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Gabriel Dascalitei - estrazioni PDF Stampa E-mail
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Scritto da Tartamella   
Mercoledì 29 Giugno 2011 09:06

 

                                           SMETTERE O CONTINUARE...?


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Affresco romano "Donna con stilo e libro" (detta Saffo)
Pompei, 50 dopo Cristo. (Napoli-Museo Archeologico Nazionale)

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presso la Foresteria “Tiziano Terzani” di Cascina Macondo
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ESTRAZIONI

di Gabriel Dascalitei
Cascina Macondo – Scritturalia, domenica 12 giugno 2011




Chi di voi non ha mai desiderato, almeno una volta nella vita, di vincere un premio alla lotteria?
Quando vivevo in Romania durante il “regime”, c’era un solo modo di tentare la fortuna: mediante la lotteria di stato. Se si indovinavano tre numeri si vinceva un’automobile. Se si indovinavano sei numeri si riceveva un grosso premio in denaro.
Al mio Paese il gioco del lotto era diverso da come è qui in Italia. Non si potevano comprare i biglietti e giocare nelle tabaccherie, bisognava recarsi di persona al palazzo della lotteria.
In tre/quattro ciotole erano contenuti i numeri da 1 a 90, scritti su dischetti di plastica. Si prendeva un biglietto con riportati tutti i numeri, da 1 a 90. Dalle ciotole il giocatore estraeva da sé i dischetti, minimo tre, e poi doveva contrassegnare  i numeri estratti sulla propria scheda.  Infine il biglietto veniva inserito in una apposita macchina, per essere validato. Alla sera, dopo il notiziario delle ore 20, avveniva l’estrazione dei numeri.
Il mio sogno di bambino era di vincere l’automobile.
Ricordo come fosse oggi, anche se sono passati circa 30 anni.
Un giorno, mentre passeggiavo per le vie di Constanza, la città dove abitavo, mi resi conto di trovarmi davanti al palazzo della lotteria. Decisi di entrare per acquistare un biglietto.
Presi la ciotola, mescolai i dischetti ed estrassi il primo numero:  8, poi il secondo:  20;  presi nota sul biglietto dei due numeri; estrassi il terzo: 64, lo presi, lo guardai e dissi: “no, questo è troppo grande” e lo rimisi nella ciotola per sceglierne un altro: 36. Mi andava bene.
Arrivato a casa raccontai a mio padre quello che avevo fatto, era la prima volta che giocavo.
La giornata passò velocemente e io aspettavo con ansia le ore 20.00 per sentire alla radio i risultati dell’estrazione.  Infine arrivò il momento tanto atteso.
Primo numero: OTTO. Corsi da mio padre a dirgli che era uscito il primo numero e io ce l’avevo!
Secondo numero: VENTI. “Papà, papà ho anche il secondo!!!”
“Calma, aspettiamo anche il terzo” disse mio padre.
Il mio cuore batteva forte, forte…
Poi la voce dell’annunciatrice: “il terzo numero estratto è: 64 (SESSANTAQUATTRO)!”
Rimasi senza parole. Mi sentivo come se qualcuno mi stesse stringendo le mani attorno al collo. Il mio volto cambiò espressione.
“Che cos’hai, non ti senti bene?” domandò mio padre “Cosa è successo alla tua faccia, sembra un arcobaleno…”
Dopo circa 5-10 minuti, il tempo di riprendermi, raccontai a mio padre la storia dei numeri che avevo scelto alla sede della lotteria. Restò senza parole anche lui.
Da quel giorno mi dissi che non avrei mai più comprato biglietti della lotteria. Non avrei più sopportato un altro “stress da estrazione”.  
(Mentivo…)




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 LA FORESTERIA "TIZIANO TERZANI" DI CASCINA MACONDO

IL SALONE "GIBRAN" DI CASCINA MACONDO

GLI SPAZI INTERNI DELLA CASCINA

GLI SPAZI ESTERNI DELLA CASCINA

 

 

Il nome "Macondo" che abbiamo dato alla nostra Cascina nel 1992
proviene dal libro "Cent'anni di solitudine" di Gabriel Garcia Marquez

" Macondo era allora un villaggio di venti case di argilla e di canna selvatica costruito sulla riva di un fiume dalle acque diafane che rovinavano per un letto di pietre levigate, bianche ed enormi come uova preistoriche.  Il mondo era così  recente, che molte cose erano prive di nome, e per citarle bisognava indicarle col dito. Tutti gli anni verso il mese di marzo,  una famiglia di zingari cenciosi piantava la tenda vicino al villaggio, e con grande frastuono di zufoli e tamburi faceva conoscere le nuove invenzioni. Prima portarono la calamita. Uno zingaro corpulento, con barba arruffata e mani di passero, che si presentò col nome di Melquìades, diede una truculenta manifestazione pubblica di quella che egli stesso chiamava l'ottava meraviglia dei savi alchimisti della Macedonia.  Andò di casa in casa trascinando due lingotti metallici, e tutti sbigottirono vedendo che i paioli, le padelle, le molle del focolare e i treppiedi cadevano dal loro posto,   e i legni scricchiolavano per la disperazione dei chiodi e delle viti che cercavano di schiavarsi,  e perfino gli oggetti
perduti da molto tempo comparivano dove pur erano stati lungamente cercati,  e si trascinavano in turbolenta sbrancata dietro ai ferri magici di Melquìades…"

 

Si ringrazia Gabriel Garcia Marquez per aver scritto e regalato agli uomini un così grande libro. A lui la nostra gratitudine e il nostro affetto.
 
 
 
 
 
 
Ultimo aggiornamento ( Lunedì 01 Agosto 2011 09:55 )
 

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