperature è tutto bloccato, ma, chi lo sa, magari immaginare, congetturare, ipotizzare. Sicuramente, non misurare.

-273,15 gradi Celsius.

È quel virgola quindici che mi lascia decisamente perplesso. Anzi, è proprio quel virgola quindici che merita un po’ di approfondimento. Quando hanno scoperto quel numero meraviglioso cui hanno dato il bel nome di “Pi Greco”, in modo che tutti si rendessero conto che è vero che si tratta sì di un numero, ma di un numero che trascende gli aspetti quantitativi, in quanto costituito da una illimitata serie di decimali che non finiscono mai, insomma, è stato un bell’esempio di umiltà, perché è stato un po’ come dire amici miei, ci abbiamo tentato, ma la quadratura del cerchio mica siamo riusciti a combinarla, e nemmeno la cerchiatura del quadrato, né la sfericizzazione del cubo, né tanto meno la cubizzazione della sfera. Ora, va bene che i matematici sono più rigorosi dei fisici, che i fisici sono sempre un po’ più pasticcioni e approssimativi, che vanno avanti a tentoni, ma qui si esagera. Accettare quei due decimali come la soglia del Nulla, richiede un atto di fede superiore alle mie capacità. Sarebbe stato sufficiente dire, che so, che il limite risiede nella zona fra meno 273,14 e meno 273,16, che già l’onestà intellettuale dei fisici ne sarebbe uscita meglio, ma questa precisione, questo rigore, questa millantata certezza, no, non mi convince. Non solo, ma scatena un effetto domino catastrofico, per cui anche la velocità della luce, con i suoi trecentomila chilometri tondi tondi al secondo, risulta troppo grossolana. E anche la durezza del diamante! Cosa c’entra il diamante? Beh, una cosa è la Scala di Mohs, una cosa è la realtà sperimentata da chi i diamanti li lavora; anche la durezza del diamante varia; in una direzione è più duro che in un’altra, per cui dire “Durezza Dieci” è un po’ come nascondersi dietro a un dito. Ma torniamo al nostro limite del freddo. La sua misurazione è puramente teorica, perché nessuno strumento è in grado di funzionare a quelle temperature, esattamente come non lo sarebbe all’interno di una grossa stella in esplosione.

Ed è qui il punto. Cosa c’è al di là del freddo? È un po’ come chiedersi cosa c’era prima dell’Inizio, o cosa ci sarà dopo la Fine. Il fatto è che le soglie hanno comunque un loro fascino, e ogni soglia ci riconduce alle due soglie che sempre vorremmo toccare, anche se, ogni volta, ci scottiamo le dita. Parlo dello Zero e dell’Infinito.

Ho alcune tartarughe, in un ampio recinto, in giardino. Se le voglio trovare, basta cercarle vicino alla staccionata. Sono sempre lì, che tentano di scavalcarla.





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 LA FORESTERIA "TIZIANO TERZANI" DI CASCINA MACONDO

IL SALONE "GIBRAN" DI CASCINA MACONDO

GLI SPAZI INTERNI DELLA CASCINA

GLI SPAZI ESTERNI DELLA CASCINA

 

 

Il nome "Macondo" che abbiamo dato alla nostra Cascina nel 1992
proviene dal libro "Cent'anni di solitudine" di Gabriel Garcia Marquez

" Macondo era allora un villaggio di venti case di argilla e di canna selvatica costruito sulla riva di un fiume dalle acque diafane che rovinavano per un letto di pietre levigate, bianche ed enormi come uova preistoriche.  Il mondo era così  recente, che molte cose erano prive di nome, e per citarle bisognava indicarle col dito. Tutti gli anni verso il mese di marzo,  una famiglia di zingari cenciosi piantava la tenda vicino al villaggio, e con grande frastuono di zufoli e tamburi faceva conoscere le nuove invenzioni. Prima portarono la calamita. Uno zingaro corpulento, con barba arruffata e mani di passero, che si presentò col nome di Melquìades, diede una truculenta manifestazione pubblica di quella che egli stesso chiamava l'ottava meraviglia dei savi alchimisti della Macedonia.  Andò di casa in casa trascinando due lingotti metallici, e tutti sbigottirono vedendo che i paioli, le padelle, le molle del focolare e i treppiedi cadevano dal loro posto,   e i legni scricchiolavano per la disperazione dei chiodi e delle viti che cercavano di schiavarsi,  e perfino gli oggetti
perduti da molto tempo comparivano dove pur erano stati lungamente cercati,  e si trascinavano in turbolenta sbrancata dietro ai ferri magici di Melquìades…"

 

Si ringrazia Gabriel Garcia Marquez per aver scritto e regalato agli uomini un così grande libro. A lui la nostra gratitudine e il nostro affetto.
 
 
 
 

 

Ultimo aggiornamento ( Lunedì 01 Agosto 2011 09:46 )
 

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